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Gli scrittori comunisti - fra cui
specialmente il Bucharin - sono soliti da qualche tempo
attribuire agli anarchici un errore, che invece gli anarchici
hanno sempre confutato ed è stato fino a ieri un errore
esclusivamente dei social-democrati. ci della Seconda
Internazionale: quello di far consistere tutto il contrasto tra
marxismo ed anarchismo nello scopo finale dell'abolizione o meno
dello Stato nella futura società socialista.
I socialisti democratici, che
allora si dicevano " scientifici " come ora i comunisti,
affermavano un tempo la necessità dello Stato in regime
socialista, e pretendevano con ciò d'essere marxisti. Fino a
poco fa sono stati soltanto o quasi gli scrittori anarchici a
rivelare questa falsificazione del marxismo, di cui ora invece
si vorrebbe farli corresponsabili.
Al Congresso operaio e socialista
internazionale di Londra del 1896 - nel quale fu deliberata
l'esclusione degli anarchici (i soli che allora si dicessero
comunisti) dai congressi internazionali perché non accettavano
la conquista del potere come mezzo e come fine - fu proprio
Errico Malatesta. a rammentare che originariamente lo scopo
finale degli anarchici e socialisti era unico, per l’abolizione
dello Stato, e che su ciò i marxisti avevano abbandonato le
teorie di Marx.
Negli scritti di anarchici, è stata
una infinità di volte ripetuta la nota interpretazione anarchica
del socialismo, che Carlo Marx dava nel 1872, nel corso d'una
delle sue più violente polemiche con
Bakounine:
" Tutti i socialisti per anarchia
intendono questo: conseguito che sia Io scopo del movimento
proletario, cioè l'abolizione delle classi, il potere dello
Stato - che serve a mantenere la grande maggioranza produttrice
sotto il giogo d'una minoranza sfruttatrice poco numerosa -
sparisce e le funzioni governative si trasformano in semplici
funzioni amministrative "
Noi non accettiamo questa
concezione marxista dell'anarchia, perché non crediamo alla
morte
naturale o fatale dello Stato, come
conseguenza automatica dell'abolizione delle classi. Lo Stato
non è soltanto un prodotto della divisione di classe; ma è esso
stesso a sua volta un generatore di privilegi, e produce così
nuove divisioni di classi. Marx era in errore nel ritenere che,
abolite le classi, lo Stato dovesse morire di morte naturale,
come per mancanza d'alimenti.Lo Stato non cesserà d'esistere se
non lo si distruggerà di deliberato proposito, allo stesso modo
che non cesserà d’esistere il Capitalismo, se non lo si ucciderà
espropriandolo. Lasciando in piedi uno Stato, esso genererà
intorno a sé una nuova classe dirigente, se pure non avrà
preferito rappacificarsi con l'antica. In sostanza finché lo
Stato esisterà le divisioni di classe non cesseranno e le classi
non saranno mai definitivamente abolite.
Ma qui non è il caso di vedere
quanto vi sia d'illogico nell'idea che Marx si faceva della fine
dello Stato. Sta di fatto che il marxismo concorda con
l'anarchismo nel preconizzare la morte dello Stato col
comunismo.; - solo, secondo il marxismo lo Stato deve morire di
morte naturale, mentre secondo l'anarchismo non potrà morire se
non di morte violenta.
E questo, ripetiamo, gli anarchici
nelle loro polemiche coi social.democratici hanno rilevato dal
1880 ad oggi una infinità di volte.
I comunisti autoritari, mentre
criticano a ragione il concetto social-democratico
(attribuendolo però erroneamente anche agli anarchici) che la
differenza sostanziale fra socialismo e anarchismo sia sul fine
ultimo dell'eliminazione dello Stato, cadono a loro volta in un
errore simile e forse più grave.
Essi, e per essi il Bucharin,
sostengono che la " vera differenza " tra gli anarchici e
comunisti di Stato consista in questo: che " mentre l'ideale dei
comunisti è la produzione accentrata e metodicamente organizzata
in grandi aziende, l'ideale degli anarchici è costituito da
piccole comuni, le quali per la loro struttura non possono
gestire alcuna grande azienda, ma stringono tra loro accordi
mediante una rete di libere contrattazioni " .
Sarebbe interessante sapere in
quale libro, opuscolo o programma anarchico si trova formulato
un simile " ideale ", anzi un consimile pasticcio!
Bisognerebbe sapere per quali
difetti di struttura, ad esempio, un piccolo Comune non potrebbe
gestire una grande azienda, e perché mai questa dovrebbe essere
impedita dal fatto delle libere contrattazioni o scambi, ecc.
Così, quando i comunisti statali immaginano che gli anarchici
sono per urta piccola produzione decentrata. Piccola, perché?
Probabilmente si crede che il
decentramento
Queste ed altre affermazioni, che
riproducono vìrgolate o in corsivo, sono parole testuali del
Bucharin, nel suo opuscolo. Egli del resto ripeto le stesse cose
nello scritto già citato L'ABC del Comunismo ed in un altro Il
programma dei Comunisti, edito dall'Avanti! " nel 1920.
delle funzioni significhi sempre e
ad ogni costo lo spezzettamento della produzione, e che la
produzione in grande, l'esistenza di vaste associazioni di
produttori, sia impossibile senza l'accentramento della loro
gestione in un ufficio unico centrale, secondo un unico piano
direttivo. Questo sì ch'è infantilismo! I comunisti marxisti,
specialmente i russi, sono ipnotizzati a distanza dal miraggio
della grande industria d'Occidente e d'America, e scambiano per
organismo di produzione ciò che esclusivamente un mezzo di
speculazione tipicamente capitalistica, un mezzo per esercitare
lo sfruttamento con più sicurezza; e non s'accorgono che questa
specie d'accentramento, lungi dal giovare alle vere necessità
della produzione, è invece proprio ciò che la limita, la
ostacola e la frena ~ seconda dell'interesse capitalistico.
Quando i comunisti dittatoriali
parlano di " necessità della produzione " non distinguono le
necessità da cui dipende l'ottenere una maggiore quantità e una
migliore qualità di prodotti - unica cosa che interessa dal
punto di vista sociale e comunista - dalle necessità inerenti al
regime borghese, necessità dei capitalisti di guadagnare di più
anche se con ciò si debba produrre di meno. Se il capitalismo
tende all'accentramento delle proprie gestioni, ciò non è
affatto nell'interesse della produzione ma esclusivamente
nell'interesse di guadagnare e accumulare più danaro - il che
non di rado consiglia ai capitalisti di lasciare incolte enormi
distese di terre, di arrestare certe produzioni, e perfino di
distruggere dei prodotti già ultimati! Malgrado tutte queste
considerazioni, la vera questione del contrasto tra comunisti
autoritari e comunisti anarchici non è qui.
Gli anarchici non hanno, sul modo
migliore di gestire materialmente e tecnicamente la produzione,
alcun preconcetto né apriorismo assoluto, e si rimettono a ciò
che l'esperienza, in seno ad una società libera consiglierà ed a
ciò che le circostanze imporranno. L'importante è che, qualunque
sia il tipo di produzione adottato, lo sia per libera volontà
dei produttori medesimi, e non sia possibile la sua imposizione,
né alcuna forma di sfruttamento del lavoro altrui. Date queste
premesse fondamentali la questione del modo d'organizzare la
produzione diventa secondaria.Né gli anarchici escludono a
priori alcuna soluzione pratica; e ammettono vi possano essere
anche varie soluzioni diverse e contemporanee, in seguito
all'esperimentazione delle quali i lavoratori potran trovare con
cognizione di causa la via migliore per produrre sempre meglio e
di più.
Gli anarchici si oppongono
energicamente allo spirito autoritario ed accentratore dei
partiti di governo e di tutte le concezioni politiche statali,
per loro natura centraliste. Quindi essi concepiscono la vita
sociale futura su basi federaliste, dall'individuo alla
corporazione, al comune, alla regione, alla nazione,
all'internazionale, sulla base della solidarietà e del libero
accordo. Ed è naturale che quest'ideale si rifletta anche
sull'organizzazione della produzione, facendo preferire un tipo,
per quanto è possibile, d'organizzazione discentrata; ma non
però come regola assoluta da imporsi in tutti i luoghi e in
tutti i casi. Lo stesso ordinamento libertario, del resto,
renderebbe impossibile l'imposizione d'una soluzione così
unilaterale.
Gli anarchici respingono certamente
l'utopistica idea dei marxisti d'una produzione organizzata
aprioristicamente ed unilateralmente a tipo accentrato, regolata
da un ufficio centrale onniveggente ed infallibile. Ma se non
accettano l'assurda soluzione marxista, non per questo cadono
nell’eccesso opposto, nell'apriorismo unilaterale delle "
piccole comuni che fanno solo una piccola produzione "
attribuitoci dagli scrittori del comunismo " scientifico ". Del
tutto al contrario fin dal 1890 Kropotkine prendeva come punto
di partenza " lo stato attuale delle industrie, dove tutto si
intreccia e si sorregge reciprocamente, dove ogni ramo della
produzione si serve di tutti gli altri "; e portava come esempi
di possibili organizzazioni comuniste anarchiche, con le dovute
modifiche, alcuni dei più vasti organismi nazionali ed
internazionali della produzione e distribuzione, dei servizi
pubblici e della coltura.
Gli autoritari del comunismo,
settari e dommatici per conto proprio, non possono capire che
altri siano diversi da loro; perciò ci attribuiscono i loro
stessi difetti.
Noi crediamo in linea generale,
anche sul terreno economico - benché la nostra ostilità si
rivolga prevalentemente alle sue manifestazioni politiche - che
l'accentramento sia l'indirizzo meno utile, meno consono alle
necessità pratiche della vita sociale. Ma questo non c'impedisce
affatto di riconoscere che vi possono essere determinati rami
della produzione, certi servizi pubblici, alcuni uffici
.amministrativi, di scambio, ecc., in cui anche l'accentramento
di funzioni sia necessario. Nel qual caso nessuno vi si opporrà.
L'importante è per gli anarchici che non vi sia accentramento di
poter, e; vale a dire che sotto il pretesto d'una necessità
pratica, non si giunga a imporre per forza a tutti un metodo
voluto da pochi. Il qual pericolo sarà eliminato, se fin da
principio si abolì ogni autorità governativa, ogni organismo
poliziesco che possa imporsi con la forza e col monopolio della
violenza armata.
All'errore dei neomarxisti
dell'accentramento forzato ed assoluto, noi non opponiamo
affatto il discentramento per forza ed in tutte le cose, che
sarebbe un errore identico in senso opposto. Noi preferiamo un
indirizzo discentratore; ma in ultima istanza, trattandosi di un
problema pratico e tecnico, ce ne rimettiamo alla libera
esperienza, sulla guida della quale si deciderà a seconda dei
casi e delle circostanze nell'interesse comune, per l’aumento
della produzione ed in modo che, né da un sistema né da un
altro, possa mai risultare dominazione o sfruttamento alcuno
dell'uomo sull'uomo.
Non bisogna confondere
l'accentramento polittico della forza statale nelle mani di
pochi, con l'accentramento della produzione.Tanto vero che oggi
la produzione non è affatto accentrata nel governo, anzi è
indipendente da questo e discenrata tra i vari proprietari,
industriali, imprese, aziende anonime, compagnie internazionali,
ecc.
L'essenza dello Stato, secondo gli
anarchici, non consiste dunque (come immaginano i comunisti
autoritari) nell'accentramento meccanico della produzione - che
è una questione diversa, di cui abbiam già parlato sopra - bensì
nell’accentramento del potere, vale a dire soprattutto ne
autorità coercitiva di cui lo Stato ha il monopolio, nella
organizzazione della violenza chiamata " governo"; nel
dispotismo gerarchico, giuridico, poliziesco e militare che
impone a tutti le sue leggi, difende i privilegi della classe
proprietaria e ne crea dei propri. Ma si capisce che se
all'accentramento nel governo, più o meno dittatoriale che sia,
di tutti i poteri militari e politici, si aggiungesse
l'accentramento economico della produzione, vale a dire lo Stato
fosse nel tempo stesso carabiniere e padrone, e l'officina fosse
anche una caserma, allora l'oppressione statale diverrebbe
intollerabile
- e le ragioni di osteggiarla da
parte degli anarchici sarebbero moltiplicate.
Purtroppo, è questo lo sbocco
evidente della via per cui si sono messi i comunisti autoritari.
Né essi stessi lo negano.
Infatti, che cosa voglion fare in
pratica i comunisti? Che cosa han cominciato a fare in Russia?
La dittatura statale e militare più accentrata, oppressiva e
violenta. E con ciò, allo Stato dittatoriale affidano o
intendono affidare insieme la gestione della ricchezza sociale e
della produzione:
il che esagera e rende ipertrofica
l'autorità statale, anche a danno della produzione, ed ha per
conseguenza la costituzione d'una nuova classe o casta
privilegiata al posto dell'antica. Soprattutto a danno della
produzione: non è male insistere su ciò; e l'esperienza russa ha
dimostrato che non abbiamo torto, - poiché se oggi la Russia si
dibatte nelle strette terribili della fame, ciò è certamente a
causa dell'infame blocco del capitalismo occidentale e a causa
della siccità eccezionale del clima; ma vi hanno contribuito per
la loro buona pane gli effetti disorganizzatori
dell’accentramento burocratico, politico e militaresco
dittatoriale.
I comunisti autoritari dicono di
voler giungere anche loro all'abolizione dello Stato: sapevamo
questa loro opinione fin dai tempi di Marx ed Engel. Ma
l'opinione o l'intenzione non basta: bisogna agire in
conseguenza fin dall'inizio. Invece i comunisti dittatoriali con
l'indirizzo che danno al loro movimento e vogliono imprimere
alla rivoluzione, si mettono precisamente per la via opposta a
quella che conduce all'abolizione dello Stato e al comunismo.
Essi vanno direttamente vero lo "
Stato forte e sovrano " di socialdemocratica memoria, e verso
una più arbitraria dominazione di classe, sotto la quale il
proletariato di domani sarà costretto a fare una nuova
rivoluzione. I comunisti che vogliono il comunismo sul serio
meditino su questo fatale errore che mina dalle basi tutto
l'edificio dei partiti comunisti autoritari, invece di perder
tempo a fantasticare sugli errori immaginari degli anarchici. I
quali han tutto il diritto di rispondere alle critiche degli
statolatri del comunismo: Medico, Cura te stesso!
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