-Key Words:

PoliticaCrimini Comunisti, Silvio Berlusconi, Governo, Popolo della Libertà, La Storia, Approfondimenti, Speciali, Forum, News, Quotidiani, Telegiornali, Chat, Redazione;

 

 

Bentornati su ParlaPerTE.com - LEGGI tutti i giornali ogni giorno e gratis, GUARDA tutte le immagini delle gallerie fotografiche, APPROFONDISCI leggendo gli speciali di politica e societa', VISITA l'archivio multimediale di ParlaPerTE.com colmo di materiale audio video, VIVI ParlaPerTE.com scrivendo nel forum, lasciando messaggi nella chat, inviando articoli o semplicemente lasciando il vostro contatto MSN MESSENGER...                    ...BUONA VISIONE!

 

#Anarchia e Comunismo Scientifico

Lo Stato e l'accentramento della produzione;

Torna Indietro

 

Gli scrittori comunisti - fra cui specialmente il Bucharin - sono soliti da qualche tempo attribuire agli anarchici un errore, che invece gli anarchici hanno sempre confutato ed è stato fino a ieri un errore esclusivamente dei social-democrati. ci della Seconda Internazionale: quello di far consistere tutto il contrasto tra marxismo ed anarchismo nello scopo finale dell'abolizione o meno dello Stato nella futura società socialista.

I socialisti democratici, che allora si dicevano " scientifici " come ora i comunisti, affermavano un tempo la necessità dello Stato in regime socialista, e pretendevano con ciò d'essere marxisti. Fino a poco fa sono stati soltanto o quasi gli scrittori anarchici a rivelare questa falsificazione del marxismo, di cui ora invece si vorrebbe farli corresponsabili.

Al Congresso operaio e socialista internazionale di Londra del 1896 - nel quale fu deliberata l'esclusione degli anarchici (i soli che allora si dicessero comunisti) dai congressi internazionali perché non accettavano la conquista del potere come mezzo e come fine - fu proprio Errico Malatesta. a rammentare che originariamente lo scopo finale degli anarchici e socialisti era unico, per l’abolizione dello Stato, e che su ciò i marxisti avevano abbandonato le teorie di Marx.

Negli scritti di anarchici, è stata una infinità di volte ripetuta la nota interpretazione anarchica del socialismo, che Carlo Marx dava nel 1872, nel corso d'una delle sue più violente polemiche con

Bakounine:

" Tutti i socialisti per anarchia intendono questo: conseguito che sia Io scopo del movimento proletario, cioè l'abolizione delle classi, il potere dello Stato - che serve a mantenere la grande maggioranza produttrice sotto il giogo d'una minoranza sfruttatrice poco numerosa - sparisce e le funzioni governative si trasformano in semplici funzioni amministrative "

Noi non accettiamo questa concezione marxista dell'anarchia, perché non crediamo alla morte

naturale o fatale dello Stato, come conseguenza automatica dell'abolizione delle classi. Lo Stato non è soltanto un prodotto della divisione di classe; ma è esso stesso a sua volta un generatore di privilegi, e produce così nuove divisioni di classi. Marx era in errore nel ritenere che, abolite le classi, lo Stato dovesse morire di morte naturale, come per mancanza d'alimenti.Lo Stato non cesserà d'esistere se non lo si distruggerà di deliberato proposito, allo stesso modo che non cesserà d’esistere il Capitalismo, se non lo si ucciderà espropriandolo. Lasciando in piedi uno Stato, esso genererà intorno a sé una nuova classe dirigente, se pure non avrà preferito rappacificarsi con l'antica. In sostanza finché lo Stato esisterà le divisioni di classe non cesseranno e le classi non saranno mai definitivamente abolite.

Ma qui non è il caso di vedere quanto vi sia d'illogico nell'idea che Marx si faceva della fine dello Stato. Sta di fatto che il marxismo concorda con l'anarchismo nel preconizzare la morte dello Stato col comunismo.; - solo, secondo il marxismo lo Stato deve morire di morte naturale, mentre secondo l'anarchismo non potrà morire se non di morte violenta.

E questo, ripetiamo, gli anarchici nelle loro polemiche coi social.democratici hanno rilevato dal 1880 ad oggi una infinità di volte.

I comunisti autoritari, mentre criticano a ragione il concetto social-democratico (attribuendolo però erroneamente anche agli anarchici) che la differenza sostanziale fra socialismo e anarchismo sia sul fine ultimo dell'eliminazione dello Stato, cadono a loro volta in un errore simile e forse più grave.

Essi, e per essi il Bucharin, sostengono che la " vera differenza " tra gli anarchici e comunisti di Stato consista in questo: che " mentre l'ideale dei comunisti è la produzione accentrata e metodicamente organizzata in grandi aziende, l'ideale degli anarchici è costituito da piccole comuni, le quali per la loro struttura non possono gestire alcuna grande azienda, ma stringono tra loro accordi mediante una rete di libere contrattazioni " .

Sarebbe interessante sapere in quale libro, opuscolo o programma anarchico si trova formulato un simile " ideale ", anzi un consimile pasticcio!

Bisognerebbe sapere per quali difetti di struttura, ad esempio, un piccolo Comune non potrebbe gestire una grande azienda, e perché mai questa dovrebbe essere impedita dal fatto delle libere contrattazioni o scambi, ecc. Così, quando i comunisti statali immaginano che gli anarchici sono per urta piccola produzione decentrata. Piccola, perché?

Probabilmente si crede che il decentramento

 

Queste ed altre affermazioni, che riproducono vìrgolate o in corsivo, sono parole testuali del Bucharin, nel suo opuscolo. Egli del resto ripeto le stesse cose nello scritto già citato L'ABC del Comunismo ed in un altro Il programma dei Comunisti, edito dall'Avanti! " nel 1920.

delle funzioni significhi sempre e ad ogni costo lo spezzettamento della produzione, e che la produzione in grande, l'esistenza di vaste associazioni di produttori, sia impossibile senza l'accentramento della loro gestione in un ufficio unico centrale, secondo un unico piano direttivo. Questo sì ch'è infantilismo! I comunisti marxisti, specialmente i russi, sono ipnotizzati a distanza dal miraggio della grande industria d'Occidente e d'America, e scambiano per organismo di produzione ciò che esclusivamente un mezzo di speculazione tipicamente capitalistica, un mezzo per esercitare lo sfruttamento con più sicurezza; e non s'accorgono che questa specie d'accentramento, lungi dal giovare alle vere necessità della produzione, è invece proprio ciò che la limita, la ostacola e la frena ~ seconda dell'interesse capitalistico.

Quando i comunisti dittatoriali parlano di " necessità della produzione " non distinguono le necessità da cui dipende l'ottenere una maggiore quantità e una migliore qualità di prodotti - unica cosa che interessa dal punto di vista sociale e comunista - dalle necessità inerenti al regime borghese, necessità dei capitalisti di guadagnare di più anche se con ciò si debba produrre di meno. Se il capitalismo tende all'accentramento delle proprie gestioni, ciò non è affatto nell'interesse della produzione ma esclusivamente nell'interesse di guadagnare e accumulare più danaro - il che non di rado consiglia ai capitalisti di lasciare incolte enormi distese di terre, di arrestare certe produzioni, e perfino di distruggere dei prodotti già ultimati! Malgrado tutte queste considerazioni, la vera questione del contrasto tra comunisti autoritari e comunisti anarchici non è qui.

Gli anarchici non hanno, sul modo migliore di gestire materialmente e tecnicamente la produzione, alcun preconcetto né apriorismo assoluto, e si rimettono a ciò che l'esperienza, in seno ad una società libera consiglierà ed a ciò che le circostanze imporranno. L'importante è che, qualunque sia il tipo di produzione adottato, lo sia per libera volontà dei produttori medesimi, e non sia possibile la sua imposizione, né alcuna forma di sfruttamento del lavoro altrui. Date queste premesse fondamentali la questione del modo d'organizzare la produzione diventa secondaria.Né gli anarchici escludono a priori alcuna soluzione pratica; e ammettono vi possano essere anche varie soluzioni diverse e contemporanee, in seguito all'esperimentazione delle quali i lavoratori potran trovare con cognizione di causa la via migliore per produrre sempre meglio e di più.

Gli anarchici si oppongono energicamente allo spirito autoritario ed accentratore dei partiti di governo e di tutte le concezioni politiche statali, per loro natura centraliste. Quindi essi concepiscono la vita sociale futura su basi federaliste, dall'individuo alla corporazione, al comune, alla regione, alla nazione, all'internazionale, sulla base della solidarietà e del libero accordo. Ed è naturale che quest'ideale si rifletta anche sull'organizzazione della produzione, facendo preferire un tipo, per quanto è possibile, d'organizzazione discentrata; ma non però come regola assoluta da imporsi in tutti i luoghi e in tutti i casi. Lo stesso ordinamento libertario, del resto, renderebbe impossibile l'imposizione d'una soluzione così unilaterale.

Gli anarchici respingono certamente l'utopistica idea dei marxisti d'una produzione organizzata aprioristicamente ed unilateralmente a tipo accentrato, regolata da un ufficio centrale onniveggente ed infallibile. Ma se non accettano l'assurda soluzione marxista, non per questo cadono nell’eccesso opposto, nell'apriorismo unilaterale delle " piccole comuni che fanno solo una piccola produzione " attribuitoci dagli scrittori del comunismo " scientifico ". Del tutto al contrario fin dal 1890 Kropotkine prendeva come punto di partenza " lo stato attuale delle industrie, dove tutto si intreccia e si sorregge reciprocamente, dove ogni ramo della produzione si serve di tutti gli altri "; e portava come esempi di possibili organizzazioni comuniste anarchiche, con le dovute modifiche, alcuni dei più vasti organismi nazionali ed internazionali della produzione e distribuzione, dei servizi pubblici e della coltura.

Gli autoritari del comunismo, settari e dommatici per conto proprio, non possono capire che altri siano diversi da loro; perciò ci attribuiscono i loro stessi difetti.

Noi crediamo in linea generale, anche sul terreno economico - benché la nostra ostilità si rivolga prevalentemente alle sue manifestazioni politiche - che l'accentramento sia l'indirizzo meno utile, meno consono alle necessità pratiche della vita sociale. Ma questo non c'impedisce affatto di riconoscere che vi possono essere determinati rami della produzione, certi servizi pubblici, alcuni uffici .amministrativi, di scambio, ecc., in cui anche l'accentramento di funzioni sia necessario. Nel qual caso nessuno vi si opporrà. L'importante è per gli anarchici che non vi sia accentramento di poter, e; vale a dire che sotto il pretesto d'una necessità pratica, non si giunga a imporre per forza a tutti un metodo voluto da pochi. Il qual pericolo sarà eliminato, se fin da principio si abolì ogni autorità governativa, ogni organismo poliziesco che possa imporsi con la forza e col monopolio della violenza armata.

All'errore dei neomarxisti dell'accentramento forzato ed assoluto, noi non opponiamo affatto il discentramento per forza ed in tutte le cose, che sarebbe un errore identico in senso opposto. Noi preferiamo un indirizzo discentratore; ma in ultima istanza, trattandosi di un problema pratico e tecnico, ce ne rimettiamo alla libera esperienza, sulla guida della quale si deciderà a seconda dei casi e delle circostanze nell'interesse comune, per l’aumento della produzione ed in modo che, né da un sistema né da un altro, possa mai risultare dominazione o sfruttamento alcuno dell'uomo sull'uomo.

Non bisogna confondere l'accentramento polittico della forza statale nelle mani di pochi, con l'accentramento della produzione.Tanto vero che oggi la produzione non è affatto accentrata nel governo, anzi è indipendente da questo e discenrata tra i vari proprietari, industriali, imprese, aziende anonime, compagnie internazionali, ecc.

L'essenza dello Stato, secondo gli anarchici, non consiste dunque (come immaginano i comunisti autoritari) nell'accentramento meccanico della produzione - che è una questione diversa, di cui abbiam già parlato sopra - bensì nell’accentramento del potere, vale a dire soprattutto ne autorità coercitiva di cui lo Stato ha il monopolio, nella organizzazione della violenza chiamata " governo"; nel dispotismo gerarchico, giuridico, poliziesco e militare che impone a tutti le sue leggi, difende i privilegi della classe proprietaria e ne crea dei propri. Ma si capisce che se all'accentramento nel governo, più o meno dittatoriale che sia, di tutti i poteri militari e politici, si aggiungesse l'accentramento economico della produzione, vale a dire lo Stato fosse nel tempo stesso carabiniere e padrone, e l'officina fosse anche una caserma, allora l'oppressione statale diverrebbe intollerabile

- e le ragioni di osteggiarla da parte degli anarchici sarebbero moltiplicate.

 

Purtroppo, è questo lo sbocco evidente della via per cui si sono messi i comunisti autoritari. Né essi stessi lo negano.

Infatti, che cosa voglion fare in pratica i comunisti? Che cosa han cominciato a fare in Russia? La dittatura statale e militare più accentrata, oppressiva e violenta. E con ciò, allo Stato dittatoriale affidano o intendono affidare insieme la gestione della ricchezza sociale e della produzione:

il che esagera e rende ipertrofica l'autorità statale, anche a danno della produzione, ed ha per conseguenza la costituzione d'una nuova classe o casta privilegiata al posto dell'antica. Soprattutto a danno della produzione: non è male insistere su ciò; e l'esperienza russa ha dimostrato che non abbiamo torto, - poiché se oggi la Russia si dibatte nelle strette terribili della fame, ciò è certamente a causa dell'infame blocco del capitalismo occidentale e a causa della siccità eccezionale del clima; ma vi hanno contribuito per la loro buona pane gli effetti disorganizzatori dell’accentramento burocratico, politico e militaresco dittatoriale.

I comunisti autoritari dicono di voler giungere anche loro all'abolizione dello Stato: sapevamo questa loro opinione fin dai tempi di Marx ed Engel. Ma l'opinione o l'intenzione non basta: bisogna agire in conseguenza fin dall'inizio. Invece i comunisti dittatoriali con l'indirizzo che danno al loro movimento e vogliono imprimere alla rivoluzione, si mettono precisamente per la via opposta a quella che conduce all'abolizione dello Stato e al comunismo.

Essi vanno direttamente vero lo " Stato forte e sovrano " di socialdemocratica memoria, e verso una più arbitraria dominazione di classe, sotto la quale il proletariato di domani sarà costretto a fare una nuova rivoluzione. I comunisti che vogliono il comunismo sul serio meditino su questo fatale errore che mina dalle basi tutto l'edificio dei partiti comunisti autoritari, invece di perder tempo a fantasticare sugli errori immaginari degli anarchici. I quali han tutto il diritto di rispondere alle critiche degli statolatri del comunismo: Medico, Cura te stesso!

 

Torna Indietro

Data Creazione/Modifica: 20-09-09

#Advertising...

 

# ParlaPerTE LIVE!

Forum Articoli dei Lettori
Redazione di ParlaPerTE.com Giornali Italiani e Stranieri

 

# ParlaPerTE UTILITIES!

Contatta la Redazione Aggiungi ParlaPerTE tra i Preferiti
Sia ParlaPerTE la Nuova Home Giornali Italiani e Stranieri

 

# ParlaPerTE CHAT!

 

# ParlaPerTE STATISTIC!