Le strategie dei vescovi: la Cei prepara la correzione di rotta. E Bagnasco riparte dall'autonomia dei cattolici. [M]

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ROMA (6 settembre) - Ha fatto il possibile il cardinale Angelo Bagnasco per evitare, quantomeno per ritardare, le dimissioni di Dino Boffo. Voleva che fosse chiara a tutti la percezione nella Chiesa dell’«inqualificabile attacco». Ma voleva anche prendere tempo. La ferita è così profonda da scuotere un equilibrio che sembrava consolidato nei rapporti con il centrodestra a guida berlusconiana. È vero che lo strappo aveva avuto le sue avvisaglie: dalle critiche per lo stile di vita del premier allo scontro con il governo sulle politiche dell’immigrazione. Tuttavia un nuovo equilibrio non c’è. Va cercato, costruito. Il predecessore di Bagnasco alla guida della Cei, il cardinale Camillo Ruini, aveva impiegato un quindicennio per affermare la «sua» dottrina, dopo la fine dell’unità politica dei cattolici: Berlusconi era diventato via via l’interlocutore-chiave, la maggioranza di centrodestra la garanzia sui temi della bioetica, i cattolici ulivisti una spina nel fianco e un critica costante al laicismo di sinistra.

Ma ieri a Cernobbio lo stesso Ruini, parlando della necessità per l’Italia di una seria politica per la natalità, ha mostrato ai presenti quanto la ferita sia profonda pure per lui: «La Chiesa deve fare la sua parte. Ma molto dipende dai governi e dai politici, che con comportamenti e stili devono aiutare e non ostacolare le politiche per la famiglia». Paola Binetti (che della stagione ruiniana è stata parte attiva) ci mette la mano sul fuoco: è venuta meno una «pietra angolare» nel rapporto di fiducia tra la Cei e Berlusconi. Bagnasco per primo ha spiegato che l’attacco a Boffo è stato una minaccia alla libertà di espressione della Chiesa. Insomma, un colpo inferto all’«autonomia» dei credenti, anch’esso principio «non negoziabile». Il problema però per il presidente della Cei è che l’assenza di una nuova «dottrina» chiara e unificante finisce oggi per accentuare le diversità presenti nella Chiesa, per mettere la Santa Sede contro la Cei, per dare sponde anche improprie alla realpolitik degli interessi concreti e negoziabili della Chiesa, per alimentare uno spaesamento degli stessi vescovi (molti dei quali non hanno gradito la doccia scozzese della linea dura seguita poi dalle dimissioni).

Bagnasco parlerà il 21 settembre al consiglio permanente della Cei. In quella sede farà le sue valutazioni. E indicherà una rotta. Può anche darsi che gli interim di Marco Tarquinio e Stefano De Martis, rispettivamente ad Avvenire e Tv2000, proseguano ancora per un po’. Stavolta saranno più accorti i cardinali Bertone e Bagnasco a mostrarsi uniti nelle nomine. Ma il presidente della Cei sa che per lui l’equazione sarà comunque più difficile. Quando fu eletto, qualcuno lo presentò come la prova della vittoria di Bertone su Ruini. In seguito a Bertone venne persino attribuita la battuta: «Bagnasco è stato il mio più grave errore come segretario di Stato». Mentre ancora dominava la pax berlusconiana, la Santa Sede ingaggiò un duello con la Cei sul primato nei rapporti con il governo italiano. Bagnasco, pur nel suo stile sobrio, non la diede vinta al segretario di Stato (che è stato suo predecessore a Genova).

Ora la pax non c’è più e non è chiaro se e come resiste quella competizione. Bagnasco ha però un punto di partenza nella definizione della nuova dottrina: l’«autonomia» culturale e sociale dei cristiani. In fondo è il testimone che gli ha consegnato Ruini. «Oggi i poteri ingiusti - ha detto Bagnasco nel giorno della festa di San Lorenzo, a cui è dedicata la cattedrale di Genova - vorrebbero imprigionare la libertà del credente. E forse il più subdolo di questi poteri è il dominio della cosiddetta opinione pubblica. Come se ciò che è morale o immorale dipendesse dai numeri». Bagnasco spera di recuperare Ruini nella correzione di rotta: quel Ruini che, da presidente del Comitato per il progetto culturale della Cei, sta preparando l’evento-clou di dicembre, un convegno internazionale sul tema «Dio oggi». L’«autonomia» che ha in mente il vertice della Cei non affida le scelte di partito alle sole coscienze individuali dei credenti. Vuole comunque pesare nel bipolarismo, anche se prende atto che per ora l’ipotesi bipartitica perde quota. Potrebbe cambiare l’interlocutore privilegiato, se l’Udc di Casini diventasse più forte marcando l’identità cattolica. In ogni caso, in casa Cei sempre più di frequente si cita il discorso di Cagliari di Benedetto XVI: «Serve una nuova generazione di politici cattolici, preparati e coerenti».

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Data Creazione/Modifica: 07-09-09