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Riporto qui di
seguito un mio post scritto su un forum che frequento (o frequentavo?)
saltuariamente. Si tratta del Forum Socialista sul sito "Domani Socialista". Al
di là dell'orientamento generale del forum, ascrivibile all'area "Partito
Socialista - Nencini", capita di trovarvi anche persone ed idee interessanti,
motivo per il quale sono intervenuto ed ogni tanto continuo ad intervenire sullo
stesso forum. Ecco il mio post qui di seguito:
Anni sessanta, il boom economico della borghesia. Ovvero sulle ragioni della mia
protratta e protraentesi "latitanza" su questo forum.
Innanzi tutto, ricambio il saluto rivoltomi da Socialista libertario e
approfitto dell'occasione per lanciare un fraterno saluto anche a tutti gli
altri con cui ho avuto l'occasione ed il piacere di parlare. Intendo quindi
spiegare le ragioni della mia - come da titolo - "protratta e protraentesi
latitanza" su questo forum. Innanzi tutto, mi è difficile far ciò senza prima
ricordare chi sono e spiegare le ragioni per cui tempo fa scelsi di iniziare a
scrivere su questo forum. Innanzi tutto, chi sono: sono un socialista libertario
rivoluzionario, e sono tale causalmente e conseguenzialmente agli obiettivi che
auspico e prefiggo per l'umanità, e non viceversa: la
collettivizzazione/socializzazione autogestionaria dei mezzi di produzione.
Questo non come fine in sé, ma come precondizione di una più vasta radicale
trasformazione dell'organizzazione sociale e della vita umana generale in tutti
i campi, tra cui quello ontologico. Lungi dal provare interesse per polemiche
storiche risalenti ai fatti di St.Imiers del 1872, così come da qualsivoglia
atteggiamento settario, ho sempre ricercato trasparentemente il dialogo con
quanti si prefiggano il raggiungimento degli stessi obiettivi da me auspicati,
ed usino mezzi coerenti al raggiungimento dei fini. Così facendo, e non
considerando il socialismo come materia di scontro di esperti schierati dietro
le bandiere di insormontabili ed indiscutibili capostipiti, bensì come un
movimento/processo storico nel suo divenire ed esplicarsi, guardo con interesse
ad esperienze politiche anche diverse tra loro, dagli anarchici malatestiani
alla neonata Rete Luxemburghista Internazionale, da alcune esperienze di
rivisitazione del deleonismo negli Stati Uniti (particolarmente i gruppi People
for a New Society e One Human Family) fino al post-bordighismo di Camatte e
Goldner. Per questo motivo, e qui giungo a parlare del motivo per cui ho scritto
in questo forum, ho ritenuto che fosse importante ricercare un dialogo ed un
confronto con quanti fanno riferimento a determinate correnti del socialismo
italiano ed europeo che auspicano uno sbocco autogestionario della società
tutta. Senza mettere in discussione la buona fede e la sincerità da ambo le
parti del comune obiettivo da me e da voi ricercato, quello di una società
autogestita ed autogestionaria, mi è capitato un progressivo aumento dei dubbi
rispetto all'efficacia ed all'efficienza dei mezzi da voi proposti per
realizzarlo. Vuoi per l'impianto riformatore generale di fiducia in una
riformabilità del sistema attuale, vale a dire il socialismo attraverso riforme
in progressione del capitalismo, vuoi per il risultato pratico applicato di tali
teorie: traducendosi nell'appoggio/sostegno/subalternità a governi Fanfani l'altroieri,
a governi Prodi / Goldman&Sachs ieri, in quarant'anni di piani strategici non mi
pare siate riusciti a spostare di un millimetro i rapporti di forza, anzi...
eventi storici da voi indipendenti hanno fatto fare significativi passi
indietro. Esco perciò rafforzato nella mia idea di partenza e che ho sempre
mantenuto, e che pure non mi ha impedito di discorrere amabilmente con
interlocutori così "eccentrici" ed "originali", che auspicano le mie stesse cose
pur con mezzi radicalmente diversi, che il sistema non si riforma, si abbatte. E
di questo sono sicuro almeno quanto del fatto, pur non avendo io alcuna nozione
di ingegneria, che se si rompe il motore di un'autovettura, l'unica cosa
ragionevole da fare è accostarsi, mettere il triangolo e chiamare il soccorso
stradale, non spingere la macchina in autostrada. E non vedo a cosa possa
portare di tanto interessante alle mie prospettive, lo star dietro a quanto
possano dire Giordano, Ferrero o Bertinotti, né a cosa possa servire la ricerca
di dialogo o lo smodato interesse verso le mosse di tali storici tromboni. Da
tempo oramai, almeno qui in Italia, da socialista libertario rivoluzionario che
auspica l'autogestione dei mezzi di produzione socializzati, ho trovato i miei
principali interlocutori negli anarchici malatestiani, mentre nei socialisti
"ufficiali" non mi sembra di vedere verosimili sbocchi futuri per le mie
(nostre) idee. Specie se in un momento come questo, in cui la crisi economica
potrebbe far aprire un ciclo rivoluzionario, in base alle teorie crolliste da me
sostenute, riproporre soluzioni keynesiane, schumpeteriane o adottarne nuove
geselliane significa solo salvare il capitalismo dalla sua stessa possibile
autodistruzione, ed al massimo portare non all'autogestione, ma ad una nuova
forma di welfare state in cui lo Stato segua oppressivamente l'individuo "dalla
culla alla bara"... potere burocratizzante che si rafforza annidandosi su sé
stesso, come ogni volta succede quando si vuol usare lo Stato a propri fini,
anziché voler da subito andare oltre lo Stato stesso... forse anche tra i
bolscevichi inizialmente qualcuno in buona fede pensava che lo "Stato
proletario" elaborato da Lenin sarebbe dovuto durare un paio di anni, per poi
estinguersi e lasciare il posto ad una mera Amministrazione senza valenza
politica, vale a dire al Socialismo senza Stato. Poi si è visto come invece è
andata a finire.
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