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Vorrei mettere
da parte le ire esplose dopo aver cercato di vederci chiaro riguardo la spinosa
(per alcuni) storia di soprusi chiamata COOP. Il mio non è solo un atto
d’accusa: chi intraprende nel mondo della grande distribuzione non può essere
circuito ogni giorno da un conflitto di interessi gigantesco che coinvolge a
pieno titolo la sinistra italiana.
Il regime capital-comunista delle COOP oggi è un moderno apparato dove si
intrecciano gli interessi, gli affari e l'egemonia politica ben localizzata e
radicata, ed in cui gli stessi uomini hanno ruoli dirigenti nei Ds e nelle COOP,
con fatturati plurimiliardari. Qualcuno di Voi potrebbe chiedersi cosa ci sia di
male dato che Berlusconi era (è?!) un monumento vivente del conflitto
d'interessi. Tosto illustro gli elementi che vi indurranno a giudicare da soli.
Per favorire la piccola iniziativa imprenditoriale, la legge italiana promuoveva
(e lo fa tutt'ora) la cooperazione con agevolazioni di vario tipo (fiscale e
creditizio prima di ogni altra cosa). Mettetevi ad esempio nei panni di tre
piccoli agricoltori che singolarmente non potrebbero permettersi un trattore:
mettendosi in cooperativa lo potrebbero comprare, e la loro società (appunto
cooperativa) avrebbe molte agevolazioni. Il partiti di questa sinistra, PCI
inizialmente, PDS successivamente, DS prima dell'attuale PD ora hanno (inutile
dirlo) interessi molto forti in queste cooperative. Un ulteriore scandalo è che
queste "piccole coop" protette dalla legge, si mettano a razzolare nella grande
finanza, immischiandosi in banche, finanziarie, eccetera. Insomma sono la cosa
più capitalista che esista, nel nome del popolo e contro i padroni.
L'uomo dell' Esselunga Caprotti elenca nel suo incredibile libro ("Falce e
carrello") anni di ritorsioni e soprusi, puntando il dito sulle protezioni di
cui le COOP godono, sui privilegi fiscali e il prestito sociale, una fonte di
finanziamento gigantesca che rappresenta un vero e proprio abuso nei confronti
del cittadino-contribuente. Infatti, nonostante la legge vieti l’esercizio
attivo del credito, di fatto le quello delle COOP non è al 27% (come per i
comuni mortali) bensì al 12.5%. Questa modalità per lo meno peculiare di
finanziamento permette alle COOP di gestire una mole enorme di danaro senza
essere soggette ai controlli delle autorità creditizie. Da questo sistema di
privilegi arrivavano i soldi che sarebbero serviti ad Unipol per comprarsi BNL,
con la benedizione e il supporto telefonico dei vertici DS ("Abbiamo una
banca”). Senza contare i privilegi sopraggiunti dopo le fantomatiche
liberalizzazioni di Bersani (farmaci da banco, pompe di benzina), tese a portar
ulteriore acqua a chi ha i mulini.
Spiego la questione relativa all'intreccio tra politica, economia e società: le
amministrazioni locali in periodo pre-elettorale "accolgono" risorse provenienti
dalle COOP e poi, una volta che le amministrazioni si sono insediate, invertono
la rotta. Geniale, semplice, efficace e fruttuoso.
Ma la cosa che travolge maggiormente i sensi è la grandezza del fenomeno COOP,
distribuita chiaramente dove questo intreccio politico economico è possibile: in
Emilia Romagna le Coop controllano quasi il 70% della grande distribuzione
alimentare , nella provincia di Modena si supera il 70%, mentre in Liguria hanno
il monopolio assoluto degli ipermercati. Ma uscendo dalla distribuzione
alimentare, le cose non cambiano. Si scopre che anche nell’aggiudicazione degli
appalti e nelle assicurazioni, le Coop hanno posizioni dominanti nelle regioni
amministrate ormai da oltre mezzo secolo da giunte di sinistra.
Qualcuno potrebbe dire che magari è un "fenomeno" padano, nel senso riguardante
l'estesa pianura nordica: pensieri confutati dai numeri, dato che in Lombardia
(regione liberale) nessuna catena arriva al 10%, dimostrando come quando c'è
vera libertà è difficile primeggiare con i numeri "bulgari" che ho appena
sciorinato.
Altri numeri, sempre per travolgere anche i più scettici. Vi ricordate l'esempio
dei tre agricoltori e del trattorino da comprare in comunione? Dimenticatelo. L'
impero politico-finanziario-aziendale nato dal legame tra Coop rosse e la
sinistra oggi ha un giro d'affari di 45,7 miliardi di euro l'anno (Legacoop) e
costituisce poco più del 3 per cento del Pil, conta 401 mila dipendenti, 7
milioni e 350 mila soci e 15.200 Coop aderenti. Una vera potenza economica. La
domanda sorge spontanea: quei cattivoni di Mediaset (che pagano le tasse come
qualunque altra azienda e accedono a linee di finanziamento non privilegiate)
quanto fattureranno l'anno? Circa 3 miliardi di euro. Vi ricordate gli occhi
iniettati di sangue di chi additava Silvio Berlusconi e le sue aziende come il
male assoluto (anche per colpa del conflitto d'interessi di cui era afflitto)?
Ecco, ora sovrapponete lo sguardo pacioso di Prodi, o quello altezzoso di
D'Alema o quello bonario di Veltroni
E non mi si venga a parlare del ruolo sociale della cooperazione, rigurgiti
sociologici che non incantano più nessuno. Questi intrecci d'affari, non sono
cooperazione. La cooperazione, quella vera, è tutt’altro. Ha come sua finalità
originaria l'aggregazione dei lavoratori su progetti d'impresa, lontani da
spericolate operazioni finanziarie e speculative, con l’obiettivo di recuperare
il principio dell'etica mutualistica, tipico del riformismo liberale, e mettersi
al servizio dei cittadini, dei consumatori e dei produttori. Insomma, un
bagliore di sussidiarietà ante-litteram.
Questo è il regime, questo è l’abuso di potere, l’intreccio e la cooptazione di
interessi che reggono da decenni le amministrazioni rosse, basate su un’economia
delle clientele che non ha eguali e che nel caso Unipol ha tentato anche di
scalare il potere economico nazionale. Tuttavia è da sottolineare che il virus
di questo regime è sempre più pericoloso e si sta espandendo anche a regioni che
solo più recentemente hanno conosciuto questo genere di approccio, come la
Campania di Bassolino, due volte sindaco di Napoli e rieletto con più del 60%
dei voti presidente della Regione, nonostante la diossina da rifiuti urbani
infesti l’aria e la criminalità sia ormai padrona del territorio.
Non è illegale, attenzione, è immorale. Le COOP rosse, sono una sorta di
multinazionale, hanno un giro di affari enorme, ma godono delle agevolazioni che
in origine sarebbero riservate ai "piccoli" imprenditori. Scalano e conquistano
il mercato, appoggiano e favoriscono una certa politica che a sua volta ne
beneficia.
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