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#Caso Villari: Di Pietro riduce all'impotenza il Partito democratico

Caso Villari: Di Pietro riduce all'impotenza il Partito democratico.

Quello che è avvenuto (e sta avvenendo) è di fronte agli occhi di tutti. Il colpo di mano annunciato da parte della maggioranza si è rivelato l'ennesimo autogol del centrosinistra. L’elezione di Villari (esponente del Pd) alla presidenza della Commissione di vigilanza sulla Rai risolve di fatto uno stallo durato tre mesi. Parallelamente, tuttavia, il fatto che sia stato eletto coi voti del Pdl e due «sì» dell’opposizione acuisce la tensione fra i leaders di maggioranza ed opposizione, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Ciò che appare evidente è l’impotenza e la divisione che smembra un Partito democratico suddiviso al suo interno tra dalemiani e veltroniani, con gli ex margheritini messi all'angolo. E' un'opposizione subalterna ad Antonio Di Pietro e alla sua voglia di fare e di dire, omnidirezionalmente distruttiva e aprioristicamente antiberlusconiana.
La minoranza reagisce in maniera indignata per la scelta del «suo» esponente non fa altro che accentuare questa impressione e il tentativo di farlo dimettere finisce per rafforzarla.
Le accuse di «golpe», di gesto da dittatura sudamericana rivolte a palazzo Chigi, pur tipiche dello strombazzare di queste opposizioni, suonano ancora una volta esagerate.
Il controsinistra (sarebbe meglio dire l'eterna diatriba tra i seguaci di Veltroni e D'Alema) ha mostrato una così palese paralisi decisionale che il centrodestra ha potuto mettere facilmente a segno la sua provocazione, scegliendo il presidente della Commissione Rai nelle file avversarie. Senza contare l’insistenza con cui i dipietristi hanno puntato su Leoluca Orlando, candidato dell'Italia dei Valori: si è giunti addirittura al punto (invero ridicolo) che lo stesso Veltroni, insieme con Casini, si son genuflessi al cospetto di Di Pietro per pregarlo in extremis d'avere una rosa di nomi, senza tuttavia ottenerla. Questo ulteriore evento ha rappresentato un ulteriore vantaggio alla manovra berlusconiana, lasciando il Pd sconfitto e infuriato.

E' dunque partita la caccia ai due «traditori» che votando Villari hanno permesso al Pdl di additare le divisioni della sinistra. Senza contare le pressioni ed i sarcasmi sul neopresidente affinché si dimetta subito e le accuse al premier di «mettere le mani sulla Rai»: evidentemente non si rendono conto dell’effetto che hanno parole del genere mentre a guidare la Commissione va un esponente del Pd, scelto come previsto tra i membri della minoranza presenti in vigilanza. Sembra quasi (mi consento il beneficio del dubbio) il sospetto che il centrosinistra tenda a scaricare sulla Rai i problemi interni. Tanto più che, se pure Villari fosse costretto a gettare la spugna, una soluzione di ricambio mancherebbe.
La trincea orlandiana ormai risulta indifendibile, perché non viene presidiata neppure dall’intera opposizione. Per quanto concerne l’accusa al Pdl di non aver votato il candidato indicato dalla minoranza, mentre quest’ultima ha votato per quello berlusconiano alla Corte costituzionale, l’argomento regge solo in parte: effettivamente il «sì» è passato per la rinuncia del Pdl a sostenere a tutti i costi Gaetano Pecorella (avvocato del premier).

A questo punto voci isolate come quella di Marco Follini accennano all’«alleanza onerosa con Di Pietro». Ma silenziosamente, forse la pensa così una parte non piccola del Pd (osservando anche l'andazzo dei sondaggi, sempre negativi seppur potenzialmente avrebbero potuto dare linfa vitale almeno alla morale di questa accozzaglia di correnti e pensieri che si chiama Partito Democratico).
Berlusconi e la maggioranza che ha attorno si gode lo spettacolo, con l’aria del passante ignaro. Ha dichiarato d'esser «estraneo all’elezione di Villari». La sitiazione appare tragicomica, per questo centrosinistra ridotto alle pezze. E' impensabile obbligare Villari a rinunciare e questa evenienza, che prometterebbe di peggiorare le cose, riportandole al punto di partenza.

La realtà è una, sola ed inequivocabile: tutte queste parole mi piacerebbe fossero estranee ad una RAI che, evitando lottizzazioni partitiche, diventasse esclusivamente servizio pubblico apolitico. Le poltrone ed i giochi di potere dovrebbero passare in secondo piano in un momento come questo, quando le famiglie hanno i problemi che si ritrovano. Vedere un Veltroni indignato perchè è stato scelto il "suo" Villari non fa altro che acuire il distacco tra il suo elettorato ed il Partito Democratico, già con un'evidente emorragia di voti.

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Data Creazione/Modifica: 18-01-09

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