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Nei libri di
storia verrà dipinta in maniera vergognosa la pomposa visita ufficiale di Stato
(Prodi, più ministri, più rappresentati delle Regioni, più un codazzo di
centinaia di persone) avvenuta circa un anno fa. Tutti in ginocchio dal colosso
cinese, a mostrare la fronte corrucciata, col deretano alto. Una vicenda non
degna del paese democratico che diciamo di essere.
Quello che sta
avvenendo in Tibet in questi giorni non è altro che l’ennesima conferma di come
la Cina non riesca ad interfacciarsi con realtà diverse dalla sua se non con
l’uso della forza. Abbiamo tenuti gli occhi chiusi per anni, oggi è necessario
aprirli. Soprattutto chi vincerà le elezioni politiche di primavera non potrà
fare finta di nulla.
La Lega di
Bossi alcuni anni fa arrivò a chiedere l’imposizione di dazi doganali per
arginare l’opprimente espansione (ma sarebbe meglio chiamarla invasione) che i
cinesi hanno attuato di recente, schiacciando di fatto realtà strutturali per la
nostra economia facendo il più delle volte una concorrenza sleale. Ma il
problema non è solo economico. E’ sociale, abbraccia i diritti civili
(praticamente inesistenti), vincola i paesi che hanno relazioni diplomatiche col
colosso cinese e costringe le realtà interne ad adeguarsi. Non potrebbero
altrimenti. Della Cina possiamo parlare della Grande Muraglia, della storia,
delle tradizioni, di quello che vogliamo: è e rimane comunque una dittatura.
I crimini
comunisti perpetrati nel secolo scorso non devono essere dimenticati e le decine
e decine di milioni di morti ammazzati (chi dice 20, chi 45) testimoniano che le
autorità cinesi non sono certamente avvezze a modi gentili. Il concetto di
libertà non esiste e quello che si sta vedendo ultimamente ne è la prova.
Berlusconi la
scorsa primavera parlò di “bambini bolliti” e ovviamente infuriarono le
polemiche con la Cina, che pretese le scuse ufficiali e naturalmente mezza
Italia si inchinò. Nessuno però ha fatto un mea culpa dopo che furono ritrovati
nel nord del Paese i resti delle braccia di bambini bolliti e cucinati con
zenzero. Bambini morti utilizzati, pare, per esperimenti di laboratorio. E poi
cucinati. Vi viene da sorridere? Non posso far altro che continuare questa
carrellata d’orrore.
Chi di voi ha
mai sentito parlare di “laogai” ? In pochi, sicuramente, a meno che non siate
assidui frequentatori di ParlaPerTE.com che ha in passato già affrontato la
questione. I laogai sono come i lager e i gulag. Oggi esistono in Cina 1316
laogai per cinque milioni di cinesi reclusi. I dissidenti o vengono ammazzati o
finiscono lì: ne escono o morti o impazziti dai lavaggi di cervello e dalle
18ore al giorno di lavoro rese più gradevoli da pestaggi, scariche elettriche,
manette ai polsi e alle caviglie, sospensione per le braccia, privazione del
cibo e del sonno. Tra i lavoretti che danno loro da fare vi è la costruzione di
opere pubbliche (pubblicità per il regime) e vari utensili ed ammennicoli
commerciali da vendere ovviamente in occidente a cifre ridicole. Vi ricordate
quello che succedeva agli ebrei nell’Egitto di Mosè? Il paragone è piuttosto
calzante, solo che alla porpora delle sete del faraone oggi dobbiamo sostituire
il rosso delle bandiere.
Come non
parlare della pena di morte? I dati ufficiali elencano 1770 esecuzioni nel 2005
(record mondiale). I dati ufficiosi parlano invece di almeno 10mila. In Cina si
viene condannati a morte per 70 reati, fra cui: avvelenamento di bestiame,
disturbo dell’ordine pubblico, traffico di droga, corruzione, truffa e, per
chiudere in bellezza, evasione fiscale e contrabbando di sigarette.
E ancora.
Qualche settimana fa una donna incinta di due gemelli è stata 'ricoverata' in
ospedale dallo Stato: due erano troppi, bisognava ucciderne uno. La donna dalla
disperazione, si è gettata dalla finestra. In Cina c’è la politica del figlio
unico (possibilmente maschio): e decide lo Stato, cioè, il partito comunista,
quando lo puoi 'programmare'; serve una licenza per procreare. Ormai da decenni
550mila bambine vengono ammazzate ogni anno. Nel Paese ci sono sempre meno
donne; nel giro di qualche anno il 20% dei cinesi maschi rischia di non avere
una compagna al fianco.
Giuliano
Ferrara impallidirebbe. Parlo dell’aborto libero da qualsiasi regolamentazione
restrittiva, anzi! E’ vietato tutto, in Cina, tranne l’aborto; l’aborto si
incoraggia. Si può sempre, fino al nono mese. Centinaia di migliaia di casi si
registrano ogni anno: più volte i bambini, ancora vivi, vengono abbandonati e
lasciati morire per strada, come fossero immondizia. Il problema demografico si
risolve in altre maniere.
Il miracolo
cinese? Sì, sulla pelle di 500milioni di lavoratori. In Cina si continua a
morire di fame. Quei 500 milioni sono i cinesi che vivono con neanche 30 euro al
mese, cioè un decimo di quanto guadagnano per sopravvivere gli operai delle
grandi città come Shangai. In tanti si lasciano andare e si tolgono la vita. Il
suicidio è la prima causa di morte, in Cina, per i giovani tra i 15 e i 35 anni.
Quattordici abitanti su 100mila, in media, si tolgono la vita ogni anno. Un
milione di suicidi all'anno: nel mondo solo Giappone s Sri Lanka hanno una media
peggiore.
Del mercato
nero degli organi diversi film ne hanno parlato. E’ tutto vero, tutto sommerso
da apparente sdegno ma intimamente reale. La Cina fa business, soprattutto
all’estero, con il trapianto degli organi: quasi un miliardo di euro all’anno.
Il 90% almeno arriva dai detenuti ammazzati. Volete sapere il listino prezzi?
Vip propongo questo che ho trovato: il cuore è venduto fra i 100 e i 130mila
euro, il polmone fra i 120 e i 140, il fegato fino a 100mila e un rene circa
50mila. Nel 2005 sono stati venduti 8mila reni, 3700 fegati, 80 cuori. 41.500
interventi sono stati eseguiti negli ultimi 5 anni. Naturalmente i familiari
delle persone a cui sono stati tolti gli organi, neppure sono stati avvisati. Ma
questo è un particolare.
Dio, in Cina, è
il Partito Comunista. Le religioni sono tabù (e quindi perseguitate). Il governo
cerca di addomesticare il cristianesimo (12milioni di cattolici) e ha creato la
Chiesa Patriottica i cui sacerdoti dovrebbero rispondere al Partito e non al
Papa. Ma almeno otto milioni sono i fedeli 'sotterranei', cioè i clandestini,
che rischiano in teoria ogni giorno di essere arrestati. Anche poche ore prima
dell’arrivo di Prodi e compagnia un prete è stato arrestato. I preti sotterranei
devono dire messa di nascosto, spesso cambiano rifugio e letto ogni sera per
evitare guai, vengono ordinati sacerdoti nel pieno della notte e comunque _
nonostante tutti i tentativi per dribblare le censure di stato _ ogni tanto
scompaiono. C’è una lista di 50 uomini di Chiesa di cui non si sa più nulla da
mesi, in alcuni casi anni.
Ma in Cina
tutto è censurato. E’ l’incredibile e capillare organizzazione del Partito
Comunista Cinese a sorprendere, un apparato che tiene in in pugno ( e che
pugno!) quasi un miliardo e mezzo di persone pensanti: libri, giornali, radio e
tivù non possono criticare il governo; si rischia di finire spediti nei laogai.
I giornalisti stranieri che lavorano in Cina devono firmare una carta delle
regole; ogni volta che lasciano Pechino, devono comunicarlo al governo. Censura
selvaggia su Internet: 30mila tecnici controllano, siti per sito, che non ci
siano parole, articoli o altro 'sgraditi'. 1041 parole sospette sono vietate: ad
esempio democrazia corruzione, manifestazione. libertà, sciopero, sesso. Google,
Yahoo e Msn, per lavorare anche in Cina, si sono autocensurati: Wikipedia no, e
infatti a Pechino e dintorni è oscurato. Telefoni (compresi sms) controllati.
E ora?
Dimenticatevi di ogni cosa, tappatevi il naso e prendetevi i pop-corn: le
olimpiadi stanno per iniziare!
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