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#Anarchia e Comunismo Scientifico

La dittatura "provvisoria" dello Stato;

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La vera questione essenziale, la differenza che separa gli autoritari dai libertari del comunismo è quella dell'indirizzo da dare alla rivoluzione, statale secondo gli uni, anarchico secondo gli altri.

É bensì vero che tra il regime capitalistico ed il regime socialista intercorrà un certo periodo di lottate, durante cui il proletariato dovrà lavorare a sradicare i resti della società borghese, e che a questa lotta gli operai rivoluzionari dovranno partecipare in prima linea servendosi della forza dell'organizzazione. Del resto rivoluzionari e proletariato in genere avran bisogno dell'organizzazione non solo per le necessità della lotta ma anche per quelle della produzione e della vita sociale, che non può arrestarsi.

Ma se la lotta e l'organizzazione hanno lo scopo di liberare il proletariato dallo sfruttamento e dal dominio statale, non se ne può affidare la guida, la formazione e la direzione precisamente ad un nuovo Stato, che avrebbe interesse a imprimere alla rivoluzione un indirizzo del tutto contrario.

L'errore dei comunisti autoritari, a tal proposito, è di credere che non sia possibile lottare ed organizzarsi, senza sottomettersi ad un governo; e perciò essi vedono negli anarchici, ostili ad ogni forma di governo anche transitoria, i nemici di ogni organizzazione e di ogni lotta coordinata. Noi sosteniamo, al contrario, non soltanto che l’organizzazione e la lotta rivoluzionaria sono possibili fuori e contro ogni ingerenza governativa, ma che anzi esse sono le vere ed uniche forme efficaci d’organizzazione e di lotta, perché vi partecipano attivamente tutti i membri della collettività invece d'affidarsene passivamente all'autorità dei capi supremi.

 

Ogni organismo governativo è un ostacolo alla reale organizzazione delle grandi masse, delle maggioranze. Quando esiste un governo, di veramente organizzata non v'è che la minoranza che lo compone; e se le masse nonostante si organizzano, ciò avviene contro di lui, fuori di lui, per lo meno indipendentemente da lui.Fossilizzandosi in un governo, la rivoluzione si disorganizzerebbe conte tale, poiché affiderebbe ad esso il monopolio dell'organizzazione e dei mezzi di lotta.

La conseguenza sarebbe che il nuovo governo, insediatosi sulla rivoluzione, getterebbe - durante il periodo più o meno lungo del suo potere " provvisorio " - le basi burocratiche, militari ed economiche d'una nuova organizzazione statale duratura, intorno a cui si creerebbe naturalmente una fitta rete d'interessi e di privilegi; ed in breve volgere di tempo s'avrebbe, non l'abolizione dello Stato, bensì uno Stato più forte e vitale dell’antico, il quale tornerebbe ad avere la funzione sua propria, che Marx gli riconosceva, di " mantenere la grande maggioranza produttrice sotto il giogo d'una minoranza sfruttatrice poco numerosa ".

Ciò dimostra le storia di tutte le rivoluzioni, dalle più antiche alle più recenti; e ciò viene confermato, si può dire sotto i nostri occhi, dallo svolgessi giorno per giorno della rivoluzione russa.

Sulla " provvisorietà " del governo dittatoriale non è il caso di soffermarci troppo. Provvisoria probabilmente sarà la forma più aspra e violenta di autoritarismo; ma appunto in questo periodo violento di compressione e di coazione si getteranno le basi del governo o Stato duraturo del domani.

Inoltre, anche su questa " provvisorietà " della dittatura gli stessi comunisti danno assai poco affidamento. Il Radek ed il Bordiga ci parlavano tempo fa della durata d'una generazione, il che non era poco! Adesso nel suo opuscolo il Bucharin ci avverte che la dittatura dovrà durare finché gli operai non abbiano riportata completa vittoria, e che questa vittoria è possibile " solo quando il proletariato abbia liberato tutto il mondo dalla marmaglia capitalistica ed abbia soffocato dappertutto e completamente la borghesia "

Se questo fosse vero, significherebbe togliere al proletariato russo prima, e a quello d'ogni altra nazione poi, ogni speranza di liberazione, e rimandare questa alle calende greche, perché si comprende bene che, per quanto estesa e radicale possa essere una rivoluzione, prima ch'essa sia riuscita a vincere completamente e in tutto il mondo, non una ma molte generazioni dovran passare.

Per fortuna questo pessimismo antirivoluzionario è del tutto erroneo- un errore, del resto, di pura marca riformista, con cui nel 1919-1920 anche in Italia si cercava ostacolare ogni conato rivoluzionario, " destinato a fallire se la rivoluzione non avveniva in tutte le altre nazioni ". In realtà la rivoluzione è possibile anche in zone relativamente limitate. La limitazione nello spazio porta bensì una limitazione alla sua intensità, ma la classe operaia vi avrà sempre acquistato un grado d'emancipazione e di libertà degno dello sforzo

Nell'ABC del Comunismo di Bucharin e Preobrascewsky si va più in là: Dovranno passare due o tre generazioni educate sotto le nuove condizioni, prima che possano eliminarsi le leggi, le punizioni, la repressione per opera dello Stelo proletario i.

da lei fatto, se non avrà commesso l'errore di castrarsi da sé - vale a dire d'affidarsi nelle mani d'un governo, invece di contare soltanto su se stessa, sulle proprie forze, sulla propria organizzazione autonoma.

Il governo, e ancor più la dittatura, danneggia la rivoluzione non perché è violenta, ma perché la sua violenza è autoritaria, oppressiva, aggressiva, militarizzata, e non più liberatrice, e non soltanto volta a combattere una violenza opposta.

La violenza è rivoluzionaria, quando è adoperata a liberarsi dall'oppressione violenta di chi ci sfrutta e ci domina; appena essa si organizza a sua volta, sulle rovine del vecchio potere, in violenza di governo, in violenza dittatoriale, diventa controrivoluzionaria.

" Ma, ci si dice, occorre vedere contro chi la violenza governativa è adoperata ". Essa comincia, certamente, con l'essere adoperata contro il vecchio potere, contro i rimasugli di questo che tentano la riscossa; contro i potenti stranieri che assaltano il territorio, sia per soffocarvi la rivoluzione, sia per profittare del momentaneo disordine per soddisfare le proprie mire imperialiste. Ma, man mano che il nuovo potere si consolida, gli antichi nemici passano in seconda linea; anzi quello diventa indulgente con questi, cerca contatti e rapporti con le potenze straniere, chiama i generali e gli industriali dell'antico regime a collaborare con sé; ed il pugno di ferro della dittatura si rivolta sempre di più e sempre più forte contro il proletariato stesso nel nome del quale fu costituito e viene esercitato!

 Anche questo vien dimostrato coi fatti dall’attuale regime russo in cui la " dittatura proletaria "si manifesta in realtà (né potrebbe essere diversamente) come la dittatura poliziesca e militare, politica ed economica, dei pochi capi di un partito politico su tutta la grande massa proletaria delle città e dei campi.

La violenza di Stato finisce sempre con l'essere adoperata contro i sudditi, la gran maggioranza dei quali è sempre composta di proletari.

" Ma, ci si obietta, le distinzioni di classe non si cancellano dal mondo con un tratto di penna; la borghesia non scompare, come classe, dopo aver perduto il potere politico, ed il proletariato è sempre proletariato, anche dopo la sua vittoria, dopo assunto alla posizione di classe dominante "

Il proletariato è sempre proletariato?! O che se n e fatto allora della rivoluzione? Ma è proprio qui il massimo dell'errore bolscevico, del nuovo giacobinismo rivoluzionario: nel concepire la rivoluzione, all'inizio, come semplice fatto politico, nel solo scacciare dal potere governativo i borghesi, per iusediarvi i capi del partito comunista, mentre il proletariato resta proletariato, vale a dire nullatenente e costretto a continuare a vendere per

 

Ripeto che le obiezioni comuniste all'anarchismo, che riporto virgolate o in corsivo, sono sempre autentiche di N. Bucharin-

 

salario, a ore o a giornata, le sue braccia per vivere! Se questo avviene, è il fallimento anticipato della rivoluzione!

Certo, le divisioni di classe non si cancellano con tratti di penna, né con i tratti di penna dei teorici, né con quelli degli scombicchieratori di leggi e decreti.

Le divisioni di classe si cancellano soltanto coi fatti, vale a dire con la espropriazione diretta (non governativa) da parte dei proletari della classe privilegiata. E questo è possibile subito, fin dall’inizio, appena l'antico potere è stato rovesciato; ed è possibile, finché un potere nuovo non s e ancora costituito. Se il proletariato tanto aspetta a procedere all'espropriazione, che un nuovo governo sorga e divenga forte, rischia di non riuscirci più e di restare ancora proletariato, vale a dire sfruttato ed oppresso. E più aspetta a praticare l’espropriazione, meno questa gli sarà facile; e se poi si fida del governo, perché sia questo a espropriare la borghesia, rimarrà becco e bastonato! LI nuovo governo potrà anche espropriare in tutto o in parte l'antica classe dominante, ma solo con la conseguenza di costituire una classe dominante nuova, a cui la generalità del proletariato rimarrà assoggettata.

Ciò avverrà, tanto se coloro che costituiscono il governo e la minoranza burocratica, militare e poliziesca che lo sostiene finiscono col diventare i proprietari reali della ricchezza, tanto se la proprietà di tutti viene attribuita esclusivamente allo Stato. Nel primo caso il fallimento della rivoluzione sarebbe evidente. Nel secondo caso, malgrado le illusioni che molti si fanno, le condizioni del proletariato resterebbero sempre quelle di una classe soggetta.

Il capitalismo non cesserebbe d'essere tale se da privato divenisse " capitalismo di Stato "- Lo Stato in tal caso non avrebbe compiuta una espropriazione, bensì una appropriazione. A molti padroni sarebbe succeduto un padrone unico, il governo, il quale sarebbe anche più prepotente, appunto perché, oltre all'essere sterminatamente ricco, avrebbe dalla sua la forza armata con cui piegare al suo volere i proletari. E questi nelle fabbriche e nei campi sarebbero sempre dei salariati, vale a dire degli sfruttati e degli oppressi. Viceversa lo Stato, che non è cosa astratta ma organismo fatto di uomini, sarebbe l'insieme organizzato dei dominatori e padroni di domani, - cui non mancherà modo di cercare una sanzione pel loro dominio in una nuova legalità più o meno a base elettorale o parlamentare.

Ma l'espropriazione, si insiste, bisogna che sia fatta con un certo metodo, organizzata a pro' di tutti; bisogna sapere i mezzi di produzione disponili, le case ed i terreni, ecc. L'espropriazione cioè non può essere fatta da singole persone o da gruppi privati, che la volgerebbero a proprio profitto egoistico, costituendo nuovi proprietari privilegiati. Ci vuole dunque un potere proletario che se ne occupi.

Tutto sarebbe giusto, senza la coda in cui.. c e il veleno! Ma è ben curiosa questa gente, che vorrebbe arrivare.., in teoria all'abolizione dello Stato, ed in pratica non sa concepire la minima funzione della vita che non abbia carattere statale!

Neppure gli anarchici concepiscono l’espropriazione come una specie di " chi piglia, piglia ", lasciato all'arbitrio personale e senza alcun ordine ~. Pur essendo prevedibile all'inizio del disordine, inevitabile, ed altresì che nei centri più arretrati e in certe piaghe di campagne l'espropriazione possa in principio assumere carattere individuale, non è affatto nell'intenzione dei comunisti anarchici d'adottare un simile criterio. Sarà, di fronte a questi casi, interesse di tutti i rivoluzionari di non mettersi troppo in urto con certi strati della popolazione, che più facilmente potranno essere convinti in seguito con la propaganda e con l'esempio della superiorità dell'organizzazione comunista libertaria. Ciò che importa soprattutto è che nessuno, all'indomani della rivoluzione, abbia il potere

o i mezzi economici di sfruttare il lavoro altrui. Ma noi anarchici pensiamo che fin da ora bisogna preparare le masse spiritualmente, con la propaganda Bucrani critica anche l'idea antidiluviana della spartizione, sia pure in pani uguali, della ricchezza. Non ha tono, naturalmente; ma ficcare ciò in una critica generale dell'anarchismo è un vero anacronismo. Ciò che dice Bucharin in proposito lo si ritrova in Lutti gli opuscoletti e giornali di propaganda, che gli anarchici pubblicavano qnarant'anni addietro. propaganda, e materialmente, con l'organizzazione anarchica e proletaria, a disimpegnare subito, durante la rivoluzione e dopo, tutte le funzioni della lotta e della vita sociale e collettiva; ed una delle prime sarà precisamente la funzione espropriatrice. Per sottrarre il compito dell'espropriazione all’arbitrio individuale o di gruppi privati, non c'è affatto bisogno di gendarmi, non c'è affatto bisogno di cadere dalla padella nella brace della tutela statale:

non c'è bisogno del governo.

Il proletariato ha già, località per località, dovunque, ed in stretto rapporto le une con le altre, una quantità di istituzioni proprie, libere, indipendenti dallo Stato: leghe e sindacati, camere di lavoro e cooperative, federazioni, unioni è confederazioni, ecc. Altri organismi collettivi si formeranno, durante la rivoluzione, più in armonia coi bisogni del momento; ed altri ancora, sia pur d’origine borghese ma radicalmente modificati, potranno essere utilizzati, di cui oggi non ci curiamo: consorzi, enti autonomi, ecc. La Russia stessa ci ha dato, almeno nei primi momenti della rivoluzione quando il popolo fruiva ancora della sua libertà d'iniziativa - l'esempio della creazione di questi nuovi istituti socialistici e libertari nei suoi sovieti e nei suoi consigli di fabbrica.

Tutte queste forme d'organizzazione libera del proletariato e della rivoluzione sono state sempre accettate dagli anarchici, checché spropositino coloro che descrivono gli anarchici come contrari agli organismi di masse e li accusano di evitare per " ragioni di principio " di prender pane ad azioni di masse organizzate. Tutto il contrario è la verità. Gli anarchici non vedono alcuna incompatibilità tra l'azione vasta e collettiva delle grandi masse e quella più limitata dei loro liberi gruppi: anzi questa essi cercano d'inquadrare in quella, per ispirarle più che possono il proprio indi. rizzo rivoluzionario. Chè se più volte si trovano a discutere e criticare le organizzazioni proletarie guidate dai loro avversari, gli anarchici non combattono con ciò il fatto in sè dell'organizzazione, ma esclusivamente il loro indirizzo riformista, legalitario, autoritario e collaborazionista, ciò che del resto fanno anche i comunisti autoritari dovunque non sono essi i dirigenti dell'organizzazione proletaria.

Alcuni scrittori comunisti dittatoriali, rimettendo a nuovo la vecchia fandonia social-democratica che gli anarchici voglian solo distruggere e non ricostruire, e che perciò siano avversi all’organizzazione delle masse, ne deducono che l’interessamento degli anarchici pei sovieti, in Russia, sia in contraddizione con le loro idee, un semplice modo di sfruttarli ed anche di disorganizzarli.

Se ciò non è calunnia pura e semplice, è però una prova dell'incapacità di codesti maniaci d'autoritarismo di capire qualunque cosa che non sia la prepotenza statale. Il regime soviettista, per gli autoritari del comunismo, non consiste nel fatto che i sovieti liberi e padroni di sè gestiscano direttamente la produzione, i servizi pubblici, ecc… bensi esclusivamente nel governo che, dicendosi soviet-tista, si è in realtà sovrapposto ai sovieti, ne ha annullata ogni libertà d'azione, ogni spontaneità nella loro formazione, riducendoli a meccanici e passivi ingranaggi, ubbidienti al governo dittatoriale centrale. Il quale, quando vi sia qualche soviet che mostra delle velleità d'indipendenza, lo scioglie senz'altro e ne fabbrica artificialmente un altro di suo gradimento.

 

Tutto ciò vien chiamato " dare base più larga al potere delle organizzazioni proletarie "; e per conseguenza gli anarchici russi che logicamente e giustamente si son sempre opposti a questo vero strozzamento del primitivo movimento soviettista liberamente sorto dalla Rivoluzione (che cioè difendono i sovieti contro i dittatori come li han difesi contro la reazione borghese) diventano -miracoli della dialettica marxista - proprio essi i nemici dei sovieti.Data la loro mentalità, i marxisti non san capire che il cosidetto " potere soviettista " è l'annullamento dei sovieti proletari e popolari, e che perciò gli avversari di quello possono essere - nell'ambito proletario e rivoluzionario, s'intende i migliori amici di questi.

Gli anarchici non hanno dunque affatto quella avversione preconcetta, di principio, al " metodo dell'azione di masse metodica ed organizzata " -che si compiacciono di suppone per comodo polemico e per spirito settario i nostri avversari, - ma soltanto oppongono allo speciale metodo autoritario e dispotico dei comunisti di Stato, il metodo libertario, più suscettibile appunto di interessare e mettere in moto le grandi masse, poiché lascia a queste libertà d'iniziativa e d'azione e le interessa all'azione coordinata fin dal primo momento, dando loro per principale e diretto obiettivo l'espropriazione.

Quest'indirizzo libertario potrà anche non riuscire a sboccare direttamente nell'abolizione dello Stato non perchè sia impossibile, ma per non essere sufficiente il numero di coloro che la vogliono, per esser troppo numeroso ancora il gregge umano che sente bisogno del pastore e del bastone, - ma anche in tal caso avrà reso un grande servizio alla rivoluzione, riuscendo a salvare in essa quanta maggiore libertà è possibile, influendo a che l'eventuale governo sia il meno forte, il meno accentrato, il meno dispotico che le circostanze permettano: vale a dire spremendo dalla rivoluzione il massimo di utilità per il proletariato, il massimo di benessere e di libertà.

Verso l'abolizione del Capitalismo si va espropriando i capitalisti a beneficio di tutti, e non creando un capitalismo peggiore: il capitalismo di Stato.

Verso l'abolizione dello Stato si va combattendolo finché esiste, scalzandolo sempre più, togliendogli più ch'è possibile d'autorità e di prestigio, indebolendolo e spogliandolo di quante funzioni

sociali il popolo lavoratore s e reso capace di compiere da sè per mezzo delle sue organizzazioni rivoluzionarie o di classe, - e non, come pretendono i comunisti autoritari, costituendo sulle rovine dello Stato borghese un altro Stato anche più forte, con maggiori funzioni e maggior potere.

Prendendo quest'ultima via, sono proprio i comunisti autoritari che ostacolano l'organizzazione e l'azione delle grandi masse, che si mettono per la strada diametralmente opposta a quella che conduce al comunismo ed all'abolizione dello Stato. Essi sono nell'assurdo, come nell'assurdo sarebbe chi, volendo incamminarsi da Roma verso Milano, prendesse all'opposto la strada che conduce a Napoli.

 

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Data Creazione/Modifica: 20-09-09

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