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Indice del Fascismo
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«Dopo poche
parole scambiate al telefono, Valerio diventò molto eccitato e,
senza cerimonie, ordinò che ognuno partisse. Il repentino cambio
di atteggiamento di Valerio potrebbe deporre nel senso che la
telefonata da Milano aveva alterato la sua originaria missione.
È solo una ipotesi ma è molto probabile che Valerio avesse
ricevuto, poi, l'ordine di uccidere Mussolini e un certo numero
di gerarchi fascisti catturati a Dongo. D'altro canto è
difficile spiegare la sua precedente acquiescenza ai piani del
Comitato di Como di condurre vivo Mussolini a Milano».
Siamo nel cuore di un racconto sulla fine di Benito Mussolini e
della Repubblica sociale italiana sinora sostanzialmente
inedito, a parte qualche sporadica citazione. Autore di questa
inchiesta lunga cinquecento pagine, scritta quasi in presa
diretta per conto dei servizi segreti statunitensi (Oss, Office
of Strategic Services, antesignano della Cia) è il colonnello
Lada Mocarski, vice presidente della G. Henry Shroder Banking
Corporation a New York, che a partire dal 1941 fu inviato come
agente segreto in Italia, Medio Oriente e Francia. Al momento
della cattura di Mussolini Mocarski si trovava in Svizzera.
Nel giorno di piazzale Loreto (29 aprile 1945) si trasferì nel
Nord Italia, dove cominciò un lavoro di investigazione durato
sei mesi: intervistò l'arcivescovo di Milano Ildefonso Schuster,
che aveva promosso l'incontro del 25 aprile tra Mussolini e i
rappresentanti della Resistenza, il generale Raffaele Cadorna,
comandante del Corpo volontari della libertà, l'azionista Leo
Valiani, il partigiano "Pedro", a capo del gruppo che fermò la
colonna in cui si nascondeva Mussolini travestito da tedesco, il
prefetto di Como e tanti altri testimoni. Gli unici che Mocarski
non riuscì a intervistare furono i quattro direttamente
coinvolti nell'esecuzione il pomeriggio del 28 aprile 1945 a
Giulino di Mezzegra: Giuseppe Frangi, detto "Lino", coinvolto
pochi giorni dopo in un fatale «accidente»; Luigi Canali, detto
"Neri", scomparso misteriosamente; gli altri due, Walter Audisio
("Valerio") e Aldo Lampredi ("Guido") si rifiutarono di
collaborare. Qualcuno potrebbe obiettare che ci troviamo di
fronte all'ennesima versione sulla morte del Duce (se ne contano
sinora almeno 22), invece non è così. Quel documento è
interessante perché non indulge sugli ultimi istanti della vita
di Mussolini e di Claretta Petacci, ma ricostruisce i movimenti
del Duce, un uomo che aveva perso la bussola, incapace di
giudicare con lucidità i consigli che gli venivano dati, e cerca
di capire come si giunse alla decisione dell'esecuzione. Il
rapporto di Mocarski è tanto più interessante perché è stato
ritrovato nel fondo Renzo De Felice dell'Archivio di Stato.
Quelle cinquecento pagine sarebbero servite al maggiore studioso
del fascismo come una delle fonti per il volume conclusivo della
biografia mussoliniana, che purtroppo uscì incompiuto a causa
della prematura scomparsa dello storico, il 25 maggio 1996.
Al testo di Mocarski, recuperato dagli archivi della Yale
University, De Felice fece riferimento nel 1995 in un passaggio
del libro-intervista con Pasquale Chessa, Rosso e Nero (Baldini&Castoldi):
«La vera storia della Repubblica di Salò è, in gran parte,
ancora ignota — sostenne De Felice —, perché è anche la storia
dei servizi segreti che operarono in Italia durante la guerra...
C'erano persino gli svizzeri, oltre agli inglesi, ai tedeschi,
agli americani... Questi ultimi un po' più pasticcioni degli
altri, di gruppi di agenti segreti, intorno a Mussolini, ne
avevano due. Dopo la guerra fu stilata, da uno dei due, una
relazione segreta di 500 pagine, che contiene molte nuove
verità». «Verità» di cui è possibile avere un assaggio nel
prossimo numero di Nuova Storia Contemporanea: la rivista
diretta da Francesco Perfetti, in uscita il 20 febbraio,
pubblica ampi estratti del documento con l'introduzione di
Michaela Sapio, ricercatrice dell'università del Molise che ha
individuato e studiato le carte Mocarski. È lo stesso agente
segreto a indicare «due importanti aspetti» della sua lunga
inchiesta: «Quali fossero i piani di Mussolini nel suo viaggio
verso Como e Menaggio nonché nel suo successivo tentativo di
raggiungere la sponda orientale del lago di Como»; la
«legittimità dell'ordine su cui fu fondata la decisa azione del
Colonnello Valerio culminata con l'esecuzione di Mussolini e dei
suoi ministri ».
Quanto al primo, continua Mocarski, «nessuna prova circa le
intenzioni e i piani di Mussolini è stata raggiunta durante
l'indagine e forse non esisteva alcun piano definito. È infatti
ovvio che i movimenti del Duce fossero il risultato di
improvvisazioni non appena le condizioni di fatto cambiavano».
Sulla «legittimità dell'ordine di esecuzione » l'agente
americano scrive: «Il Clnai decise che Mussolini, se catturato,
avrebbe dovuto essere immediatamente ucciso. Questa decisione
era in qualche modo informale e la stessa seduta in cui fu
deliberata non fu rivestita di alcuna formalità, forse perché
l'eventualità del suo arresto sembrava remota... A giudicare dal
comportamento di Valerio, non appena costui venne a Como sulla
strada per Dongo, sembrerebbe certo che i suoi originari ordini
non includevano... di procedere a una immediata esecuzione. Fu
solo dopo aver ricevuto una telefonata da Milano... che la sua
missione si tramutò in un'esecuzione di morte. La questione
ruota intorno a chi fosse dietro al nuovo ordine di Valerio. È
ragionevole ipotizzare che il generale Cadorna fosse almeno una
delle persone coinvolte». Una ricostruzione che contraddice la
versione ufficiale del generale Cadorna, secondo il quale
"Valerio" era partito con ordini precisi. Per capire
l'importanza del rapporto Mocarski bisogna considerare le
divisioni degli Alleati sulla sorte del Duce: il presidente
Franklin D. Roosevelt era per un processo pubblico, mentre il
britannico Winston Churchill era più favorevole all'eliminazione
immediata, imbarazzato probabilmente dai suoi passati rapporti
con il dittatore.
Dall'Archivio di
Stato - Carte di Renzo De Felice
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