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Indice del Fascismo
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L '
INFAMIA E IL TRADIMENTO
Il 14 maggio 1943 la radio annunciava: "Ogni resistenza è
cessata in Tunisia per ordine del Duce". Questo significava che
l'ultimo lembo d'Africa era stato perduto dalle forze dell'Asse.
Le sorti della guerra volgono al peggio. Ora è il territorio
italiano esposto agli attacchi nemici.
E nella notte fra il 9 e il 10 luglio 1943 scatta l'"Operazione
Husky" : le armate settima americana agli ordini del Gen. Patton
(66000 uomini) e ottava inglese agli ordini del Gen. Montgomery
(100000 uomini) sbarcano nella Sicilia sud-orientale
sopraffacendo le nostre difese.
Il 22 cade Palermo. La Sicilia è ormai perduta. La popolazione,
messa alla fame. La notizia che tutti i siciliani avrebbero
accolto con gioia gli anglo-americani acclamandoli è sicuramente
non vera. Infatti un po' in tutto il sud si ebbe una vera e
propria resistenza fascista.
Alcuni uomini politici fascisti, fra cui Grandi, chiedono la
convocazione del Gran Consiglio del Fascismo. E il Segretario
Nazionale Carlo Scorza, d'accordo con Mussolini, lo convoca per
il 24 luglio alle ore 17.
Dopo la relazione di Mussolini e alcuni interventi, prende la
parola Grandi per illustrare il suo ordine del giorno che
propone, in estrema sintesi, di mettere la situazione nelle mani
del re. Mussolini avverte che l'approvazione di quell' O.d.G.
metterebbe in crisi il regime e propone di rinviare la
discussione, data anche l'ora ormai tarda. Ma Grandi e altri
chiedono di andare avanti. Sono ormai passate le ore 2 del 25
luglio allorchè si passa alla votazione degli O.d.G. Quello di
Grandi viene approvato con 19 sì, 7 no e 1 astenuto .
Farinacci, il 28° membro, vota il proprio O.d.G. Sono le ore
2,40 del 25 luglio 1943.
La mattina del 25 trascorre senza che nulla accada. Mussolini si
reca a Palazzo Venezia come di consueto e sbriga le cose
correnti. Però chiede al re di anticipare alle ore 17 di quello
stesso giorno, domenica, la consueta udienza settimanale del
lunedì.
E alle 17 va dal Re. Non si sa molto del colloquio, nel quale il
re comunica a Mussolini che lo sostituirà con Badoglio. Il
colloquio, però, si conclude con una cordiale stretta di mano.
Certo Mussolini non poteva immaginare che, uscito dalla sala
dell'udienza, avrebbe trovato i carabinieri incaricati di
arrestarlo.
Il re affida l'incarico di formare il nuovo governo al Generale
Pietro Badoglio che annuncia subito che la guerra continua a
fianco dell'alleato germanico e vieta qualsiasi manifestazione.
In realtà egli avvia da subito contatti con gli anglo-americani
per trattare le condizioni di un armistizio. Le trattative
proseguono ma gli alleati anglo-americani vogliono la resa senza
condizioni.
E il 3 settembre 1943 a Cassibile, presso Siracusa, il Gen.
Castellano firma l'armistizio. Lo stesso giorno gli alleati
sbarcano in Calabria e cominciano a risalire la penisola.
Badoglio e il re, che temono le reazioni della Germania, cui
fino all'ultimo si è giurata amicizia e rispetto del patto di
alleanza, vorrebbero ritardare l'annuncio dell'armistizio
(intanto, ad armistizio già firmato, i bombardieri americani
continuano a seminare morte in Italia), ma la radio americana,
alle ore 17,45 dell'8 settembre diffonde la notizia. E due ore
dopo anche Badoglio è costretto a dare l'annuncio. Subito dopo
fugge con il re, la sua famiglia e alcuni generali e il 9 è a
Brindisi, in territorio già occupato dagli ex-nemici.
L'esercito italiano, lasciato senza ordini, si disperde, la
flotta, ancora in piena efficienza, vergognosamente va a Malta a
consegnarsi agli inglesi.
Molti italiani sono indignati e non riescono ad accettare la
resa ignominiosa.
Lo stesso Eisenhower nel suo "Diario di guerra" scrisse: "...la
resa dell'Italia fu uno sporco affare. Tutte le nazioni elencano
nella loro storia guerre vinte e guerre perse, ma l'Italia è la
sola ad aver perduto questa guerra con disonore, salvato solo in
parte dal sacrificio dei combattenti della R.S.I...".
In effetti quando all'armistizio "corto" firmato il 3 settembre
e che constava di soli 12 articoli e contemplava soltanto la
cessazione delle attività militari, seguì l'armistizio "lungo"
firmato da Badoglio a Malta sulla nave "Nelson" il 29 settembre,
ci si rese conto della eccezionale durezza delle condizioni: Il
nuovo testo, composto da 44 minuziosi articoli, stabiliva che al
governo italiano veniva tolta, praticamente, ogni potestà.
Tutto, assolutamente tutto, doveva passare sotto il controllo
degli anglo-americani, che imposero, addirittura, delle
modifiche legislative. In pratica l'Italia del sud perdeva ogni
sovranità. E i tedeschi, che, dopo l'arresto di Mussolini
avevano fatto affluire numerose truppe, catturano e deportano in
Germania molti sbandati. Regna il caos. Modesti tentativi di
resistenza ai tedeschi si hanno a Roma ma cessano subito. |