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#Ventennio Fascista: Conquista dell'Impero

Ventennio fascista: Pagina 52;

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ROMA E L ' ITALIA

L'umile villaggio di pastori sorto sulle rive del Tévere, proprio al centro del Mediterraneo, nella primavera dell'anno 753 avanti Cristo, divenne una grande Città. La sua gente dominò la Penisola, scese al mare e si impose a tre Continenti. Roma tenne il primato del mondo intero per molti secoli. Il periodo piú felice fu certamente quello dell'Impero, durato oltre quattro secoli. Ebbe il suo cùlmine con Traiano che imperò alla fine del primo e al principio del secondo secolo dopo Cristo.
In quel tempo le insegne romane dominavano la Britànnia, la Gàllia, buona parte della Germània, i territori che oggi costituiscono l'Ungheria, la Croàzia e tutto il resto della Penisola balcànica; poi l'Asia minore fino al Càucaso, la Mesopotàmia, la Palestina, l'Africa e l'Ibèria. L'Impero Romano era un grande blocco di vari popoli che Roma, dopo averli domati, aveva cementati tra loro ed associati alla propria fortuna col vigore dell'autorità e la saggezza delle leggi. Nei territori invece in cui i Romani , non penetrarono, la vita continuò primitiva, rozza, per secoli e secoli. Nella decadenza e nelle convulsioni seguite alla caduta di Roma, il popolo italiano conobbe lunghi periodi di schiavitú; ma siccome le antiche virtù non erano spente, con il tempo qua e là riaffiorarono. Dal 1300 al 1500 si ebbe in tutta Italia un periodo di rinascita. Questo splendido periodo si chiamò per l'appunto Rinascimento. Ancora altrì secoli di lotte oscure tra Italiani e stranieri, padroni d'Italia, poi s'iniziò la riscossa definitiva.
Attraverso il periodo tormentato del Risorgímento, dal 1820 al 1866, gli usurpatori stranieri furono cacciatí dalla Penisola e l'Italia, liberata Roma nel 1870, divenne unita e indipendente. Casa Savoia e Cavour, ancora nel periodo di formazione del Regno d'Italia, avevano sempre considerato con ansiosa attenzione il problema dell'espansione coloniale. Il Re e il Ministro, sebbene in quel tempo fossero presi dalla preparazione della seconda Guerra d'Indipendenza, avrebbero certamente condotto l'Italia in Africa. Ma la morte repentina del Cavour (6 giugno 1861) procrastinò l'evento. L'Impresa, doveva essere preparata e condotta a piena vittoria da un altro grande Statista: Benito Mussolini.


L ' ERITREA

Il 5 febbraio 1885 il colonnello Tancredi Saletta sbarcò a Massàua sostituendo la bandiera italiana a quella egizìana. Nel dicembre il generale Genè occupava Saati a 25 km. da Massàua. A Dogali il 26 gennaio 1887, cinquecento nostri soldati, comandati dal colonnello Tommaso De Cristoforis, da Casale Monferrato, si trovavano di fronte a 5000 armati abissini. Dopo una lotta disperata, la morte gloriosa sul posto concluse la eroica giornata. L'Italia allestì una spedìzíone per vendicare i Caduti. Il Negus Giovanni IV morì in combattimento contro i Dervisci, popolo proveniente dal Sudàn egiziano (1889). Il genero Menelik riuscì a farsi nominare Negus Neghestí, che vuol dire Re dei Re. Nello stesso anno l'Italia e l'Etiòpia firmarono il Trattato di Uccialli (villaggio presso Màgdala). Nel Trattato era contemplata anche la occupazione di Chèren e dell'Asmara (2 maggio 1889). Francesco Crispi il 1° gennaio 1890, con decreto reale, dava il nome di Colonia Erìtrea a tutti i territori occupati dall'Italia fra il Mar Rosso e il Sudàn. Menelik, per istigazione di una Potenza europea che ritroveremo contro di noi al tempo della Guerra d'Etiòpia, non volle più riconoscere tale patto che ammetteva il protettorato dell'Italia sull'Abissìnia, e dopo un po' di tempo incominciarono le ostilità. I nostri sconfiggono ripetutamente i Dervisci. Viene occupata Adigràt e successivamente Adua, Macallè, Amba Alagi e tutto il Tigrai. Menelik si mette alla testa di 120 mila armati. Supera la nostra resistenza ad Amba Alagi, affidata al maggiore Pietro Toselli, assedia il forte di Macallè, presidiato dal maggiore Giuseppe Galliano, e scende nella conca di Adua. Il generale Baratieri decide di dare battaglia al nemico, e con 18 mila uomini, il 1° marzo, nella zona di Amba Garima affronta un esercito dieci volte superiore e forte di quarantadue cannoni. Il valore e l'eroismo dei nostri a nulla valsero. Avemmo 6000 morti; da parte abissina quasi 12 mila. Vi trovarono morte gloriosa 268 ufficiali. Parecchi Italiani vennero fatti prigionieri e orrendamente mutilati. Francesco Crispi dovette abbandonare il Governo. Al posto del generale Baratieri venne mandato il generale Antonio Baldissera, ma purtroppo con l'incarico di metter semplicemente ordine, non di vendicare i gloriosi Caduti.

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Data Creazione/Modifica: 27-09-09

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