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ROMA E L ' ITALIA
L'umile villaggio di pastori sorto sulle rive del Tévere,
proprio al centro del Mediterraneo, nella primavera dell'anno
753 avanti Cristo, divenne una grande Città. La sua gente dominò
la Penisola, scese al mare e si impose a tre Continenti. Roma
tenne il primato del mondo intero per molti secoli. Il periodo
piú felice fu certamente quello dell'Impero, durato oltre
quattro secoli. Ebbe il suo cùlmine con Traiano che imperò alla
fine del primo e al principio del secondo secolo dopo Cristo.
In quel tempo le insegne romane dominavano la Britànnia, la
Gàllia, buona parte della Germània, i territori che oggi
costituiscono l'Ungheria, la Croàzia e tutto il resto della
Penisola balcànica; poi l'Asia minore fino al Càucaso, la
Mesopotàmia, la Palestina, l'Africa e l'Ibèria. L'Impero Romano
era un grande blocco di vari popoli che Roma, dopo averli
domati, aveva cementati tra loro ed associati alla propria
fortuna col vigore dell'autorità e la saggezza delle leggi. Nei
territori invece in cui i Romani , non penetrarono, la vita
continuò primitiva, rozza, per secoli e secoli. Nella decadenza
e nelle convulsioni seguite alla caduta di Roma, il popolo
italiano conobbe lunghi periodi di schiavitú; ma siccome le
antiche virtù non erano spente, con il tempo qua e là
riaffiorarono. Dal 1300 al 1500 si ebbe in tutta Italia un
periodo di rinascita. Questo splendido periodo si chiamò per
l'appunto Rinascimento. Ancora altrì secoli di lotte oscure tra
Italiani e stranieri, padroni d'Italia, poi s'iniziò la riscossa
definitiva.
Attraverso il periodo tormentato del Risorgímento, dal 1820 al
1866, gli usurpatori stranieri furono cacciatí dalla Penisola e
l'Italia, liberata Roma nel 1870, divenne unita e indipendente.
Casa Savoia e Cavour, ancora nel periodo di formazione del Regno
d'Italia, avevano sempre considerato con ansiosa attenzione il
problema dell'espansione coloniale. Il Re e il Ministro, sebbene
in quel tempo fossero presi dalla preparazione della seconda
Guerra d'Indipendenza, avrebbero certamente condotto l'Italia in
Africa. Ma la morte repentina del Cavour (6 giugno 1861)
procrastinò l'evento. L'Impresa, doveva essere preparata e
condotta a piena vittoria da un altro grande Statista: Benito
Mussolini.
L ' ERITREA
Il 5 febbraio 1885 il colonnello Tancredi Saletta sbarcò a
Massàua sostituendo la bandiera italiana a quella egizìana. Nel
dicembre il generale Genè occupava Saati a 25 km. da Massàua. A
Dogali il 26 gennaio 1887, cinquecento nostri soldati, comandati
dal colonnello Tommaso De Cristoforis, da Casale Monferrato, si
trovavano di fronte a 5000 armati abissini. Dopo una lotta
disperata, la morte gloriosa sul posto concluse la eroica
giornata. L'Italia allestì una spedìzíone per vendicare i
Caduti. Il Negus Giovanni IV morì in combattimento contro i
Dervisci, popolo proveniente dal Sudàn egiziano (1889). Il
genero Menelik riuscì a farsi nominare Negus Neghestí, che vuol
dire Re dei Re. Nello stesso anno l'Italia e l'Etiòpia firmarono
il Trattato di Uccialli (villaggio presso Màgdala). Nel Trattato
era contemplata anche la occupazione di Chèren e dell'Asmara (2
maggio 1889). Francesco Crispi il 1° gennaio 1890, con decreto
reale, dava il nome di Colonia Erìtrea a tutti i territori
occupati dall'Italia fra il Mar Rosso e il Sudàn. Menelik, per
istigazione di una Potenza europea che ritroveremo contro di noi
al tempo della Guerra d'Etiòpia, non volle più riconoscere tale
patto che ammetteva il protettorato dell'Italia sull'Abissìnia,
e dopo un po' di tempo incominciarono le ostilità. I nostri
sconfiggono ripetutamente i Dervisci. Viene occupata Adigràt e
successivamente Adua, Macallè, Amba Alagi e tutto il Tigrai.
Menelik si mette alla testa di 120 mila armati. Supera la nostra
resistenza ad Amba Alagi, affidata al maggiore Pietro Toselli,
assedia il forte di Macallè, presidiato dal maggiore Giuseppe
Galliano, e scende nella conca di Adua. Il generale Baratieri
decide di dare battaglia al nemico, e con 18 mila uomini, il 1°
marzo, nella zona di Amba Garima affronta un esercito dieci
volte superiore e forte di quarantadue cannoni. Il valore e
l'eroismo dei nostri a nulla valsero. Avemmo 6000 morti; da
parte abissina quasi 12 mila. Vi trovarono morte gloriosa 268
ufficiali. Parecchi Italiani vennero fatti prigionieri e
orrendamente mutilati. Francesco Crispi dovette abbandonare il
Governo. Al posto del generale Baratieri venne mandato il
generale Antonio Baldissera, ma purtroppo con l'incarico di
metter semplicemente ordine, non di vendicare i gloriosi Caduti. |