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#Ventennio Fascista: La Pace Mancata

Ventennio fascista: Pagina 61;

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I FRAGILI EQUILIBRI

In una situazione di perenne tensione e squilibrio tra le potenze europee, l'Italia avrebbe potuto garantirsi un ruolo decisivo facendo spostare il proprio peso ora verso uno ora verso l'altro contendente. L'intenzione era quella di tenere le distanze dai tedeschi ma non troppo per far stare sulla corda i francesi e indurli a un accordo che gli desse mano libera nei Balcani, dove oltre agli accordi commerciali con Austria e Ungheria del 1932, aveva un conto aperto fin dal 1919 con la Jugoslavia.
Inghilterra e Francia avevano i loro imperi coloniali, la Germania poteva trovare sbocchi commerciali negli stati baltici, in Polonia e in Russia. All'Italia non rimaneva che la possibilità di cercare di espandersi nell'area danubiana e in Medio Oriente.

Ma le direttrici espansionistiche della politica estera nazista, invece di guardare principalmente a est, come si augurava Mussolini, presero subito a prendere la direzione sud: obiettivo Austria. Nell'opinione pubblica tedesca era largamente diffusa la concezione che la Germania, con l'annessione dell'Austria, sarebbe stata destinata ad assumere anche l'eredità della monarchia danubiana nell'Europa sudorientale.

Mussolini doveva apparire equidistante dalle democrazie quanto da Hitler. Fin dai primi mesi del 1933 il Duce, in una serie di colloqui coi vari ambasciatori, si dichiarò contrario al corridoio di Danzica, la fascia di terra all'origine della seconda guerra mondiale e che tagliava in due il territorio tedesco per collegare la Polonia al porto di Danzica. Si trattava di una delle tante mostruosità partorite a Versailles.
Decise di muoversi verso un'intesa con Francia e Inghilterra, per paura di iniziative tedesche in Austria. La soluzione del rompicapo sembrò presentarsi sotto forma del progetto di un "Patto a quattro" tra Italia, Germania, Francia e Inghilterra con l'impegno di una revisione dei trattati.
Indirizzando la Germania a est si allentava la pressione tedesca sull'Austria e al tempo stesso si rendeva chiaro a Parigi e Londra che era necessario raggiungere un accordo generale prima che accadesse l'irreparabile. Il "Patto a quattro" venne siglato il 7 giugno 1933 a Roma da Mussolini e dai tre ambasciatori interessati. Quello stesso giorno, davanti al Senato, il Duce definiva il Patto un evento storico e la premessa a dieci anni di pace in Europa.

Ma Hitler non mollava di fronte alla prospettiva dell'Anschluss. Il 25 luglio 1934 i nazisti austriaci tentarono di rovesciare il governo Dollfuss e penetrarono nella Cancelleria uccidendo il capo del governo. Mussolini ordinò di far schierare alla frontiera alcuni reparti di quattro divisioni già di stanza tra il Brennero e Tarvisio.
Nel discorso di Bari del 6 settembre 1934 il Duce si scaglia contro il popolo tedesco: "Noi possiamo guardare con un sovrano disprezzo talune dottrine d'oltralpe, di gente che ignorava la scrittura con la quale tramandare i documenti della propria vita, in un tempo in cui Roma aveva Cesare, Virgilio ed Augusto."
Fallita la politica dell'equidistanza non rimaneva che avvicinarsi sempre più alla Francia. Il 4 gennaio 1935 giunse a Roma il ministro degli Esteri francese Laval, col quale Mussolini raggiunse una serie di accordi, tra i quali anche il tacito "via libera" francese all'impresa etiopica. Ma Londra non gradiva un ingresso in grande stile dell'Italia in una regione strategica quale l'Africa Orientale.

Mussolini organizzò così dall'11 al 14 aprile il "Convegno di Stresa", un vertice tripartito tra Italia, Francia e Inghilterra. Benchè all'ordine del giorno ci fosse solo la questione europea alla luce dell'aggressività nazista, in realtà si sarebbe dovuto parlare anche di Etiopia. Ma quando il Duce provò a provocare una presa di posizione degli inglesi, questi non raccolsero l'invito.
Più la crisi in Africa si incancreniva più la posizione di Roma di fronte a Francia e Gran Bretagna si indeboliva. E più si indeboliva più l'Italia, per non rimanere isolata, sarebbe stata costretta a volgersi verso Berlino. Ecco perché i tedeschi aiutarono l'Etiopia salvo poi, quando l'Italia si trovò nei guai per l'embargo decretato dalla Società delle Nazioni, correrle in aiuto. Nel conflitto italo-etiopico Hitler scorgeva una possibilità di mandare all'aria l'ordine europeo.

Vittorioso in Africa, ai ferri corti con gli inglesi, in freddo sostanziale coi tedeschi, Mussolini cercava ancora un accordo coi francesi. Il progetto di portare Parigi a legarsi all'Italia avrebbe potuto avere successo se non fosse intervenuta la vittoria delle sinistre nelle elezioni politiche francesi del 26 aprile 1936.

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Data Creazione/Modifica: 27-09-09

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