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#Anarchia e Comunismo Scientifico

La fraseologia borghese del comunismo "scientifico";

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Per cura della casa editrice del Partito Comunista d'Italia si è pubblicato testè un opuscoletto di dodici pagine dell'eccellente teorico - come lo presentò la prima volta al pubblico la stampa socialista e comunista - Nicola Bucharin, dal titolo pomposo " Anarchia e Comunismo Scientifico "Vediamo dunque quanta " scienza " v'è dentro.

Il Bucharin non riferisce alcuna idea genuina sull'anarchismo nessuno dei postulati del programma comunista anarchico, quali veramente sono; né si dà la pena di informarsi sulle Idee anarchiche, attingendo alla fonte diretta della loro letteratura storica e teorica. Egli non fa che ripetere degli abusati luoghi comuni, parlando a vanvera così per sentito dire, e giocando di fantasia, sulle questioni dell'anarchismo che meno conosce. Una simile incomprensione della teoria e della tattica dell'anarchia non è possibile trovarla che negli scrittori più superficiali e in malafede della borghesia di trenta o quarant'anni fa.

Si tratta, in sostanza, di uno scritto assai banale e di poca importanza. Ma esso è stato diffuso in Italia sotto l'egida di un partito composto in massima parte di proletari, ed agli operai vien presentato come una confutazione dell'anarchismo.Gli editori italiani presentano l'opuscolo del Bucharin come un lavoro di mirabile chiarezza, che scolpisce in modo lapidario l'inconsistenza e l’assurdità della dottrina anarchica. Valeva perciò la pena di mostrare come nulla v'è di più assurdo, inconsistente e ridicolo dì questa " scienza " del non saper nulla con cui si tenta screditare l'idea dell'anarchia.

Del resto l'opuscolo del Bucharin è stato per noi una occasione dì più per far propaganda delle nostre idee tra i lavoratori, ai quali in modo speciale ci rivolgiamo e dei quali soprattutto ci curiamo; e non certo un tentativo di convincere personalmente l'autore o gli editori dell'opuscolo, con cui perderemmo il ranno ed il sapone

A caratterizzare il vuoto e l'ignoranza, che predomina tra questa gente che da sé stessa si battezza per scientifica - son sempre i più ignoranti che han bisogno di sloggiare titoli accademici legittimi o no - basta la fraseologia di cui ama far pompa.

 

Questa fraseologia assomiglia alle chincaglierie che si mettono addosso i pidocchi rifatti e alle pose che assumono, passando altezzosi tra la gente, come a dite: " Fatevi da parte, ché passiamo noi; e guai a chi osa non far di cappello alla nostra sublimità! ". E quando parlano, guardando dall'alto in basso nella loro incommensurabile pretensione

Non si creda che il Bucharin parli dell'anarchismo e degli anarchici mesi soltanto. Egli nell'opuscolo non fa distinzione alcuna e parla del tutto in generale. De] resto gli anarchici rossi non sono diversi nelle idee e nei programmi da ciò che sono gli anarchici degli altri paesi.

tutti i miseri mortali, non s'accorgono neppure di dire non solo delle asinità ma delle vere e proprie ingiurie da maleducati e da villani a coloro cui si rivolgono.

Sentite, per esempio, come e con quale prosopopea il Bucharin si rivolge agli anarchici, rinfacciando loro la degnazione d'averne discusse le teorie che.. non conosce: " Espressamente non abbiamo polemizzato con gli anarchici, come se fossero delinquenti, criminali, banditi, ecc. ".É la dialettica dei gesuiti, che insegna a lanciare l’ingiuria fingendo di non volerla dire... Mà ciò, per concludere più appresso che dai gruppi anarchici escono gli espropriatori per le proprie tasche, o ladri che dir si voglia, e clic intorno agli anarchici si raccoglie la delinquenza.

Quale impudenza! Nel loro odio per i ribelli, per tutti coloro che per amore di libertà non vogliono piegarsi al loro volere e non vogliono subire le loro imposizioni. nel movimento operaio oggi e nella rivoluzione domani, costoro non hanno ritegno d'abbassarsi a raccogliere, per lanciarlo contro gli anarchici, il peggior fango della calunnia e della diffamazione delle questure e del giornalismo borghese. Par di leggere i libelli polizieschi dei Sernicoli di crispina memoria!E si manda in giro questa roba, questi luoghi comuni dell'ingiuria plateale sotto il nome di " scienza "!

Come discutere su cose simili? Il partito anarchico non pretende certo d'esser costituito di gente superiore agli altri; i suoi uomini hanno naturalmente i difetti comuni ai mortali tutti, e per ciò, come ogni partito, anche il partito anarchico ha le sue deficienze, le sue scorie; e posson sempre esservi degli individui che cercano coprire con la sua bandiera le proprie tendenze morbose ed antisociali. Ma non certo in proporzione maggiore che negli altri partiti; al contrario!Anzi le peggiori forme di delinquenza, frutto dell'egoismo e dell'ambizione, dello spirito d'interesse e di lucro, sono tenute lontane dall'anarchismo, per il fatto che nel suo ambito v'è poco o nulla da guadagnare. re e quasi tutto da perdere.

Credano, gli " scientifici " del comunismo, che noi potremmo agevolmente ritorcere contro loro questo genere d'attacchi, se non credessimo di avvilirci facendolo e se non fossimo persuasi che ciò non servirebbe a nulla! " Coloro che - come dice Bucharin - sfruttano la Rivoluzione per interesse personale " non è tra gli anarchici che possono più facilmente essere rintracciati: sia in Russia che fuori della Russia...

L'anarchia, presentataci dal Bucharin, sarebbe " un prodotto del disfacimento della società capitalistica ", una specie di infezione, che si diffonde prevalentemente tra la fondiglia sociale, tra individui atomizzati, fuori d'ogni classe, che esistono solo per se stessi, che non lavorano, incapaci organicamente di creare un nuovo mondo e valori nuovi: proletari, piccoli borghesi, intellettuali decaduti, contadini impoveriti, ecc.

Quella che Bucharin prende per " anarchia "sarebbe non una ideologia del proletariato, ma un prodotto della dissoluzione ideologica della classe operaia, l'ideologia di una plebe di pezzenti. Altrove la chiama(2) il " Socialismo della Plebe ", del proletariato ozioso e vagabondo. In altro punto del suo opuscoletto antiànarchico il Bucharin la nomina " plebe stracciona ".

Non credano i lettori ad una esagerazione. Quanto sopra ho riportato sono espressioni citate letteralmente, soltanto abbreviate o condensate per ra-gione di spazio: a sufficienza però, per dare un'idea in che cosa Bucharin veda niente meno che il fondamento sociale dell'anarchia.

I lavoratori che ci leggono, anche i più lontani da noi, per quanto poco sappiano d'anarchismo, ne sanno già abbastanza per far giustizia da sé di queste stravaganti scempiaggini. Degli anarchici non ve ne sono soltanto in Russia, per cui agli operai italiani si possan dare ad intendere lucciole per lanterne, come si raccontano ai bimbi le fiabe degli orchi e degli stregoni. I proletari d’Italia, in mezzo a cui gli anarchici sono abbastanza numerosi dovunque, possono essi stessi rispondere per noi che in tutto quanto Bucharin fantastica non c e niente di vero.

2 Vedi L'ABC del Comunismo, di Bacharin e Preobraseewsky. Edit, Avanti!,, Milano, pag. 85.

L'anarchismo, pur non avendo la pretesa d'essere la " dottrina del proletariato " - se mai, esosa preferisce essere una dottrina umana - è di fatto una dottrina seguita quasi esclusivamente da proletari: i borghesi e piccoli borghesi, i cosiddetti intellettuali, professionisti, ecc., vi sono rarissimi e non vi esercitano alcuna influenza predominante. Ve ne sono infinitamente di più ed hanno maggiore predominio in tutti gli altri partiti, che pur diconsi proletari, compreso quello " comunista ". E, in linea generale, i proletari anarchici non costituiscono affatto una categoria speciale migliore o peggiore: lavorano come gli altri operai, appartengono a tutti i mestieri, ve ne sono nella grande e nella piccola industria, negli stabilimenti, nell'artigianato, nei campi; appartengono alle stesse organizzazioni di mestiere che gli altri, ecc., ecc.

Vi sono, naturalmente, degli anarchici anche fra le categorie più disgraziate del proletariato,

- fra quelle che altezzosamente Bucharin sintetizza nella plebe stracciona - ma non è affatto un fenomeno esclusivo dell'anarchia. Se così fosse, se davvero tutti i pezzenti, tutti gli straccioni, tutta la plebe che più soffre dell'oppressione capitalistica venisse a noi, non ci dispiacerebbe affatto-; noi l'accoglieremmo a braccia aperte senza disdegni ingiusti e senza preferenze fuori posto. Ma sta di fatto - a smentire la fantastica catalogazione del Bucharin - che l'anarchia ha in mezzo a queste categorie i suoi seguaci nella stessa proporzione che tra le altre, come ve l'hanno tutti gli altri partiti, non escluso il partito comunista.

Che resta, con ciò, di tutta la fraseologia pseu-doscentifica del Bucharin contro l’anarchismo?

Nulla, se non la rivelazione per così dire incosciente di uno stato d'animo, che dovrebbe far stare in guardia il proletariato, farlo seriamente impensierire sul pericolo che correrà, se per sua disgrazia affiderà a questi dottrinari del comunismo dittatoriale le proprie sorti.

Chi parla con tanto disprezzo della " plebe stracciona ", della " plebe di pezzenti ", della " fondigli ", ecc.? Sono precisamente i piccoli borghesi, vecchi o recenti, venuti dalla borghesia o dal proletariato, che oggi dominano nelle organizzazioni, nei partiti, nel giornalismo operaio, capi di ogni specie, che costituiscono la classe dirigente di domani, minoranza anche essa, che eserciterà sott’altra forma lo sfruttamento e l'oppressione delle grandi masse, circondandosi tutt'al più delle categorie più fortunate del proletariato cittadino, -quelle della grande industria, - con esclusione e a danno di tutte le altre.

Bucharin imprudentemente lo confessa nel suo opuscolo, quando fa del comunismo e della rivoluzione una specie di monopolio della sola pane di proletariato saldata insieme dal meccanismo della grande produzione. " Tutti gli altri strati delle classi povere - prosegue egli - possono diventare agenti della rivoluzione solo in quanto si mettono al seguito del proletariato ".

Allora le " classi povere " che non sono della grande industria, non sarebbero proletariato? Si avvererebbe così la profezia di Bakounine, secondo cui la piccola minoranza degli operai industriali può divenire la sfruttatrice e dominatrice delle grandi masse povere. Anche se ciò non viene esplicitamente enunciato, lo si intuisce dal linguaggio che questi futuri dominatori - anzi in Russia son già i dominatori odierni - adoprano verso le disgraziate classi povere, cui assegnano la passiva missione di metatarsi al seguito della minoranza che vuol salire al potere. Questo linguaggio sprezzante ed altero rivela - ripeto - uno stato d'animo: lo stato d’animo tutto proprio dei padroni, dei dominatori, nei riguardi dei servi e dei sudditi. É lo stesso linguaggio che si adopera tra noi dai parvenus della borghesia e specialmente dalla piccola borghesia, contro il proletariato in blocco " pezzente, straccione, fondiglia, incapace di creare, che non lavora ", ecc.

Leggano i lavoratori italiani l'opuscolo del Bucharin: noi per far valere le nostre ragioni non abbiamo bisogno di fare la congiura del silenzio intorno a quel che scrivono e dicono i nostri avversari, né di contorcere o falsare le loro idee. Abbiamo anzi tutto l'interesse che i proletari confrontino le idee nostre con le idee contrarie. Ma se leggeranno le brevi pagine del Bucharin non sappiamo quale impressione proveranno, al ritrovarvi contro gli anarchici la medesima oltraggiosa fraseologia borghese con cui in Italia vengono oggi vituperati gli operai ed i rivoluzionari tutti, compresi gli stessi comunisti!

Con tutto ciò è proprio il Bucharin che ha il coraggio di dire che gli anarchici si uniscono ai borghesi ed ai partiti collaborazionisti contro il potere del proletariato!

Naturalmente Bucharin si guarda bene dal portare argomenti e fatti, per provare tale affermazione, pura e semplice diffamazione! I fatti, tutta la storia dell'anarchismo da cinquant'anni, l’eroismo di tanti anarchici russi morti dal 1917 in poi con l'arma in pugno per difendere la rivoluzione del loro paese, tutto sta a provare luminosamente il contrario.

Gli anarchici combattono contro ogni potere, contro ogni dittatura, anche se si copre del manato proletario. Ma per ciò non hanno bisogno di unirsi ai borghesi né di fare del collaborazionismo, ne in Russia né altrove.Gli anarchici possono menar vanto di costituire dovunque l'unico partito che - a costo di restare quasi sempre solo - è stato sempre, da che è sorto, irriducibile ed intransigente contro ogni forma di collaborazionismo statale o di classe, non disarmando mai nella sua posizione di nemico di fronte alla borghesia.

Ma noi non abbiamo presa la penna solo per discutere o ribattere delle vuote frasi diffamatorie ed oltraggiose. Nell'opuscolo del Bucharin si tenti di discutere anche alcune idee dell'anarchismo od all'anarchismo attribuite; ed a questo lato, per quanto misero, dedicheremo la maggior parte del nostro breve lavoro di polemica e di propaganda,

- curandoci meno del Bucharin e più degli argomenti qua e là da lui accennati, mantenendo per quanto è possibile la discussione in un campo impersonale e senza più curarci della fraseologia irritante ed antirivoluzionaria in cui il nostro avversario affoga le poche ragioni che adduce.

 

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Data Creazione/Modifica: 20-09-09

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