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Le realtà
partitiche del centrodestra italiano mai come oggi sono così vicine e lontane
allo stesso tempo. Ovviamente il Partito della Libertà lanciato da Silvio
Berlusconi ha lasciato il segno, sia tra gli alleati che tra i detrattori, ma
tutto quello che sta avvenendo attualmente dentro e fuori il parlamento ha
dell’incredibile e merita le parole che or ora, cari lettori di ParlaPerTE.com,
leggerete di seguito.
Prima d’ogni cosa mi trovo ancora una volta a dover sottolineare quanto anche
all’interno della coalizione di centrodestra vi siano diverse spine nel fianco,
definiamole in politichese “divergenze”, che comunque ne minano l’unità per
partito preso. Spesse volte questi soggetti hanno le loro buone ragioni, in
altre non riesco a coglierle.
Parlo dell’Udc di Cesa, che fu di Follini e prima ancora di Casini. Del secondo
ho già sufficientemente parlato in precedenti articoli; Cesa invece si trova ad
occupare la carica che ancora oggi occupa anche grazie all’appoggio degli
elementi filo-folliniani ancora presenti nel partito, fattore questo che fa
intuire la vicinanza ideologica tra lui ed il suo predecessore; Casini, di gran
lunga il leader che ha dato modo agli ex-Dc di ricominciare a svolgere un ruolo
degno di nota dopo lo scandalo di tangentopoli, ha mostrato sempre una
moderazione nei rapporti con gli alleati finalizzata alla collaborazione
piuttosto che alla distruzione di ogni progetto targato Silvio Berlusconi.
C’è da sottolineare una profonda verità: è comprensibile da parte dei centristi
la voglia di svolgere un ruolo da protagonisti e non da gregari
dell’onnipresente Cavaliere. Comprendendo che così facendo non avrebbero potuto
conquistare la poltrona che spetta al leader della coalizione, hanno preferito
(pur sempre rimanendo all’opposizione) inseguire progetti alternativi.
La Cdu di Cesa ha così iniziato ad irretire una quantità di colloqui finalizzati
alla creazione di un grande centro, che io definisco utopico semplicemente
guardandone i numeri. Quali? Ebbene, le mie sono semplici addizioni, ma bastano
per rendere l’idea. La Cdu è attestata circa al 6,5%, Mastella e i suoi sono
all’1,5 e il nuovo movimento dell’Italia di Mezzo di Follini circa allo 0,5%.
Dando per scontato l’appoggio di alcune realtà partitiche prettamente locali,
qualche scheggia di Forza Italia e qualche petalo di Margherita io penso che
difficilmente un partito di centro, privo di qualsiasi appoggio da destra o da
sinistra, possa riuscire a raggiungere o superare il 12%. Basterebbe tuttavia a
determinare una presenza parlamentare, almeno con l’attuale legge elettorale.
Il nodo è questo. La chiave di volta del ponte che Berlusconi sta costruendosi
attorno per vincere le prossime elezioni nasce proprio da questa osservazione.
E’ meglio perdere l’indomabile Udc di Cesa piuttosto che continuare in questa
maniera: questo sistema elettorale premia i grandi partiti e le alleanze. In
altre parole, rimanendo così le cose, il centro rischierebbe di esser cancellato
dall’emiciclo parlamentare. L’Udc prende tempo, comprendendo il difficile
percorso che ha intrapreso, ed intanto spera che il Partito Democratico non
prenda piede (sperando che vi siano altri partiti “medio-piccoli” a remare
contro l’attuale legge elettorale).
La Casa delle Libertà (Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega e Democrazia
Cristiana) deve necessariamente dare delle risposte al Paese. Non basta
augurarsi qualcosa, si deve fare il possibile affinché ciò accada, rendersi
parte attiva, mettersi a disposizione della gente che l’ha votata. A cosa
servono questi bambineschi piagnistei su chi deve fare il “capo”? Le cose
importanti sono ben altre, determinate dalle necessità della gente, della
società, delle imprese che sono il vero motore di quello che vediamo attorno.
Manca un Uomo che faccia da collante totale ed è immaginabile che Silvio
Berlusconi non si presenterà alle elezioni per altri 10 anni. Ora tuttavia
rappresenta l’alternativa migliore e, obbiettivamente, la più seguita tra gli
elettori. Lui è odio ed amore, è critica ed elogio. E’ riuscito a tenere unite
realtà distanti e (quasi) antitetiche come la Lega di Bossi e l’Alleanza
Nazionale di Fini, mirando esclusivamente al fine unico che erano le riforme.
Il logo “Partito della Libertà” oramai è stato registrato, il sasso è stato
gettato. E’ naturale che ora non tutti siano d’accordo, resta tuttavia viva la
necessità di proporre all’elettorato moderato e di destra un progetto unitario
alternativo a quello che con difficoltà vediamo nascere tra le file della
sinistra, un programma moderno ed europeo, dai propositi liberisti e
meritocratici. Il Partito della Libertà è in realtà la spugna che deve
impregnarsi dei concetti che già ora son parte dei partiti di centrodestra.
Nome, leader ed organizzazione: la carta c’è, ci sono però tanti spazi bianchi
da riempire.
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