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ROMA —
«Solidarietà ad Agostino Saccà». In prima pagina. E non è un foglio vicino al
Pdl ma si tratta di Liberazione, un «giornale comunista » come si legge sulla
testata. Il tono è più che ironico, si ride sulla «vita infernale di Saccà» tra
una telefonata di Berlusconi e l'altra, tra una segnalazione per la moglie di
Bordon e una chiamata di Letizia Moratti. Attrici da piazzare nelle fiction. Ma
molto spesso «Agostino, poveraccio, non ottiene nulla». Quasi «un povero
cristo... ».
Che ne dicono nel centrosinistra, per esempio nella commissione di Vigilanza?
Ride Giorgio Merlo, ex Margherita: «La mia concezione politica, culturale e
istituzionale è lontana mille miglia dal giustizialismo girotondino. Mi chiedo:
se avessi telefonato a Saccà per suggerirgli di girare una fiction su Gigi
Meroni, il primo calciatore Beat che rivoluzionò i costumi sportivi nostrani,
sarebbe stato un atto criminale? Non giudico gli altri filoni... ». Concorda
Fabrizio Morri, capogruppo Pd nella commissione: «Ammetto che il 99% della roba
pubblicata appare abbastanza risibile, mi riferisco a tutto il comparto attrici.
Saccà povero cristo? Non è una mammoletta, gestiva un budget da 400 milioni di
euro». Altro capitolo, afferma Morri, riguarda «quelle telefonate che
prefigurano un accordo di palinsesto tra aziende che dovrebbero essere
concorrenti. Lì vedo una lesione di autonomia editoriale nel nome di un
asservimento concordato» La parola a Paolo Gentiloni, ex ministro delle
Comunicazioni: «Le attrici? Di certe fenomenologie del cattivo gusto non farei
alcuna strumentalizzazione di natura politica perché non c'è dubbio che siano
del tutto marginali, anche se sono il sintomo di un degrado. Gravissimo è invece
il coinvolgimento di un membro dell'autorità garante delle Comunicazioni come
Innocenzi ». Gentiloni conclude con una riflessione: «Eccolo, il pericolo di
queste antologie generiche. Che non si distingua la sciocchezza dal dato molto
rilevante».
Molto più severo Vincenzo Vita, Pd ex Ds, che da anni si occupa di
comunicazione: «Lo capisco, esistono reati più gravi di ciò che appare in quelle
intercettazioni. Ma emerge comunque un quadro a tinte squallidissime, una
gelatina orrenda, il contesto di una lottizzazione minore e veramente penosa che
nell'immaginario collettivo deturpa il volto della tv pubblica». Anche Vita
indica nel caso Innocenzi l'aspetto «più inquietante» della vicenda Saccà: «Lì
si apre un problema istituzionale, si tratta di un'autorità prossima a una
magistratura del proprio campo. È la riprova di un sordido intreccio
Rai-Mediaset....». Conclude Giuseppe Giulietti: «Non mi appassiono al destino
dell'ultima attrice da piazzare... è ininfluente. Dico che l'aspetto più grave è
il sistema chiuso, non concorrenziale della tv italiana in cui dieci persone
concludono accordi di cartello. E sono sempre le stesse da anni e anni. L'agenda
Rai è ferma a quarant'anni fa...».
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