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#Italia, paese da guerra fredda fuori tempo limite

Italia, paese da guerra fredda fuori tempo limite

DEd infatti io penso che l'Italia si caratterizzi propriamente a livello storico come "paese bloccato", in cui il quadripartito prima, ed il pentapartito poi, sono riusciti a conservare il potere per oltre quarant'anni da una parte giungendo ad un compromesso consociativo con il PCI, spartendocisi il potere, dall'altra traendo facendo leva sul "pericolo rosso" alle porte.
Volendoci immedesimare nell'ottica conservatrice e filo-occidentale, tanto e solo per artifizio dialettico, è comprensibile (ripeto, da quella prospettiva) che l'Italia sia stato per eccellenza, durante tutto il corso della prima repubblica, il "paese dei misteri" per eccellenza, tra Gladio e Gladio rosse, servizi segreti deviati e non, faccendieri e massoni, stragi di Stato ed altri strani eventi mai fino in fondo chiariti o del tutto ancora immersi nel più oscuro mistero. Da un'ottica conservatrice, tutto ciò potrebbe apparire come giustificabile, per causa di forza maggiore, in una situazione di guerra fredda, per un paese appena al di qua della cortina di ferro, e con il più forte partito comunista dell'occidente, al fine di impedire l' "ondata rossa", nonostante poi al contempo con i comunisti, per chiari motivi di realpolitik e di relazioni internazionali, si trattava sia internamente che esternamente, dando loro una fetta di potere (cooperative, lottizzazioni, accordi per il gas dall'URSS e per le fabbriche FIAT nei paesi dell'Est ed a Togliattigrad).
Oggi lo scenario, a poco meno di vent'anni, appare del tutto mutato ed in continua mutazione, così come il mondo stesso continua a mutare velocemente: i comunisti sono fuori dal parlamento e pressoché ininfluenti nella società, il PD è un partito pienamente non antagonista dell'ordine presente, non c'è più il blocco orientale e la Cina non sembra avere interessi ad estendere i suoi tentacoli sull'Europa (sicuramente, non a livello strettamente politico). Il posto occupato una volta dai sostenitori del "socialismo reale" non sembra affatto essere assunto da altre forze organizzate in grado di mettere in discussione l'ordine esistente (tanto e continuamente si discute sugli anarchici come specie in via d'estinzione).
In questo quadro, anche un conservatore ragionevole, ammetterebbe che non vi siano più le necessità storiche di esercitare così capillari forme di controllo come avveniva nei decenni passati, in quanto non se ne vedrebbe la ragione se la ratio delle stesse era il contrasto al "pericolo rosso". Ed invece al contrario si assiste ad una situazione politica in cui le strutture di sorveglianza e controllo continuano ad essere le stesse e ad essere improntate alle vecchie "esigenze", quasi come se l'intero subsistema "filo-occidentale" sia sì uscito vincitore dallo scontro con il subsistema "real-socialista", ma al contempo sopravvivendo per forza d'inerzia non solo sulle rappresentanze, ma anche sulle rappresentazioni ormai obsolete che giustificavano la sopravvivenza del subsistema stesso (perché le rappresentanze che allora nell'intelligence anticomunista lavoravano, anche oggi "tengono famiglia", e non essendo in grado di riciclarsi e riqualificarsi per quanto riguarda ruoli e competenze, ha tutto l'interesse a fare in modo che anche le passate rappresentazioni figurino attuali così da giustificare e legittimare la continuazione dello svolgimento dei medesimi compiti).
Ma un baraccone-Stato che di conseguenza su rappresentazioni obsolete tenta di continuare a reggersi ed a legittimarsi (basti vedere i fondi destinati dallo Stato italiano alle attività di spionaggio, controllo, sicurezza e sorveglianza, che sono tra i più alti d'Europa, così come tra i più alti in Europa è il tasso di telefoni messi sotto controllo, al ritorno in auge di loschi figuri per qualche tempo pressoché finiti nel dimenticatoio, come Francesco Cossiga - Gladio - e Licio Gelli - Programma 2) probabilmente finisce per perdere esso stesso la sua stessa legittimazione, in quanto non appare più convincente.
Un po' come nel feudalesimo, quando la classe nobiliare, che trovava la legittimazione per il proprio dominio nel fatto che ad essa spettava, in caso di guerra, fornire tra i suoi stessi appartenenti le armate da mandare a massacrarsi; quando i nobili iniziarono a mandare in guerra anziché loro stessi propri "sostituti" cooptati tra i contadini dei propri feudi e regni, la legittimazione per la nobiltà stessa iniziò a scemare, incidendo non tanto secondariamente sulla progressiva delegittimazione che avrebbe infine portato, alla fine di un lungo processo, alla caduta di molte teste nella Francia proclamatasi repubblica.
Ora, senza voler qui dire che si stia di fronte ad un altrettanto radicale cambiamento epocale, quale il passaggio da un sistema di produzione ad un altro, né che i fatti si svilupperanno verosimilmente a ghigliottinate, intendo semplicemente dire che, similmente all'esempio da me fatto, anche questo ceto al potere che per la propria autoconservazione non ha la lungimiranza di utilizzare rappresentanze e rappresentazioni più confacentisi ai tempi, e quindi più convincenti dal punto di vista della propria legittimazione, è destinato ad andare incontro ad una progressiva delegittimazione. Paradossalmente con la scomparsa del suo "antagonista"/compare storico, nell'incapacità di trovare un nuovo soggetto da additare in modo abbastanza convincente quale nuovo "antagonista" e "vitale pericolo", viene meno la ragione storica dell'esistenza dello stesso sistema; un po' come se in una stanza, crollato uno dei due muri portanti, il soffitto precipiti sul muro restante seppellendolo sotto le sue materie.
E tutto ciò in assenza di una seconda lungimiranza: mentre il quadripartito/pentapartito seppe saggiamente ed a proprio vantaggio conservare il suo potere per oltre quarant'anni attraverso una seconda forma di legittimazione, ossia fingendo di presentarsi quale mediatore e regolatore imparziale tra le diverse parti sociali (Capitale e lavoro), l'attuale potere non attua più neanche questa lungimirante finzione da cui avrebbe tutto da guadagnarci: anziché (far finta di) mediare in modo concertativo, Sacconi si schiera armi e bagagli completamente dalla parte della CAI e di Colaninno, e contro i sindacati di base ed autonomi; mai si è visto un così sfrontato e palese attacco al lavoro della pubblica amministrazione come con Brunetta; ogni altro provvedimento viene preso sempre più autoritativamente (spesso per decreti) senza neanche più la finzione di sottoporlo ad un'analisi costruttiva delle parti.
Certo, sicuramente non è chiaro, volendo ragionare in termini "classici", quale possa essere il soggetto che porti il sistema alla sua disintegrazione. Forse che sia una ancora non meglio precisata, ma in via di definizione, specie tra le giovani generazioni, "società civile" non politicizzata secondo gli usuali termini (ossia non "partitizzata" né ideologizzata con i paraocchi per cavalli) che fuori dai tradizionali recinti dei partiti inizi ad autorganizzarsi?
 

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Data Creazione/Modifica: 27-01-09

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