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ROMA - In questi giorni ricorre
l'anniversario dei referendum che, nel 1987, hanno di fatto sancito l'uscita
dell'Italia dal gruppo di paesi produttori di energia nucleare. Ventun anni fa,
attraverso l'abolizione di tre articoli di legge, il popolo italiano sentenziava
il rifiuto alla presenza di centrali nucleari sul territorio nazionale. Il tema,
tuttavia, è rimasto nel dibattito pubblico e, anche recentemente, alcuni
esponenti politici, tra cui il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il
leader dell'Udc Pierferdinando Casini, hanno espresso la volontà di tornare ad
investire nella soluzione nucleare. I dati raccolti da Demos nelle scorse
settimane mostrano un'opinione pubblica piuttosto
aperta verso l'opzione nucleare, per quanto siano da segnalare importanti
distinguo, soprattutto dal punto di vista generazionale e politico.
Nucleare: sì o no? Quanto rilevato nel sondaggio ci mostra una realtà mutata e
interessante. I favorevoli alla costruzione di centrali nucleari in Italia sono
il 47%, mentre a confermare il rifiuto per l'energia prodotta dalla fissione
dell'atomo è il 44%. E' dunque la maggioranza relativa a "ripensare" l'esito del
referendum, anche se non possiamo ignorare il 9% che sceglie di non esprimersi.
Spostando l'ipotetica centrale dalla generica nazione alla provincia di
residenza del rispondente, le opinioni mutano leggermente verso. I contrari alla
costruzione, in questo caso, sono esattamente la metà - il 50% - mentre quanti
si dicono comunque "a favore" sono il 41% - con, ancora, un 9% di incerti.
Giovani contro. Se osserviamo i risultati in base alla classe d'età del
rispondente, vediamo come siano proprio i più giovani, quanti cioè non hanno
preso parte al referendum di oltre vent'anni fa, a esprimere il parere
maggiormente negativo. Infatti il dato si alza tra coloro che hanno tra i 25 e i
34 anni (48%) e nella fascia tra i 35 e i 44 anni (dove tocca il 50%). Se invece
consideriamo quanti non vogliono la centrale nella propria provincia di
residenza, vediamo come siano sempre le generazioni più giovani ad esibire
l'opposizione più netta: tra i 15 e i 44 anni, infatti,
sono oltre il 54% ad esprimersi negativamente, contro una media del 50%.
Nord e Sud. Il nucleare taglia in due anche la penisola. Se il Nord tende ad
essere più favorevole al ritorno al nucleare, il Centro e il Sud mostrano
scetticismo. In particolare, è il Nord Ovest a manifestare maggiore apertura,
sia per la costruzione di centrali in Italia (54%, +7 punti percentuali rispetto
alla media) che nel territorio (46%, +5 punti percentuali). I più scettici sono
invece i cittadini del Centro: il 37% accetterebbe la costruzione di una
centrale nella propria provincia, mentre è il 43% ad auspicarne la costruzione
nella penisola (per entrambi lo scarto rispetto alla media nazionale è negativo
di circa quattro punti).
L'ambiente e la politica. Anche la variabile elettorale offre spunti
interessanti di riflessione e ci aiuta a comprendere come le posizioni
discendano anche - e soprattutto - da ragioni "politiche". La spaccatura tra
destra e sinistra, in altre parole, divide anche tra favorevoli e contrari alla
costruzione di centrali nucleari. Gli elettori di PdL e Lega Nord, ma anche
quelli dell'Udc, si distinguono per il grande favore con cui vedono la
costruzione di centrali, sia in Italia che nella realtà locale. Le aree di
maggiore scetticismo (o di aperta opposizione) si concentrano invece tra gli
elettori del Pd, dell'IdV e, soprattutto, della Sinistra Arcobaleno.
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