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Questo
scorcio di settembre lo stiamo vivendo in maniera diversa, quest’autunno porta
con sè eventi che fino di due anni fa ci saremmo sognati. Quante emozioni sono
intercorse da quel lontano ottobre, quando i miei colleghi e io abbiamo varcato
pieni di punti interrogativi l’ingresso della Scuola Sottufficiali
dell’Esercito. Le emozioni hanno coinvolto le nostre giovani menti, finanche le
nostre voluttà, corrose dalle abitudini talvolta rigide, tipiche dell’istituto
in cui ci trovavamo, in cui or ora sto scrivendo queste righe.
Siamo cresciuti, è inutile negarlo. Le esercitazioni, le lezioni, tutte le
attività che ci hanno riguardato sono state le naturali artefici della
costituzione di quella forma mentis che oggi sentiamo da avere. Siamo sul punto
di diventare Marescialli dell’esercito dell’italiano, comandanti di uomini,
responsabili autori di momenti di cui saremo i ragionevoli garanti.
Oggi guardandomi alle spalle non posso non ricordare ciò che è avvenuto, il
tempo speso con il mio comandante, con i miei colleghi di plotone. La dinamica
degli eventi spesse volte ci ha costretti a sacrifici. Le libere uscite hanno
assunto il loro significato più autentico, momenti in cui ritrovare quella
serenità che le fatiche addestrative hanno talvolta offuscato.
Ma quando pulsa dentro il petto quella voglia di giungere all’obiettivo, quel
senso di dovere e quella determinazione tipica di chi decide di entrare a far
parte nell’esercito di professionisti, è difficile non toccare alla fine con
mano ciò che tanto si è agognato.
Ed è quello che sta avvenendo ora, noi ancora allievi ma già marescialli, noi
foglie ingiallite ma già germogli, noi con gli occhi della mente e dello spirito
rivolti verso un futuro invero luminoso.
Riusciremo ad essere rispettosi custodi degli insegnamenti appresi nel biennio
che sta concludendosi? Molti sono i dubbi che sfiorano la nostra morale plasmata
dalla particolare peculiarità della vita fin qui vissuta. Ma siano questi spunti
di umiltà a farci crescere professionalmente da chi incontreremo a reparto.
È l’esperienza il valore aggiunto che farà di noi donne e uomini compiuti, che
con razionalità ed ingegno riusciremo a conquistare la fiducia e ad essere
altresì d’esempio per chi ci circonda.
Dopo un anno passato a Viterbo, la campagna tattica, il corso di paracadutismo,
i sette mesi di specializzazione ed il tirocinio, sento da aver raggiunto il mio
obiettivo.
Il grado conquistato non è un pezzo di stoffa cucito alla ben in meglio sulle
nostre divise, è ora più che mai il raggiungimento di un sogno.
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