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#La Mia Italia: la Giustizia

La Mia Italia: la Giustizia

La giustizia è da sempre un argomento scottante e il suo irregolare funzionamento ha comportato, in passato come oggi, problemi d’ogni natura. Le leggi sono strumenti e la loro efficacia è in relazione diretta con l’energia e la tenacia di coloro che li impugnano. Questo è il motivo per cui è grande l’importanza d’una giustizia che funzioni e che dia alla gente con decisione messaggi chiari .

Il fatto che le toghe italiane sono sen lontane dall’essere superpartes è il primo motivo per cui si crede sempre meno nella giustizia. Giudici e magistrati politicizzati ci portano a pensare che sia necessaria una netta divisione tra politica e giustizia, evitando di vedere così anche in futuro patetiche strumentalizzazioni. La giustizia deve svolgere il suo ruolo senza essere “giustizialista”’ senza compiere attacchi politici, senza infondere odio. Sto esagerando? Sono i fatti che mi danno ragione e i riferimenti al recente passato che si potrebbero fare sono innumerevoli. Il tribunale di Milano ha in tre anni decapitato il gruppo dirigente di tutti i partiti che, durante la “Prima Repubblica”, hanno governato il nostro paese. Ad essere colpiti sono stati per la stragrande maggioranza dei casi socialisti e democristiani. La domanda sorge spontanea: comunisti ed ex-comunisti sono rimasti puri e casti oppure hanno anche loro fatto della corruzione una bandiera? In realtà di vicende che li riguardano ce ne sono state a bizzeffe, tuttavia o sono passate sotto silenzio o l’atteggiamento operato nei loro confronti è stato molto meno battagliero ( vedi il caso delle “COOP rosse”). E ancora. Da quando Silvio Berlusconi è sceso in campo fondando Forza Italia e opponendosi al blocco delle sinistre, sono state migliaia le perquisizioni che lo hanno riguardato; il suo primo governo è addirittura caduto a causa d’un avviso di garanzia ( rivelatosi poi infondato) inviatogli proprio quando, guarda caso, presiedeva a Napoli un convegno internazionale sulla criminalità. Sempre in tema di tempismi perfetti, desta un certo sospetto notare che tutte le ultime tornate elettorali sono state di poco precedute da procedimenti penali a carico del leader del Polo delle Libertà. I continui colpi di stato tentati dai tribunali sono poi stati chiaramente e ripetutamente pubblicizzati da stampa (con titoli accusatori a otto colonne), televisione (con continui dibattiti antiberlusconiani, soprattutto sulle reti pubbliche) e manifestazioni di piazza invero prive di stile (in una , ricordo, venne dato alle fiamme un fantoccio raffigurante il ”cavaliere”). Personaggi come Di Pietro e Borrelli hanno in seguito gettato la maschera sparando a zero contro lo schieramento politico opposto alle loro idee. Potrei continuare così per altre dieci pagine ma, essendo l’evidenza di fronte agli occhi di tutti, sono certo del fatto che chiunque abbia capito da tempo la realtà della questione.

Oggigiorno sono i mass-media a convogliare milioni di voti da una parte o dall’altra. Avendo appena sottolineato la delicatezza di certi argomenti, sono arrivato alla conclusione che i tribunali dovrebbero dare solo al termine d’ogni processo notizie d’eventuali assoluzioni o condanne. In tal modo si risparmierebbero molte parole inutili e l’immagine d’un onesto cittadino non verrebbe infangata senza motivo e prima del tempo. Tra le innumerevoli riforme attuate dall’attuale governo di centro-destra, mi sento di appoggiare con forza la legge sul “legittimo sospetto”. Condivido in pieno la possibilità di cambiare, nel caso in cui l’ambiente sia palesemente deviato, sede del proprio processo. Ritengo sia un’ulteriore fonte di libertà e chiunque può appellarsi a tale legge, ovviamente solo se ritenuto strettamente necessario e opportuno per il regolare svolgimento del processo.

Un altro dramma che colpisce il sistema della giustizia in Italia è rappresentato dalla lentezza di tutto l’apparato. Un cittadino colpito da un avviso di garanzia e coinvolto in un processo non vuole aspettare anni prima di essere giudicato. L’onorevole Giulio Andreotti ha passato dieci anni della sua vita tra procure e avvocati, scoprendo poi con amara soddisfazione che buona parte delle parole dei “pentiti” accusatori erano false e prive di fondamento. Nessuna futura e definitiva assoluzione gli potrà ridare gli anni persi.

L’esempio che ho appena illustrato porta alla ribalta il fenomeno del “pentitismo”. Si può dare credito a certa gente? Spesso sono stati molto utili alle indagini, ma sono in qualsiasi caso da usare con la dovuta attenzione: i pentiti sono infatti pur sempre degli “ex”criminali, anche se, a loro dire, redenti.

Un altro tema importante è quello della certezza della pena. La galera deve, per i malviventi, rappresentare un deterrente. Se chi compie atti illeciti non va in prigione, chiunque altro potrebbe compierne, certo dell’impunità. Spesso si dice che questo è anche dovuto al fatto che le galere in Italia sono poche e superaffollate. Ma, dico, quanto costerà mai allo Stato costruirne delle altre?

Anch’io m’associo insieme a coloro che definiscono la pena di morte come un’inutile barbaria. Tuttavia sono dell’idea che infliggendo pene detentive di maggiore durata qualsiasi malfattore si scoraggerebbe e, prima di delinquere, ci penserebbe più volte.

In caso di condanne per gravi crimini ( tipo ad esempio la collusione con la mafia o l’alto tradimento), proporrei la decadenza automatica e immediata d’eventuali incarichi politici, sia a livello nazionale che locale .

Per quanto riguarda gli stranieri che affollano le nostre strade, il mondo politico deve essere intransigente . Nel caso in cui abbiano problemi di giustizia di qualsiasi tipo (droga, prostituzione, pirateria informatica…) devono, sottolineo DEVONO, essere rispediti al mittente, nel paese d’origine. Gli immigrati dovrebbero ritenersi ospitati dal nostro paese e, doppiamente, vivere nella legalità assoluta. Lo stesso atteggiamento è da aversi nei confronti dei clandestini; non più solo “fogli di via”ma, scortati dalle forze dell’ordine, devono uscire dai confini del nostro paese .

Il nostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha attuato, per mezzo della del ministro Bossi e del vice-presidente Fini, una legge che permette solo agli immigrati che lavorano la possibilità di avere un permesso di soggiorno regolare. Naturalmente la stupida demagogia sinistroide ha attaccato codesta legge affermando l’eccessiva durezza della stessa. A voi che leggete lascio la più ampia libertà di ironizzare su quello che sembra un buonismo raccatta-voti ideato da una parte politica senza più idee e senza spina dorsale.

Chiunque comprende la necessità di una giustizia severa. Severa, ho detto, ma non crudele. Il giudice ha la missione di salvaguardare la gente da soprusi e ingiustizie applicando minuziosamente e scrupolosamente le leggi dello Stato. Evitando manie di protagonismo deve solo svolgere col giusto rigore il proprio lavoro.

Uno statista italiano del passato pronunciò le seguenti parole: ”Se la giustizia perisce, è la società tutta che si scioglie, si corrompe e precipita nel caos molecolare”.

 

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Indice  

 

Premessa

 

CAPITOLO PRIMO: La Nazione, l’Europa

CAPITOLO SECONDO: Lo Stato, il Governo

CAPITOLO TERZO: Politica Estera, Forze Armate

CAPITOLO QUARTO: La Giustizia

CAPITOLO QUINTO: Ordine,Democrazia, Efficienza

CAPITOLO SESTO: Economia, Liberismo, Sindacati

CAPITOLO SETTIMO: I Nemici dello Stato

 

Conclusione

 

Fonti

 

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Data Creazione/Modifica: 20-01-09

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