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Un grande Stato deve necessariamente attuare una saggia e
oculata politica estera . Prima di tutto, comunque, si deve partire da un punto
fisso: non si può in alcun modo rispettare i paesi esteri se non dopo aver
assicurato alla propria Patria l’attaccamento che merita. Questa non è fredda
retorica, bensì fa parte di quelli che sono i doveri morali d’ogni individuo.
Gli Stati Uniti d’Europa sono oramai una realtà. L’Italia, in qualità di uno dei
paesi fondatori, deve fare anche in futuro dell’europeismo una bandiera. Il
vincolo che ci lega con gli altri stati dell’Unione Europea deve basarsi sulla
collaborazione, sul dialogo, sul rispetto. Senza indugio alcuno dobbiamo
scagliarci contro eventuali ingiustizie od ingerenze per quanto riguarda le
nostre tradizioni e le peculiarità tipicamente nostre. Quando non è al governo,
la propaganda sinistroide non fa altro che dipingere l’Italia come un paese
bistrattato e maltrattato dai “colleghi” europei. L’ottusità di questa mentalità
è in tutto e per tutto definibile come un atteggiamento antipatriottico e
autolesionista, e mette in difficoltà il Capo del Governo creando solo ulteriori
problemi. Ma forse è questo ciò che vogliono. Capiranno le “opposizioni” del
futuro che in momenti così delicati è necessaria la totale unità del paese? Me
lo auguro ma, sinceramente, sono dell’idea che finché non cambia certa gente non
cambieranno neanche alcuni deprecabili atteggiamenti.
Siamo appena entrati in un’ottica europea e già dobbiamo confrontarci con i
nostri principali “avversari” economici. Sto ovviamente parlando degli Stati
Uniti d’America. Mi fa semplicemente ridere l’antiamericanismo di certa gente.
Sarebbe un bene dare da leggere a queste persone alcuni libri di storia:
scoprirebbero, meravigliandosene, che se oggi possono sbraitare e parlare a
vanvera lo devono esclusivamente agli Americani, grazie ai quali l’Europa è
stata liberata dall’odiato nemico dittatoriale nazista tedesco. Senza contare
gli aiuti economici che hanno permesso di ricostruire da zero un apparato
produttivo efficiente che ci ha proiettati ai vertici del mondo. Il rapporto con
gli Americani deve basarsi sulla lealtà politica e militare, per permettere
anche all’Europa e all’Italia di svolgere un ruolo da protagonisti nello
scacchiere internazionale. Per quanto concerne l’ambito economico, la giusta
concorrenza garantirà benessere e ricchezza a chi più merita.
Incentivare i rapporti con paesi in via di sviluppo non può non essere che un
validissimo investimento. In futuro, nazioni che oggi riteniamo sottosviluppate
potranno rivelarsi validi partners economici.
La questione mediorientale, che quotidianamente si infiamma e riempie
drammaticamente le cronache dei telegiornali, andrà affrontata con delicatezza
e, possibilmente, senza dure imposizioni. L’Italia con fermezza dovrà farsi
promotrice della creazione d’uno Stato Palestinese. Gli Israeliani
necessariamente dovranno compiere dei dietro-front ma, dico, è assurdo pensare
che pochi chilometri di terre sono la causa di così tragici eventi.
Sono in molti a collegare la parola “esercito” solo esclusivamente con “guerra”,
dandone quindi automaticamente un’accezione negativa. Io vorrei ricordare a lor
signori che i nostri soldati (così come quelli di altre nazioni) svolgono
operazioni sia di vigilanza che di pace, vale a dire controllare che in seguito
di eventi bellici tutto riprenda la giusta via. Ho accolto personalmente in modo
positivo l’utilizzo di militari nel meridione d'Italia per soffocare la mafia,
lo stesso dicasi delle operazioni in Albania, in Kosovo, nell’ Ex-Jougoslavia e,
in ultimo, in Afghanistan ed Iraq. Dobbiamo ringraziare le nostre forze armate
per innumerevoli altri meno conosciuti impegni militari poiché è grazie a loro
se, faticosamente, si tenta di portare in zone più sfortunate di noi mondo
l’ordine e la normalità.
A priori io sono contro la guerra: tuttavia si deve distinguere tra guerra
obbligata dagli eventi e sbagliata. Le ingerenze imperialistiche d’un paese
forte su un altro più debole sono da deprecare (quando l’Iraq invase il Quwait
il mondo intero si impegnò, come è giusto, a favore dello stato sottomesso). Gli
sforzi militari finalizzati a riportare l’ordine in un paese in difficoltà sono
invece giustificati dal fatto che, nel contesto globale in cui ci troviamo, non
si possono assolutamente permettere ingiustizie in nessun luogo del mondo ed è
necessario sconfiggerle in qualsiasi maniera. Sottovalutare eventi bellici,
seppur distanti, equivarrebbe al sottovalutare la realtà globale nella quale
siamo immersi.
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Indice
Premessa
CAPITOLO
PRIMO:
La Nazione,
l’Europa
CAPITOLO
SECONDO:
Lo Stato, il
Governo
CAPITOLO TERZO:
Politica
Estera, Forze Armate
CAPITOLO
QUARTO:
La Giustizia
CAPITOLO
QUINTO:
Ordine,Democrazia, Efficienza
CAPITOLO SESTO:
Economia,
Liberismo, Sindacati
CAPITOLO SETTIMO:
I
Nemici dello Stato
Conclusione
Fonti
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