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Prodi e la sua
maggioranza sono implosi, senza l'aiuto o il bisogno di spinte esterne. Hanno
fatto tutto da soli, sono riusciti nell'impresa di crollare sotto l'incudine
delle differenze che hanno caratterizzato questi 2 anni scarsi di (mal)governo.
Ma com'è possibile? Il Romano nazionale a gennaio blaterava e progettava un
futuro ricco di soddisfazioni per il suo governo ed ora, dopo poche settimane,
quel castello di carte chiamata sinistra è crollato. La realtà è che lui già
prevedeva intimamente quello che sarebbe avvenuto, ma era costretto dalle
situazioni a fare buon viso a cattivo gioco. Il gioco della politica, il gioco
di chi capisce che non esiste l'uomo di tutte le stagioni, che riesca ad mediare
(imporre) tra pensieri politici palesemente opposti l'uno con l'altro. La
soluzione che è riuscito a portare avanti per un po' di tempo è stata quella
dell'immobilismo, vale a dire il dolce non far niente di fronte
all'inattuabilità dei mille progetti scritti sull' enciclopedia del loro
programma elettorale (comico).
Il fatto che l'Italia proprio non ne potesse più di vivere quella situazione è
dato dal fatto che tutti oggi, anche tra i suoi ex amici, si dipingono diversi
dal passato. Incredibile è la situazione che vede Veltroni sorridente sui
manifesti col volto simil Jonny Dorelli e con lo sfondo verde, che ricorda
moltissimo la satira vignettistica di Forattini, che lo raffigura sempre come un
bruco.
Ma oramai è un uomo diverso, gente. Nessuno si ricorda di lui, di quello che ha
fatto fino a ieri, di come ha portato avanti la carretta del Partito Democratico
con l'obiettivo unico di farlo sembrare una realtà nuova, diversa dalla
macedonia che in realtà rappresenta. Critica Berlusconi ma si limita ad
imitarlo, speranzoso che questa legge elettorale determini un pareggio, la
necessità quindi delle accennate (e subito affondate) larghe intese. Walter si
avvicina a Silvio, tentando di sfilargli via dalle mani quelle bandiere di
libertà che fino a ieri la sua sinistra criticava.
No, signori, se mi trovo quotidianamente ad affrontare disquisizioni politiche
di alta e bassa lega è solo per creare un fosso tra il mio pensiero e quello
della controparte. Chi vince governa, chi perde all'angolo, in attesa di tempi
migliori. Il governo Prodi ha avuto al possibilità di ripetere il granitico
quinquennio berlusconiano: non ce l'ha fatta. Veltroni ha fatto una scelta
saggia, vale a dire quella di dire "o in noi, o altrove". I piccoli partiti
sinistrorsi hanno fatto scelte di coerenza, dato che rappresentavano oramai i
tentacoli di rifondazione: hanno colto l'occasione per riunirsi in questa
"Sinistra Arcobaleno". Bel nome, che quasi conquisterebbe il mio voto se non
fosse sono persone abituate a dire sempre e solo "no" e quest' abitudine
(l'esperienza insegna) quando si governa non torna utile.
Ferrando col suo partitello iper-stra-gran-stalin-labor comunista correrà da
solo e felice, come la stessa cosa stanno facendo i socialisti di Boselli. Per
loro la possibilità di avere una sparuta rappresentanza in parlamento è quasi
nulla.
Al centro la Rosa Bianca di Casini e Follini difficilmente riuscirà in qualche
obiettivo reale, se non quello di rendere meno semplice la vita a Silvio
Berlusconi, almeno in senato. Col 6 o 7% non può ambire a molto: può solleticare
ma non certo graffiare. Chi parla di voto "utile" lo fa per sottolineare che
oltre il Partito Democratico e il Popolo della Libertà non c'è nessuno in grado
d'essere incisivo. Votare le forze piccole serve solo a destabilizzare
un'alternanza che ha una sua logica. Il sogno di queste piccole realtà
partitiche è quello di essere determinanti o "utili" magari per il prossimo
governo o in momenti di crisi. Ora, mi domando, è questa la giusta premessa con
cui accettare di salire sul ring della campagna elettorale? A voi la scontata
risposta.
La Destra è un movimento che definisco (a mio modo e con le mie personalissime
ragioni) "simpatico". Pur decidendo di non entrare a far parte del centrodestra
ha avuto nella coerenza un obbiettivo da raggiungere e raggiunto. Ha
cortesemente negato a Silvio l'apparentamento col Popolo della Libertà e ha
deciso di andare avanti in solitaria, contro tutto e tutti. Sarebbe stato
effettivamente ingiustificabile da parte di Storace entrare a far parte di un
partito in cui erano presenti i vecchi fratelli coltelli d'Alleanza Nazionale
(quelli tranquilli, per intenderci).
E in ultimo parlo di Silvio Berlusconi.
Straordinario «annusatore» del mercato, ama dire che sa farsi «concavo e
convesso». Un prodotto non va più? Lo cambia. Con una rapidità di decisione che
gli altri politici italiani se la sognano. Ed è lì la chiave per capire le
ultime svolte. Ha avuto ufficialmente fine l'era dei sogni. Ci aveva giocato per
anni, sul tema. Non solo nel messaggio con cui segnò il suo ingresso in
politica, ma anche nelle seguenti campagne elettorali. Oggi la situazione è
cambiata e non ci è più possibile sognare: possiamo limitarci a sperare nel buon
senso degli italiani, nelle cabine elettorali.
Silvio Berlusconi è un uomo stanco, appare quasi svogliato di fronte alla mole
di fatica che questa campagna elettorale gli sta riservando. Non riesce a
concepire il perchè, non riesce a dare un senso a quello che sta facendo in
quanto, da uomo pratico quale è, dà per scontato che dopo i 2 anni di Prodi la
gente permetterà il ripetersi di altri fallimenti. Quindi l'iniziale ritmo
forsennato del Partito Democratico è solo da vedersi come una situazione di
stallo tra le file del Popolo della Libertà.
La campagna elettorale sarà lunga e non si deve assolutamente dare nulla per
scontato. Ora che le strategie e le alleanze sono sancite, serve solo qualcuno
che spari in alto e dica "Via!" .
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