Il romanzo
d’avventura ha subito molte variazioni nel tempo – così accade ad esempio al
ciclo arturiano, al romanzo cavalleresco, e al razionalismo inglese - e ha
raggiunto il suo apogeo fra la seconda metà del xix e i primi decenni del xx
secolo.
Il concetto di romanzo d’avventura è quindi strettamente vincolato al
romanticismo.
Il cinema, fin dagli esordi, ha ripreso da questa narrativa la passione per i
viaggi senza meta o con destinazione sconosciuta, l’attrazione per le scoperte
o le ricerche
Pericolose, l’interesse per le distanze geografiche e le differenze tra gli
uomini, trasformando in immagini numerosi testi classici e stimolandola
sensibilità al fascino dell’esotico, del meraviglioso, del mitico, e anche un
‘idea della vita e un atteggiamento nei confronti del mondo che rimanevano
sempre più confinati
Nelle profondità del passato, per colpa della dura realtà: bisogna considerare
che il xx secolo ha conosciuto, fra le tante cose, due conflitti mondiali, un
continuo stato di guerra in un luogo o nell’altro del pianeta, il crollo di
solide ideologie e un veloce sviluppo scientifico e tecnologico; che si è
formato nell’ingrato scenario di una terribile uniformazione del gusto e dei
costumi sotto il controllo di quell’incorporeo “Grande Fratello” rappresentato
dal cosidetto nuovo ordine mondiale.
Così, pochi generi o falsi generi sono stati ugualmente dipendenti dai loro
precedenti letterari quanto l’avventura: più che una relazione propriamente
detta, si dovrebbe parlare di un sistema di vasi comunicanti (si pensi agli
innumerevoli adattamenti cinematografici di Salgari, Stevenson Kipling,
Conrad, Swift, Scott, Sabatini…). Si potrebbe dire che il cinema d’avventura
ha messo a frutto un eredità letteraria dalle profonde radici popolari , che
si può far risalire addirittura alle antiche epopee omeriche e all’Anabasi di
Senofonte – per lo meno così era fino a poco tempo fa, quando la cultura aveva
ancora la sua importanza , e costituiva un bene prezioso per l’individuo e la
società – e che, come tale, esalta lo spirito del viaggiatore/scopritore, sul
quale si posa uno sguardo romantico. Un’eredità letteraria – e oramai anche
cinematografica - che è indissolubilmente legata agli anni che vanno
dall’infanzia all’adolescenza: i più ricettivi, ma anche i più trascurati dal
punto di vista dell’utilizzo sociale della cultura acquisita, anni che la
società si ostina a lasciare nell’ombra.