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ROMA - Gli
arresti dei due marocchini a Milano «dimostrano che il terrorismo di matrice
islamica è radicato in Italia, specie in Lombardia e bisogna sempre tenere alta
la guardia». Parole del ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che ha tenuto
un'informativa alla Camera auspicando per i due arrestati il regime previsto
dall'articolo 41 bis, ovvero la sospensione delle normali regole di trattamento
dei detenuti. Tra gli obbiettivi dei due marocchini, ha indicato Maroni,
«c'erano caserme dei carabinieri e dell'esercito, strutture delle forze
dell'ordine, uffici di questure, ma anche obiettivi civili, come un supermercato
e importanti luoghi di culto cattolici». «Il livello di attenzione è altissimo -
ha aggiunto -. Ci sono delle realtà maghrebine, di matrice islamica, ben
radicate nel territorio italiano e da cui possono scaturire concrete minacce. Le
forze dell’ordine devono fare un costante monitoraggio sulle attività che si
fanno nei centri di culto».
«DIFFICILE DISTINGUERE» - «Il ministero dell'Interno ha fatto una ricognizione
completa sulle moschee esistenti in Italia - ha proseguito Maroni -. Purtroppo
non è mai agevole distinguere tra luoghi culto e luoghi in cui si svolgono altre
attività, come reclutamento e raccolta di fondi per finanziare il terrorismo e
la preparazione di attentati». Spesso, ha osservato il ministro, «sono indicati
come moschee strutture come il centro culturale di Macherio, dove si fa di tutto
e spesso senza le necessarie autorizzazioni. Ho verificato se si poteva chiudere
quel centro, non è stato possibile, ma ho sentito il sindaco di Macherio che ne
ha predisposto la chiusura». Maroni ha proposto inoltre di estendere la legge
Mancino, dando al ministro dell'Interno il potere di sciogliere anche le
associazioni accusate di propaganda terrorista, oltre che di propaganda
razzista: «Si può immaginare che il ministro dell'Interno, nei casi di urgenza e
quando emergano attività di terrorismo, possa ordinare con decreto la
sospensione dell'attività di queste associazioni, fossero anche delle onlus come
nel caso di Macherio, fino alla sentenza definitiva del giudice competente, con
la confisca dei relativi beni». Infine, ha detto, è necessario «il controllo sui
dati di tracciamento delle comunicazioni telematiche. Stiamo lavorando con i
gestori per la realizzazione del numero 'ip' unico per ogni utente della Rete,
in modo da evitare il rischio di cancellazione e di impossibilità di utilizzo
per diversi mesi».
«OSTACOLO DA CORTE EUROPEA» - Maroni, che ha firmato un decreto di espulsione
nei confronti di un tunisino (Mourad Trabelsi, rimesso in libertà dopo aver
scontato una pena nel carcere di Voghera), ha attaccato la Corte europea per i
diritti dell'uomo perché «blocca l'allontanamento di terroristi condannati in
Italia, soprattutto in Tunisia, ipotizzando la possibilità che il trasferimento
in quel Paese sottoponga le persone a violazioni dei diritti umani e torture».
Il governo precedente, ha ricordato il ministro, «aveva emanato cinque
provvedimenti di espulsione per altrettanti tunisini, non eseguiti a causa
dell'intervento della Corte europea. Ci sono poi altri sette tunisini colpiti da
provvedimento di espulsione del prefetto di Milano e dall'autorità giudiziaria».
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