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di
Emiliano Palestra
L’Vorrei portare alla vostra attenzione gli articoli la cui
lettura mi ha causato forti attacchi di bile.
Tutti oggi ragioniamo per schieramenti, per fazioni, per colori.
La politica vista come alternanza, come gestione della cosa
pubblica. Ora vorrei proporvi quest' altra prospettiva: la
politica come tavola apparecchiata, dove tutti i conviviali
dividono, mangiano e scherzano, alle spalle di chi non può.
Vi esorto a leggere i seguenti articoli. Meditate!
Il voto anticipato regala milioni alle casse dei partiti.
Sciogliere adesso le Camere e andare a votare significa regalare
300 milioni di euro ai partiti, cento milioni all'anno per i
prossimi tre anni, fino al 2011, scadenza naturale della XV
legislatura.
Il gioco, se così si può chiamare, è molto semplice: ogni anno i
partiti si dividono, a seconda dei voti che hanno ricevuto, una
torta di circa 50 milioni di euro che vanno sotto la voce
rimborsi elettorali. Cinquanta milioni per ognuno dei cinque
anni di legislatura. Una volta, secondo logica, se la
legislatura finiva il rimborso veniva interrotto per lasciare il
posto a quello nuovo che comunque sarebbe arrivato.
Invece nel febbraio 2006, ancora in sella il governo Berlusconi,
interviene una piccolissima modifica che garantisce
"l'erogazione del rimborso elettorale anche in caso di
scioglimento delle Camere". Significa che i partiti
rappresentati nel prossimo Parlamento - molti dei quali
assolutamente identici - prenderanno due volte il rimborso
elettorale. Succederà sicuramente a Forza Italia e al Pd che
sommerà i rimborsi "vecchi" dell'Ulivo e quelli "nuovi" del
Partito democratico. Forse anche in questo banalissimo calcolo
di cassa sta una delle ragioni della volontà di tornare al voto.
Votare conviene.
Il rimborso viene quantificato in 800 lire per ogni voto ogni
anno. L'arrivo dell'euro fa raddoppiare i prezzi di frutta e
pane ma anche il rimborso ai partiti che nel 2002 - governo
Berlusconi - da 800 lire passa a 1 euro tondo per ogni voto.
Nessuno dice niente. I rimborsi scattano per le elezioni
europee, Camera e Senato e regionali.
Doppio scandalo. Il primo: "Il fondo dei rimborsi elettorali è
una cifra fissa calcolata non in base a chi va effettivamente
alle urne ma sul numero degli aventi diritto". Uno spreco nello
spreco che vale qualche milione di euro. Ma il numero delle
persone che vota non corrisponde mai agli aventi diritto e il
numero degli aventi diritto per il Senato è inferiore a quello
della Camera. Qualche esempio. Nel 2006 per la Camera ha votato
l'83% degli aventi diritto. Se il rimborso fosse reale, cioè
solo per chi ha votato, sarebbe stato pari a 41 milioni e 789
mila euro, con "un risparmio" di otto milioni di euro all'anno.
Per il Senato ha votato il 76% degli aventi diritto, pari a 38
milioni di euro circa con un risparmio di 11 milioni all'anno.
Il secondo: E' quello che scatta nel caso di scioglimento
anticipato delle camere. Fino al 2006 il rimborso veniva
interrotto se si andava al voto. Più che logico visto che con la
nuova legislatura scatta quello nuovo. Nel febbraio 2006,
secondo governo Berlusconi, la norma viene così modificata: "In
caso di scioglimento della Camere l'erogazione del rimborso è
comunque effettuata". Una riga che vale qualche centinaia di
milioni di euro.
Complimenti.
FALSO IN BILANCIO – ALTRO SCANDALO.
Una delle prime cosiddette "leggi ad personam" approvate dal
passato governo Berlusconi. Il provvedimento è diventato infatti
operativo già dal gennaio 2002 grazie a un decreto varato a
tempo di record dall'allora ministro della Giustizia Roberto
Castelli. "Le fattispecie di minore gravità del falso in
bilancio - spiegava il Guardasigilli - sono state depenalizzate
e saranno punite con sanzioni amministrative in linea con
l'attuale tendenza a limitare ai casi realmente gravi
l'intervento penale".
Si tratta di un reato plurioffensivo, perché gli interessi
protetti sono numerosi: quello dei soci, dei creditori, dei
risparmiatori, dei terzi produttori o consumatori.
Con l’attuale legge questi capi NON sono più reato: esposizione
di fatti non rispondenti al vero sulla costituzione e sulle
condizioni economiche della società (che può essere fatta
apparire florida quando è invece sull’orlo del fallimento;
occultamento totale o parziale di fatti concernenti le
condizioni medesime (per esempio, costituzione di fondi neri).
Si tratta in sostanza di una “frode”, che si concretizza
nell’intenzione di ingannare mediante l’uso di artifici e
raggiri; nella intenzione di danneggiare provocando ad altri un
ingiusto danno; e infine nello scopo di conseguire un ingiusto
profitto. Possono esservi dei casi in cui manca il danno ai soci
o ai creditori, ma il falso in bilancio provoca sempre un danno
alla fede pubblica e all’ordine economico. Esso è attualmente
punito con una pena che va da 1 a 5 anni di reclusione, oltre ad
una multa. Le legislazioni europee sono sulla stessa linea.
L’Inghilterra, la Germania, la Francia e anche la Spagna
considerano il falso in bilancio un reato molto grave, non solo
quando produce un danno al patrimonio dei soci o dei creditori,
ma per il solo fatto che lede la affidabilità e l’onorabilità di
un paese e del suo sistema economico e produttivo. Non vi è
dubbio che la falsificazione di un bilancio, specie se la
società è grande e potente, può avere effetti devastanti:
aumento dei prezzi, bolle speculative, crolli in borsa. Non si
sfugge all’impressione che la maggioranza governativa di
centro-destra abbia formulato il disegno di legge non in vista
dell’interesse dell’economia generale del Paese, ma per sanare
alcune situazioni processuali del Presidente del Consiglio.
Costui è imputato di falso in bilancio in tre processi: All
Iberian, Sme e Milan Spa. Poiché la pena più grave è diminuita
da 5 anni a 4, la prescrizione è già scattata e Berlusconi dovrà
essere prosciolto. Una vergogna giuridica e politica che deriva
dall’irrisolto conflitto di interessi. Berlusconi imputato e
Presidente del Consiglio dà carico ai suoi avvocati divenuti
deputati di fare una legge che lo salvi dalle condanne.
Subito dopo il voto della camera il giornale conservatore
inglese The Economist ha scritto: "Anche gli elettori di una
repubblica delle banane si vergognerebbero della nuova legge sul
falso in bilancio".
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