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Il gesto di
Silvio Berlusconi ha sorpreso solo chi non ha imparato a conoscerlo attraverso
le sue azioni.
Odiando lo stantio, il superato e l’immobilismo ha ritenuto opportuno voltare
pagina e chiudere il capitolo della Casa delle Libertà per aprirne uno nuovo,
diverso. Un inedito movimento da porre al centro della nuova coalizione di
centro-destra, unica risposta al Partito Democratico, solo interlocutore
dell’elettore moderato, liberale ed anticomunista. Un nuovo progetto che spazzi
via il partitismo dilagante e logorante che, nonostante gli sforzi, vince sempre
e comunque.
Un nuovo partito contro il partitismo? La risposta è da ricercarsi nel
medio-lungo termine, quando i risvolti della scelta berlusconiana si
rivolteranno contro gli attuali detrattori del Cavaliere.
Dando l’addio alla Casa delle Libertà ha lasciato “svincolati” l’Alleanza
Nazionale di Fini e l’Udc di Cesa, anche se questi ultimi avevano già compiuto
molti passi indietro. Dopo la creazione da parte dell’ex colonnello Storace del
partito “La Destra”, risulta evidente che attualmente il partito maggiormente in
difficoltà è Alleanza Nazionale, il cui elettorato è in parte corroso
dall’arrembanza di Berlusconi ed in parte dal troncone “Destra Sociale” che,
quasi in blocco, è stato l’elemento costituente del neopartito storacista. Fini,
nella complessità della situazione che vive il suo partito in questo momento, si
ritrova in mano un partito dal 7-8%: un balzo indietro di 13 anni, dunque. Un
partito all’angolo, privo di reali vincolo con altri partiti (eccetto qualche
accenno d’intesa con l’Udc).
Dal canto loro, gli ex (?) democristiani devono preoccuparsi a non perdersi
troppi consensi. Giovanardi infatti ha lasciato intuire d’aver apprezzato il
colpo di teatro e l’idea berlusconiana: come si concretizzerà questo
apprezzamento lo vedremo presto.
Nei discorsi da bar di questi giorni sento chi definisce Silvio Berlusconi un
uomo mai come oggi politicamente solo: questa è solo ignoranza. Il sondaggio non
di parte piu’ recente attesta il neopartito tra il 33 ed il 35%, senza contare
il supporto esterno di partiti come la Lega di Umberto Bossi, la Democrazia
Cristiana di Rotondi, La Destra di Storace ed altri singoli esponenti che, gli
eventi saranno chiarificatori, trascineranno nuovi consensi verso il progetto
berlusconiana. Oltre al già citato Giovanardi alludo ad esempio a Capezzone (il
radicale deluso dal governo) e a Dini (fondamentale pedina su cui puntare, dato
che attualmente il partito dell’ex ministro del primo governo Berlusconi
fornisce i numeri a questa maggioranza per galleggiare nell’ignoto).La svolta
berlusconiana ha sortito altri effetti anche fuori dalle mura del centrodestra.
L’attuale frammentazione della Casa delle Libertà non obbliga piu’ la macedonia
dei partiti di sinistra a stare uniti. Leggendo tra le righe, gli attuali
vertici di rifondazione Comunista, dei Verdi e dei Comunisti Italiani (oltre che
un buon numeri di ex diessini) ha nel calderone una “Cosa Rossa” che potrebbe
avere dopo i recenti eventi un’accelerata marcata.
Ecco che l’ulteriore frammentazione porterebbe tuttavia ad un’evoluzione
coercitiva attorno a centri di attrazione chiaramente polarizzati dal punto di
vista politico. Ben venga, mi vien da dire.
A partire da sinistra avremo ora l’appena citata “Cosa Rossa” (al 10 % dei
consensi circa), il Partito Democratico (circa al 35%), una sorta di unione di
centro (con Mastella, Follini e Cesa, indicativamente al 6%), il neoprogetto di
Berlusconi e gli altri partiti alleati (al 40% circa) ed in ultimo alleanza
Nazionale ed i partiti d’estrema destra (circa al 10% rimanente, dando tuttavia
per scontato che il partiti di Fini non avrà mai intenzione di coalizzarsi con
neofascisti).
Silvio Berlusconi è intimamente convinto che a livello nazionale i suoi “vecchi”
alleati non potranno mai fare a meno del peso elettorale del nuovo Partito della
Libertà (o Popolo della Libertà, si vedrà in seno alla costituente di gennaio
dell’anno prossimo). L’ex premier ha infatti intenzione di fare un accordo con
il Partito Democratico di Veltroni riguardo la legge elettorale. L’obbiettivo è
un sistema proporzionale con lo sbarramento all’ 8%, per spazzare via
dall’emiciclo parlamentare tutte quelle forze (che forze non sono) che
rappresentano in ogni legislatura la spada di Damocle di questo o quel governo.
In definitiva, la scelta di Silvio Berlusconi è la negazione al compromesso
(essenza della politica), è un incentivo a gettar le carte in tavola e ad avere
una coerenza politica che, fino ad ora, per cause di forza maggiore
riconducibili alla logica bipolare, non si è certo palesata. Il nostro era un
bipolarismo camuffato, le coalizioni erano 2 contenitori nei quali venivano
parcheggiati i partiti in attesa che questi ultimi avanzassero pretese o
ultimatum. L’attuale ventata di novità è uno schiaffo alle coalizioni, un
incentivo a raggiungere una “partitocrazia regolata”.
Certamente l’attuale è una situazione interlocutoria che avrà termine,
probabilmente solo quando Veltroni terminerà il suo impegno da sindaco di Roma.
In quel momento anche le forze del centrosinistra imploderanno e difficilmente
si potrà tornare indietro.
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