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Basta leggere
la prima pagina di ieri del quotidiano con la foto in rosso degli occhi di
Enrico Berlinguer e la citazione del segretario del Pci: «I partiti hanno
occupato lo Stato». Concita De Gregorio, direttrice del quotidiano fondato da
Gramsci, si è ben guardata dal mettere la data di quelle parole, pronunciate nel
corso di un'intervista di Berlinguer ad Eugenio Scalfari il 28 luglio del 1981.
In quell'anno il Pci era all'opposizione e si era conclusa la stagione del
cosiddetto «Compromesso storico» nella quale aveva condiviso con la Dc la
gestione del potere.
La cosiddetta «questione morale» è sempre utile alla sinistra quando non è al
potere. Ma oggi, di fronte ai fatti, è impossibile dimostrare il mito della
diversità del Pd. Basta guardare chi occupa i posti di rilievo
dell'amministrazione dello Stato: il presidente del Consiglio di amministrazione
della Rai è Claudio Petruccioli, in passato autorevole senatore dei Democratici
di sinistra; il presidente della Corte costituzionale è Giovanni Maria Flick,
ministro della Giustizia del governo Prodi; i grandi giornali si schierano a
favore del centrosinistra, come ha fatto il Corriere della Sera nel 2006; il
vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura è guidato da Nicola
Mancino, ex senatore della Margherita. E non è un caso che con Mancino abbia
lavorato, nella sua segreteria, Massimiliano Cencelli, 72 anni, autore del
celebre manuale di spartizione politica. Ironia della sorte fu proprio lui a
denunciare il comportamento assunto dai Democratici di sinistra l'ultima volta
che si sono divisi i posti di governo con gli alleati del centrosinistra.
La fame di potere della Quercia aveva fatto impallidire l'anziano collaboratore
di Mancino che era rimasto stupito dei nove ministeri arraffati dalla Quercia:
«Una volta se si prendeva la Vicepresidenza del Consiglio era ritenuta una cosa
molto importante. La Vicepresidenza più 9 ministeri è parecchio» (dichiarazione
del 17 maggio del 2006). Ma un grande terreno di scontro per le poltrone della
sinistra è il Csm. Qui, quando si tratta di assegnare una poltrona, Magistratura
democratica, la corrente di sinistra dei giudici, non scherza. Il Riformista del
5 novembre scorso segnala lo scontro per l'assegnazione del posto di Procuratore
generale della Cassazione. La partita viene vinta da un esponente di Md che non
può restare in carica due anni perché troppo anziano. Su Il Sole 24 Ore del 17
gennaio scorso, il quotidiano della Confindustria aveva denunciato che il Pd
«controlla il 77% dei posti in Campania». Secondo il Giornale, qui Bassolino è
riuscito a creare 2400 posti per 144 milioni di euro. Una vera e propria
occupazione dell'amministrazione regionale. Il quotidiano Libero del 7 febbraio
del 2008 pubblica a pagina 11 una mappa del potere all'interno della Rai tv.
L'analisi sui posti occupati dal Pd, definiti con il colore rosso, è
inquietante: «Il rosso vince, il blu perde e il verde galleggia». Nell'inchiesta
si ricorda che «i rossi occupano il 60% delle caselle».
La situazione ai vertici dirigenziali dell'azienda è questa: «Su 36 posizioni,
21 sono occupate dal centrosinistra, 13 dal centrodestra e 2 da tecnici». La
situazione «precipita» quando si vanno a vedere le posizioni relative all'area
editoriale e staff della Rai: «Su 165 posizioni, 95 sono colorate di rosso, 62
di blu e 7 di verde». Ma il Pd lavora anche di fantasia. Basta guardare il
governo ombra, composto da 84 persone tra collaboratori di partito, ministri e
sottosegretari. Tanti rispetto ai 60 membri del governo Berlusconi. Veltroni è
stato costretto a nominare i sottosegretari per accontentare tutti. Si è anche
inventato anche il responsabile delle iniziative di massa. E bravi gli eredi di
Berlinguer.
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