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Sia il Pd sia
il Pdl manifestano, in questi giorni, segni di crisi.
Il partito di Veltroni è sempre più dilaniato dalla conflittualità interna. Che
continua a comportare conseguenze pesanti sulle intenzioni di voto, giunte oggi
al 23%, vale a dire grossomodo il 10% meno rispetto alle ultime elezioni. E che
determina anche l'ulteriore accentuarsi del calo dei consensi per l'operato
dell'opposizione nel suo insieme: ormai solo pressoché un elettore su sei (il
15,4%) giudica positivamente l'azione di Veltroni e dei suoi alleati: tutti gli
altri (e in particolare due terzi dello stesso elettorato del centrosinistra) la
valutano criticamente.
Il conflitto interno connota — benché in dimensioni molto più ridotte — anche il
centrodestra. In particolare, la prospettiva della fondazione del partito unico
suscita qualche perplessità: anche perché i sondaggi mostrano come An e Fi
possano raccogliere molti più voti singolarmente piuttosto che uniti. Più in
generale, anche alcuni segmenti elettorali del centrodestra iniziano a
considerare il Cavaliere inadempiente riguardo ad una serie di promesse fatte in
campagna elettorale (lo ha documentato come sempre assai bene Luca Ricolfi sulla
Stampa di Torino), con particolare riferimento a quella dell'abbassamento della
pressione fiscale.
Tuttavia, lo scontento presente anche in qualche settore dell'elettorato di
maggioranza non ha sin qui avuto conseguenze sulla fiducia verso il governo.
Malgrado i problemi interni ai partiti che lo compongono, l'esecutivo continua a
mantenere l'approvazione della maggioranza dei cittadini. Questi consensi
derivano però specialmente dalle attività e dalla comunicazione sulle tematiche
non direttamente connesse all'economia, nell'ambito della quale invece si
registrano le maggiori critiche. Ad esempio, Brunetta, con le sue iniziative
«antifannulloni» continua a percepire molti plausi: più del 70% degli elettori
ritiene «positivi» gli interventi contro l'assenteismo nel pubblico impiego. Ed
anche la Gelmini può contare sulla maggioranza degli italiani favorevoli ai
provvedimenti sulla scuola.
Ma i nodi dell'economia (come quelli della giustizia e del federalismo)
potrebbero venire presto al pettine, con possibili conseguenze in occasione
delle prossime elezioni amministrative e, specialmente, di quelle Europee (ove
il voto è tradizionalmente più «libero»). Con un potenziale successo relativo di
forze esterne ai due partiti maggiori. Già in queste ultime settimane, infatti,
il disagio presente, sia pure con intensità assai diversa, tra gli elettorati di
Pd e Pdl, ha portato all'accentuazione di un fenomeno già rilevato in occasione
del voto del 2008: l'afflusso di consensi verso le forze più «radicali» e, in
qualche modo, «antipolitiche»: la Lega da un verso e l'Idv dall'altro. Insomma,
già oggi una parte crescente dell'elettorato manifesta una disaffezione verso le
forze politiche maggiori, benché in misura sostanzialmente diversa tra Pd e Pdl.
Sia a causa dei conflitti interni, sia per l'insoddisfazione per certi aspetti
del loro operato.
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