Marino: «Questo Pd dà la nausea, io lo curerò, servono posizioni nette». [M]

ROMA (5 luglio) - «I nostri elettori sono stufi, delusi, nauseati dalle incertezze del Pd. Ci chiedono posizioni nette e trasparenti». Quali? Per esempio quelle riguardanti la bioetica. Un campo in cui il medico-senatore Ignazio Marino ha sempre difeso la laicità nelle scelte. «Ora che tu ti candidi alla segreteria del Pd, io sono pronto a prendere la tessera del partito», gli ha detto infatti Beppino Englaro. Marino ha dato la notizia del sostegno del papà di Eluana durante la festa democrat di Caracalla, ieri sera, e giù applausi. E ancora: «Siamo un partito incerto su troppi terreni. E come facciamo a farci capire dai cittadini, se cambiamo idea tre volte al giorno?».
E’ un tipo così Marino. E’ un chirurgo di fama mondiale («Ho sempre avuto nello studio una foto del Che, del resto era un collega») e si sente una figura libera come il vento. Perchè non viene dai Ds nè dalla Margherita. E’ cattolico ma affatto appiattito sulle posizioni vaticane («laicista!», lo rimproverano gli ex Dc e lui considera loro talvolta meno coraggiosi di buona parte delle gerarchie ecclesiastiche). Non appartiene a nessuna corrente del Pd e pur essendo molto amico di D’Alema, che gli ha chiesto di non candidarsi, lui lo ha fatto lo stesso: «Massimo, uno come me, che da medico ha trascorso tutta la vita fra fegati e sangue, non ha certo paura di una sfida politica, anche aspra». Ed è partito per la lotta: «Mi batto per un’Italia civile».
Senatore alla seconda legislatura, cinquantaquattrenne adorato dai trentenni come Pippo Civati che molto lo hanno spinto in campo insieme al veterano Goffredo Bettini, Marino è una persona determinata, ecco. Lo dimostra la sua biografia. Negli Stati Uniti, dove è stato per 18 anni, è diventato l’erede di quel Thomas Starzl che inventò il trapianto di fegato, intervento chirurgico fra i più difficili. «E io adesso - dice lui, spiegando la sua sfida politica - mi sento addosso la stessa sensazione e la stessa determinazione di quando per la prima volta faccio un’operazione chirurgica». E ne ha fatte tante: 650 trapianti, i primi due nella storia dal babbuino all’uomo, il primo trapianto di rene su un paziente sieropositivo. Dopo essere stato il primo direttore straniero dell’unico centro trapianti federale americano, essere tornato in Italia per fondare a Palermo l’Istituto mediterraneo dei trapianti per poi riandare negli Stati Uniti per colpa della burocrazia e dei baroni, Marino ha deciso di giocare una partita di scopone e al tavolo delle primarie sarà lo sparigliatore. Anzi l’outsider: «Io non voglio arrivare secondo, ma vincere». Sarà molto difficile. Ma l’importante è avere un buon risultato e alcune buone idee.
«Il Pd che voglio - ecco il suo manifesto - è un partito che deve credere nella cultura del merito, nella laicità dello Stato, nella solidarietà, nei diritti civili uguali per tutti». Del resto proprio lui, cattolico, è diventato in Parlamento la bandiera della laicità, in un partito incerto su questa punto. La sua posizione netta sui temi bioetici gli è costata, nel pieno della vicenda Englaro, la sostituzione come relatore di minoranza nella discussione della legge. Il Pd gli ha preferito Dorina Bianchi, più affidabile dal punto di vista clerical.
La forza di un «Terzo Uomo» fatto così, estraneo alle correnti e calato nella realtà dei problemi veri, sta nel fatto che è irriconducibile a qualsiasi categoria del passato. Se Franceschini viene idealmente da don Milani o Dossetti e Bersani è l’innovatore industrialista di tradizione socialdemocratica o modello del Togliatti di «Ceti medi e Emilia rossa», Marino è la discontinuità più totale. Quasi impossibile da capire da parte di chi è immerso nelle logiche di partito o d’apparato. Ma, fuori, c’è un altro mondo.

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Data Creazione/Modifica: 05-07-09