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Da anni mi
occupo, oltre che di Socialismo, dei temi legati al Signoraggio ed al sistema di
dominio che le banche e la finanza internazionale esercitano sulla società. Ma
qual'è la strada migliore per intraprendere questa lotta contro la finanza
internazionale e il potere di signoraggio bancario, chiaramente declinandola in
senso socialista? Con i "comunisti" (leggi leninisti), che con la finanza
internazionale vanno a braccetto fin dai tempi di Lenin e Jacob Schiff, fino ai
nostri giorni con la Goldman&Sachs? Con i social-liberali, che ormai non si
pongono più l'obiettivo di superar questo sistema, ma intendono solo gestirlo
conservandone il suo funzionamento generale (e quindi le sue storture generali)?
I socialisti riformatori, che quando non vanno dietro acriticamente ai
"comunisti" (di cui sopra), condividendone lo statalismo, lo sviluppismo e la
becera fedeltà alla civiltà occidentale, ritirano fuori formule ingrigite quali
il keynesismo, preoccupandosi quindi più di salvare che abbattere l'attuale
sistema? Serve a mio avviso un nuovo partito, movimento o associazione (la forma
organizzativa potrà essere oggetto di discussione) che sappia coniugare: 1)
lotta per la socializzazione dei mezzi di produzione e relativa autogestione
della produzione da parte della società, così da orientarla al consumo; 2) lotta
"anti-signoraggista" per smascherare il sistema finanziario e bancario
internazionale, così da abbattere le lobby finanziarie che controllano il mondo;
3) difesa immediata e senza compromessi dell'ambiente, della natura, come nostra
casa comune. Serve riprendere la centralità del conflitto Capitale-Lavoro così
come è desumibile dalle analisi del marxismo ortodosso, per poi inquadrarlo in
una chiave di lettura più larga che non l'esaurisca ma la ponga tuttavia al
contempo come centrale, chiave di lettura secondaria nella quale sia possibile
cogliere i meccanismi e le dinamiche di sfruttamento, oppressione, dominio,
domesticazione/standardizzazione, alienazione spirituale (oltre che materiale,
già contenuta nel "nucleo centrale" della contraddizione Capitale-Lavoro). Tutto
ciò (lotta alla proprietà escludente dei mezzi di produzione, lotta al
signoraggio ed ai potentati finanziari internazionali, difesa dell'ambiente)
serve non come fine a sé stesso, ma va inquadrato nel fine di una più ampia
liberazione ontologica dell'Umanità alienata sia materialmente che
spiritualmente, e perciò oggetto di malesseri materiali e psicologici. Serve un
metissage, una fusione virtuosa di diverse dottrine e suggestioni: dal
socialismo classico stile prima internazionale, come non se ne vede quasi più da
molto tempo ormai, a quel filone di analisi che i detrattori definirebbero "complottiste/cospirazioniste";
dall'ecologismo radicale alle ultime sperimentazioni da cui prendere
ispirazione, quali lo zapatismo, il pensiero libertario, anarchico e
controcorrente, le TAZ di Hakim Bey, la rivolta irrazionalista contro la pretesa
dell'attuale ordine sociale di standardizzare, centellinare e cotnrollare ogni
aspetto della vita e dell'esistente. Serve pensare la riconciliazione tra natura
e cultura, il pieno godimento della partecipazione al cosmo di cui parla Camatte,
il mondo nuovo da costruire, come da ricercare non nel "futuro", come i troppo
ottimisti progressisti/sviluppisti lo intendono quale frutto di
deterministicamente necessarie fasi storiche che ineludibilmente si susseguono
(per cui addirittura il colonialismo o la guerre imperialiste furono e sono
sostenute da "tanta sinistra" con la demenziale aspettativa di far esplodere le
contraddizioni, "civilizzare" popoli presuntamente incivili rispetto
all'orrendamente civile occidente, arrivare prima all'esautorazione dei mercati,
e quindi via via al Socialismo). Serve al contrario pensare il nuovo mondo, la
società liberata, come né nel futuro, né nel presente, né nel passato... non è
in nessun luogo... u-topos... per questo è utopica; non è nemmeno in QUESTA
storia, ma è altrove. Al contempo, proprio perché trascende questa storia, non
situandosi in uno dei suoi tempi convenzionali, non ne rispetta i principi
cronologici: il nuovo mondo e la nuova vita sono hanno contemporaneamente
elementi del (nostro) passato, presente e futuro: i più antichi miti, tradizioni
e culture dei popoli si fondono con le più futuristiche utopie; la riscoperta
del locale, della comunità, e dei piccoli spazi si fondono con la coscienza di
appartenere allo stesso mondo ed alla stessa Umanità; il riconoscimento della
centralità della contraddizione materiale Capitale-Lavoro non esclude - ma ne è
al centro - della più ampia contraddizione e scontro ontologico tra
Capitale-Umanità e Capitale-Natura. Molte dicotomie pensate come tali si
sgretolano e si sciolgono, giungono a sintesi e superamento, dimostrando che la
chiave di lettura attraverso cui molti problemi erano concettualizzati era in
realtà "fuori fuoco". Tale movimento, partito o associazione potrebbe chiamarsi
"Nuova Via - Vivere Differentemente", proprio in omaggio alla radicalità che
serba sia nella società che propone, sia anche nella modalità in cui supera
dicotomie fino ad oggi pensate come radicalmente in opposizione.
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