Il cinema
criminale americano ha sviluppato due grandi figure simboliche, il detective
privato “Hard boiled”e il Gangster.
Sono entrambi personaggi fondati sull’individualismo, ma si può dire che il
primo costituisce uno sguardo critico ed etico su una società cui si sente
estraneo facendone parte, mentre il secondo ne incarna il dinamismo amorale e
le sue tragiche contraddizioni. Inoltre, se il detective privato ha una
derivazione in gran parte letteraria, la figura del gangster proviene da un
più complesso intreccio che comprende reali avvenimenti di cronaca e
elaborazioni giornalistiche: nel momento in cui si impose sullo schermo
all’inizio degli anni 30, costituì un grande fenomeno di costume, attingendo
contemporaneamente all’aspetto sociale e a quello psicologico, con la sottile
allusione al sottobosco sociale e al buio interiore.
Robert Warshow nel 1948, scrisse un celebre saggio dal titolo “il gangster
come eroe
Tragico”, rifletteva sul argomento da una prospettiva che andava al dì là d’un
ottica strettamente cinematografica, esponendo tesi destinate ad esser riprese
da altri autori.
Warshow parte dalla constatazione che, anche nell’ambito della cultura di
massa e del suo forzato ottimismo, “esiste sempre una corrente opposta, che
cerca di trasmettere, con i mezzi di cui dispone, quel senso di disperazione e
di inesorabile fallimento che lo stesso ottimismo contribuisce a diffondere”.
Il gangster film , inteso come esperienza estetica che va ben al di là di un
semplice rispecchiamento della criminalità reale, sarebbe appunto un
espressione di questa corrente, capace di esprimere “il senso del tragico così
come lo percepisce il mondo moderno”. In particolare,
esprime la tragedia dell’individualismo nella società di massa: se alla fine
di ogni film il gangster muore o comunque fallisce – sostiene Warshow – non è
perché usa dei metodi illegali, ma perché è sottomesso all’imperativo del
successo. In questo modo, è una figura critica, perché da voce a quella parte
della psiche americana che respinge le caratteristiche e gli obblighi della
vita moderna, che respinge l’americanismo ma ha al tempo stesso anche un
carattere consolatorio: perché la morte inevitabile del gangster ci permette
di accettare anche il nostro fallimento.
Dal punto di vista narrativo, Nepoti analizza la tecnica del Rise and fall.
Sarebbe a dire, l’ascesa del criminale e l’apparente salto di qualità nell’
”high society”e la caduta fatale: ad esempio il celebre Scarface di Brian De
Palma; Tony Montana , interpretato da Al Pacino riesce ad ottenere tutto:
Soldi, la moglie del boss, e poi quando tutto sembra perfetto, avviene
l’inevitabile. La caduta è segnata da delle piccole crepe: L’allontanamento
degli amici, la scarsa fiducia della moglie, sua sorella che comincia ad
odiarlo la madre che l’ha sempre criticato, tutte avvisaglie che sembrano
alludere alla debacle dell’eroe di De Palma. Nepoti sostiene che la discesa è
dovuta al rifiuto di Tony nel vivere come tutti quanti. Il delirio di
onnipotenza lo assale e finché riesce a governare le redini del gioco, il
gangster rimane in sella, ma nel momento in cui i sentimenti prevalgono,
l’umanità per intenderci, che non è tipica del mondo criminale, Tony cade e si
comincia a far male. Il film culminerà nella sparatoria finale, dove Pacino
sarà riempito di pallottole.
Invece il detective hard boiled Chandleriano, stile Hunphrey Bogart per
intenderci, raggiungerà la sua dimensione all’inizio del decennio anni ‘70.
Torna peraltro la tendenza storica del poliziesco americano , quella che
riscopre le sue radici western, il giustiziere individualista e la caccia
all’uomo. Non a caso, i due film-chiave
riguardano dei poliziotti: uno è l’eccellente “Ispettore Callagan”nel Il caso
scorpio è tuo, che porta nella metropoli il western del taciturno Clint
Eastwood e rilancia in termini di seduzione la mitologia del giustiziere come
corpo e come star, che si taglia anche fisicamente nel paesaggio cittadino.
L’altro film, è Il braccio destro della legge che ridefinisce l’immaginario
urbano, rifacendosi a film come La città è nuda e catalogando i cliché di un
nuovo realismo, in un racconto inteso ancora una volta in termini di caccia
all’uomo(l’europeo Fernando Rey). Tre anni dopo, ecco scendere in campo anche
John Wayne in persona(é una sporca faccenda, Tenente Parker), mentre Charles
Bronson torna nel West per ricevere l’investitura della sua missione
metropolitana(Il giustiziere della notte), sostituendosi ad una polizia
incompetente: con lui, l’unità d’azione si disperde in una serie d’omicidi
quasi casuali, la caccia al mostro diviene un gesto ripetitivo e isterico. In
molti di questi film, inoltre, non si tratta più di combattere il crimine
organizzato, ma il teppista da strada, il delinquente di cui non si vogliono
conoscere ne il nome, né il nome né le motivazioni : più banalmente, il
disordine di una società che minaccia per le sue trasformazioni. Come ha
osservato Alessandro Camon, è un aspetto che non riguarda solo l’ideologia, ma
anche l’estetica, e in particolare la nozione di realismo: “ci sembra in
effetti un tratto caratteristico della sensibilità estetica contemporanea -
scrive – l’inclinazione a considerare quelle rappresentazioni della società
che ne enfatizzano il disordine e la violenza come intrinsecamente più fedeli
alla realtà di quelle che contengono l’assunto di un armonioso operare
collettivo”.
Più in generale, è anche la reazione ad un cinema che si è fatto spesso
analitico e verboso, come testimoniano proprio i recuperi del detective
privato da parte di registi più attenti all’influenza europea( Pakula, Penn,
Altman, oltre a Polanski): e sappiamo come l’Ispettore Callagan sia un
manifesto ideologico più che estetico. Tra l’altro, le due tendenze presentano
alcuni aspetti comuni: come il detective privato, anche il poliziotto si
presenta in quanto eroe individualista, che vive in maniera conflittuale il
rapporto con la comunità; e in entrambi i filoni si pone in maniera primaria
l’esigenza di definire un proprio stile e una propria idea di cinema
rapportandosi con la tradizione, sia pure in direzioni opposte.