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E’
inutile nascondersi dietro un dito. Dopo le votazioni regionali dell’anno
passato erano in pochi a credere nella possibile rimonta della Casa delle
Libertà in vista di un 2006 pregno di test elettorali.
Pur
trascinando il centrodestra fino ad un soffio dalla vittoria, Silvio Berlusconi
ha mancato l’obiettivo sperato.
L’accozzaglia di partiti del centrosinistra è riuscita a raccogliere 25 mila
voti in più alla camera e, addirittura, è riuscita a perdere il senato (48,9
contro il 50,2 della CdL). Una legge elettorale drammatica ha fatto il resto,
aggiungendo ai voti nazionali quelli dei nostri connazionali all’estero. Da più
parti si parla di brogli ma senza dubbio la tendenza generale non penso sia
stata stravolta.
L’armata
prodiana ha dunque occupato con incredibile sfacciataggine tutte le più alte
cariche dello Stato, stracciando di fatto le norme non scritte che regolavano
l’alternanza bipolare degli ultimi tempi: Presidente della Repubblica,
Presidente del Senato, Presidente della Camera e l’inevitabile Presidente del
Consiglio.
Ci
dissero che proprio a causa dello squilibrio evidente nella “spartizione” delle
poltrone importanti il centrosinistra targato Prodi sarebbe stato magnanimo nei
confronti dell’opposizione concedendole qualche “strapuntino”, rappresentato
dalle varie commissioni.
Ebbene,
anche lì le presidenze sono state ad esclusivo appannaggio delle sinistre
(eccetto una, per la precisione!).
Mi
domando: quante milioni di persone avrebbe trascinato in piazza la sinistra se
a compiere un’operazione politica del genere fosse stato Silvio Berlusconi?
Meglio lasciare stare e non pensarci.
L’Italia
è una repubblica democratica e chi vince governa e, se ha i numeri, può
permettersi di sfogare la propria fame di potere occupando e lottizzando tutto
quello che incontra.
E’ una
sacrosanta verità, ma è necessario ricordare la maggioranza risibile al senato
(due parlamentari) e, aspetto non secondario, il fatto che il centrosinistra che
ora si vanta di governare il nostro paese è la risultante della somma di 17
partiti e partitelli privi di una collante politica, eccetto
l’antiberlusconismo.
Che
significa tutto ciò? Che la Facile stagione dei “NO” sempre e comunque è finita.
Questa pregiudiziale politica ora ha smesso di avere effettivamente un senso.
I
comunisti massimalisti (quelli di Ferrando, per intenderci) dovranno trovare un
accordo con i cattolici di Mastella, i radicali iperliberisti di Capezzone
dovranno operare in armonia con lo statalismo viscerale di Fassino, i Verdi
antiprogressisti dovranno collaborare col moderatismo rutelliano, i cosiddetti
“movimenti” rappresentati dallo spaccavetrine Caruso dovranno accordarsi con il
leader di manipulitista Di Pietro.
Dopo che
i vari Napoletano, Bertinotti, Marini e Prodi si son seduti sulle loro comode
poltrone il Presidente del Consiglio ha meditato sulla necessaria convivenza che
dovrà esistere tra i due poli, sapendo intimamente che il famoso programma
dell’Unione non è altro che un volumaccio di 280 pagine scritte in politichese
in cui si parla di tutto e si critica tutto.
Ora le
possibili soluzioni sono tre:
1)
Immobilismo distruttivo; Prodi e la sua (finta) maggioranza andranno avanti
senza mai toccare quei temi che per antonomasia creano malumori tra le sue file,
evitando così di ripetere quello che successe durante il suo precedente governo.
In pratica tirerà i remi in barca, userà i 5 anni di governo foraggiando
l’isterica nomenclatura dei Ds e distruggerà tutte le 36 riforme ideate e votate
dal precedente granitico governo.
2)
Botte piena e moglie ubriaca; Prodi e la sua
(finta) maggioranza regaleranno alle frange estremiste della coalizione quelle
riforme che il governo spagnolo ha compiuto fino ad oggi. La deriva Zapaterista
permetterebbe all’Unione di compiere riforme condivise dall’anima “moderata”
dell’alleanza. Sì, va bene, ma a che prezzo? Stanze del buco e matrimoni gay?
3)
Mano protesa verso l’opposizione; Prodi e la sua
(finta) maggioranza dovranno di volta in volta accordarsi con gli anelli deboli
della Casa delle Libertà (CDU in testa) a seconda di quelle che sono le
necessità del momento, cercando inciuci degni di quello che abbiamo già visto
nel quinquennio 1996/2001, quando Prodi fu cacciato per far posto (aggiungerei
giustamente) al leader del partito che da solo valeva la metà della coalizione.
Posso
dire che mi turba pensare a questa realtà ma è quella che obiettivamente appare
di fonte agli occhi di chi la politica la segue.
Son certo
che l’Italia non si merita quello che sta vivendo.
Vedremo
insieme come si evolveranno gli eventi.
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