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Silvio Berlusconi ha appena scelto la via "cauta": evitare l'accorpamento del
referendum con il primo turno del prossimo evento elettorale per evitare
eventuali ritorsioni leghiste. Perfettamente comprensibile dal punto di vista
politico evitare di impuntarsi, inutile scandalizzarsi dal punto di vista
"morale": sebbene i recenti eventi avessero suggerito massimi accorpamenti
elettorali, non dobbiamo dimenticarci del fatto che tutto viene regolato dalla
tanto acclamata e vituperata costituzione. Sì, proprio lei, non finiamo mai di
parlarne. Le elezioni europee (come anche quelle amministrative) hanno certe
regole elettorali: il referendum
ne ha altre, diversissime soprattutto per quanto riguarda la validità, cioè il
famoso quorum da raggiungere e spesso unico vincolo da cogliere per chi propone
gli stessi quesiti referendari. Queste regole stanno scritte nella Costituzione.
E' semplicemente impossibile mettere insieme consultazioni popolari così
diverse, è assurdo che illustri difensori della liceità partigiana della
costituzione si stiano evidentemente e definitivamente mostrando così insulsi
nel dipingere una situazione così diversa da quella che è.
E ancora. Mai fino ad ora nella storia della Repubblica Italiana (nè governi di
destra nè governi di sinistra) hanno accorpato referendum con elezioni di varia
natura, pur essendocene state le possibilità. Oggi chiaramente agli oppositori
si attaccano a questi eventi, sottolineando le naturali differenze di vedute tra
(l'ipotetico) partito di maggioranza e (l'ipotetico) partito che scomparirebbe,
vale a dire rispettivamente tra Popolo della Libertà e Lega nel momento in cui
il referendum passasse e superasse il quorum.
Concludo quindi dicendo che, oltre il suddetto discorso meramente
"costituzionale", l'atteggiamento della lega è dal canto loro più che mai
comprensibile. Ora basta, per favore, si parli d'altro.
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