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Fannulloni. La
parola chiave di questo scorcio di legislatura. Da dipendente pubblico quale
sono inorridisco di fronte ad alcuni aspetti che contraddistinguono la Pubblica
Amministrazione. Oltre alla quasi totale mancanza di meritocrazia, ciò che mi fa
pensare è quello slancio di “invicibilità” che coglie qualche dipendente nel
momento in cui entra a far parte con un contratto a tempo indeterminato nel
magico mondo del pubblico impiego. Sia chiaro, e questo lo sottolineo subito per
evitare d’essere oggetto di critiche generaliste, quello che sto dicendo
riguarda solo alcuni elementi (una minoranza in verità), ma innegabilmente pur
sempre presenti.
Il fatto che questo governo si stia impegnando a combattere questo “cancro” è la
notizia che sicuramente dovrebbe far sorridere la cittadinanza, dato che questa
gente viene pagata coi soldi dei contribuenti. La rimozione dei “fannulloni”
determinerebbe molteplici risvolti positivi, tra cui una migliore efficienza
della macchina pubblica, già per sua natura colma di ingranaggi che ne
rallentano il moto, rendendolo lento e svogliato.
Lo Stato ha il dovere morale di curare gli interessi di chi lavora al proprio
servizio, ma ciò deve avvenire in maniera meritocratica. Nulla è dovuto a
nessuno, se non il rispetto dei diritti e dei doveri dei contratti.
Quello che è successo fino ad oggi è invero deprimente. Anche laddove lo Stato
era riuscito ad individuare quegli ingranaggi inoperativi (anche magari per
effettiva inutilità della stessa figura professionale) i tentacoli del sindacato
e della magistratura erano riusciti a levare d’impaccio il lavoratore che,
sentenza dopo sentenza, ha preso atto della propria situazione di salariato
tutelato, salvato, soccorso e assistito.
Oggi la svolta. Oltre ai “fannulloni”, cioè quei lavoratori, presenti sul posto
di lavoro, ma con un rendimento scarso o nullo, si parla anche degli
“assenteisti”. Contro di essi si schiera il Ministro Brunetta, con la piena
condivisione di Pietro Ichino, uno dei massimi esperti di diritto del lavoro, ex
parlamentare del PCI. Fu tra i primi a proporre di licenziare i “fannulloni”.
Sembra che i tempi siano maturi per voltar pagina.
Quando le riforme sono condivise son più facili da far “digerire” alla gente,
che non le vede come un’imposizione monocolore di un partito o di una
maggioranza.
Ma sapete quale è la novità? Non occorrono nuove leggi: il licenziamento dei
fannulloni è già previsto dalla normativa in vigore. E’ sufficiente intervenire
sull’organizzazione dell’apparato burocratico dello Stato. E’ necessario
conoscere il carico di lavoro di ogni singolo ufficio e in base ad esso
riassegnare il personale necessario: così facendo si evita che vengano
considerati “fannulloni” anche quei dipendenti che non lavorano perchè non hanno
nulla da fare. Ora gli attuali incentivi sono erogati se gli obiettivi
prefissati sono raggiunti dall’intera struttura operativa e quindi sono
corrisposti a cascata, a tutti i dipendenti. Non si fa distinzione fra chi
lavora e chi non lavora.
E fondamentale tuttavia che eventuali “selezioni” riguardanti le valutazioni
individali non siano inquinate: parlo della questione dell'autonomia
decisionale, soprattutto in rapporto agli apparati gerarchici politici.
Senza contare anche la responsabilità reale dell’eventuale nullafacenza di un
lavoratore (potenziale, ma inoperativo): in relazione al risultato individuale
infatti non è da confondere tra quanto è causato da vizi individuali (pigrizia)
e quanto, al contrario, da difetti collettivi (disorganizzazione della
struttura).
In definitiva è necessario introdurre dei sistemi di misurazione dell’efficienza
ed efficacia tesi a rilevare anche la produttività dei singoli, magari in
relazione alla mansioni ed al lavoro che dovrebbe svolgere l’ufficio in cui
prestano il loro servizio. Non è semplice, è vero, ma è molto meno difficile di
come molti pessimisti pensano.
La voglia di far bene del Governo e di Renato Brunetta mi ispira fiducia, io
sono tra gli ottimisti.
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