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La freccia del Parto, che ci
lanciano contro i Comunisti autoritari, quando non hanno più
altri argomenti da oppone alle nostre solide ragioni, è di
dipingerci come " nemici della Rivoluzione Russa "-
Poiché noi combattiamo la
concezione dittatoriale della rivoluzione, d'accordo in ciò coi
nostri compagni russi, rilevando a sostegno delle nostre
argomentazioni le conseguenze funeste dell'indirizzo
dittatoriale della Russia rivoluzionaria e mettendo in luce i
gravi errori di quel governo, solo per questo si dice che noi
combattiamo la Rivoluzione Russa.
Non si tratta qui soltanto di una
ingiusta accusa: essa è una menzogna ed una calunnia insieme.Se
la causa della Rivoluzione è la causa della libertà e della
giustizia, non astratte tua pratiche, vale a dire se è la causa
del proletariato, della liberazione di questo da ogni servaggio
politico ed economico, da ogni sfruttamento ed oppressione
statale o privata; se la Rivoluzione è la causa dell'eguaglianza
sociale, noi potremmo a buon diritto sostenere che gli unici
ormai restati fedeli alla Rivoluzione russa, alla rivoluzione
fatta da tutto il popolo lavoratore russo, sono gli anarchici.
Noi comprendiamo che in tempo di
rivoluzione, per un periodo non breve, molte debbono essere le
spine per tutti, e più di tutto pei rivoluzionari, e pochissime
le rose. Non ci facciamo illusioni in proposito. Ma una
rivoluzione cessa di essere tale se, sia pure per poco, non è, e
non segna, un miglioramento per le grandi masse, non assicura ai
proletari un benessere maggiore, o almeno non è evidente ai loro
occhi che, cessate certe difficoltà passeggere, il benessere vi
sarà. Cessa di essere rivoluzione se questa non significa in
pratica un ampliamento di libertà di pensiero e d'azione, in
tutte le sue manifestazioni non ledenti la libertà altrui, per
tutti coloro ch'erano oppressi dal vecchio regime.
Questi sono i concetti e sentimenti
che ci guidano nella nostra propaganda e nella nostra polemica.
Propaganda e polemica che non sono affatto animate da spirito
settario, e tanto meno da asti o da interessi personali; e che
non proseguiamo affatto per un puro esercizio critico e
dottrinario. Noi sappiamo di adempiere nn duplice dovere,
invece, d’importanza politica immediata.
Lo studio della rivoluzione russa,
la luce gettata sugli errori di coloro che la governano, la
critica al sistema bolscevico che colà ha trionfato, da un lato
è per noi un dovere di solidarietà politica coi nostri compagni
russi, che per avene le nostre idee, per sostenere il nostro
punto di vista - che noi crediamo più rispondente agli interessi
della rivoluzione e del proletariato - in Russia vengono da quel
governo privati d'ogni libertà, perseguitati, imprigionati,
esiliati e taluni mandati alla morte. Dall'altro lato è un
dovere mettere in luce l'errore bolscevico, perché se una crisi
consimile si determinasse nei paesi occidentali, il proletariato
si guardi bene dal mettersi per una via, dal sottomettersi ad un
indirizzo che noi sappiamo ormai per esperienza diretta
significare il naufragio della rivoluzione.
Se cosi pensiamo, se di ciò siamo
profondamente persuasi il che i nostri avversari non possono
mettere in dubbio, perché non vi sono altri interessi o passioni
che possono deviare a tal proposito il nostro spirito - noi
abbiamo il dovere, come anarchici e come rivoluzionari, di non
tacere. Ma significa tutto ciò che noi ci mettiamo contro la
Rivoluzione russa?
La Rivoluzione russa è il fatto
storico più grandioso dei nostri tempi. Affrettata e facilitata
da una enorme causa, la guerra mondiale, ha superato questa in
grandezza ed importanza. Se essa fosse riuscita, se riuscisse,
se riuscirà - come noi malgrado tutto vogliamo sempre augurarci
- a spezzare le catene del salariato che avvincono la classe
operaia, se alle conquiste delle rivoluzioni precedenti
aggiungerà quella dell'uguaglianza economica e sociale, della
libertà per tutti non solo di diritto ma di fatto, vale a dire
con la possibilità materiale per tutti di fruirne, la
Rivoluzione russa supererà in importanza storica la stessa
rivoluzione francese del 1789-93.
Se la guerra mondiale non sarà
riuscita a stroncare netta ogni speranza di resurrezione per gli
oppressi nel mondo, se a causa sua gli uomini non saranno stati
respinti per secoli, e non oltre un certo limite, a ritroso
verso l'animalità ancestrale ciò si dovrà incontestabilmente
alla Rivoluzione russa. 1 la rivoluzione russa che ha
risollevato i valori morali e ideali della umanità, che verso
una umanità più alta ha spinto tutte le nostre speranze e
insieme lo spirito collettivo di tutti i popoli.
Mentre in quella triste alba del
1917 tutto il mondo sembrava precipitare nell'orrore, nella
morite, nella menzogna, nell'odio, nel buio più nero, ecco che
la Rivoluzione russa ci ha inondati ad un tratto, nel mondo
intero, guanti soffrivamo i per la tragedia interminabile, di
una luce abbagliante di verità e di fraternità, ed il calore
della vita e dell'amore ha ripreso a circolare per le vene
esauste, nel cuore inaridito dell'internazionale lavoratrice.
Finché la memoria del fatto memorando rimarrà, tutti i popoli
della terra saranno neo-nascenti al popolo russo di uno sforzo,
che non solo in Russia ed Europa, ma nei più lontani angoli del
mondo abitato da nomini ha risollevato le speranze degli
oppressi.
Non ci dissimuliamo affatto quanto
di fatica, d'eroismo, di sacrificio e di martirio lo sforzo del
popolo russo abbia costato.
Noi anarchici non abbiamo seguito i
passi della rivoluzione con restrizioni mentali, con spirito
settario. Non abbiamo mai né in pubblico né nel nostro intimo
detto: fin là, ma non oltre. Finché la rivoluzione è andata
avanti, non ci siamo preoccupati di quale fosse il partito che
ne ricavasse
più rinomanza. Nessuno parlava
degli anarchici russi, o quasi, allora. Noi sapevamo che questi
- e poi le notizie confermarono coi fatti la nostra persuasione
- dovevano essere in prima linea nella battaglia, fattori
ignorati ma importanti della rivoluzione. E ciò ci bastava.
Non abbiamo interessi di partito,
né i sacrifici de’nostri han bisogno d'essere messi a frutto,
per guadagnare i privilegi del domani; e quindi quel silenzio
sull'opera dei compagni nostri non turbava la nostra gioia. E
quando i bolscevichi dal marzo al novembre, prima di andare al
potere (ed anche per qualche mese dopo, finché l'amara
esperienza non confermò le previsioni suggeriteci dalla
dottrina) apparvero come i più energici nemici dei vecchi
oppressori, della politica di guerra, d'ogni transazione con la
borghesia; e combattevano il radicalismo democratico abbarbicato
al capitalismo, e con questo i social-patriotti, i riformisti, i
socialisti rivoluzionari di destra, i menscevichì; e cooperavano
dopo un po' d'esitazione a buttare all’aria l'equivoco della
Costituente, gli anarchici senza stupìde invidiose rivalità
erano al loro fianco.
Al loro fianco erano idealmente,
spiritualmente, fuori della Russia, e più praticamente sul
terreno della propaganda e della politica contro la calunnia e
la diffamazione borghese. Più praticamente ancora lo furono (e
ciò anche quando era annunciata l'opposizione sul terreno
polemico) contro i governi borghesi, quando si trattò di
impedire sul terreno dell'azione diretta nei limiti del
possibile il blocco infame contro la Russia e gli
approvvigionamenti di guerra ai suoi nemici. Ogni volta che
l'interesse della rivoluzione e del popolo russo appariva in
giuoco, gli anarchici non si sono tirati indietro, anche se
capivano che ciò poteva avvantaggiare indirettamente degli
avversari.
La stessa cosa, su più vaste
proporzioni, con maggiore dispendio di energie ed in più i
sacrifici della lotta armata e cruenta, è avvenuto in Russia,
dove i nostri compagni si sono battuti per la rivoluzione contro
lo czarismo prima del 1917 con l'opposizione tenace alla guerra,
e dopo con le armi in pugno in marzo; poi contro la democrazia
borghese e social-riforrnista in luglio e in ottobre; battendosi
in fine su tutti i campi, lasciandovi i loro morti, contro
Judenicht, contro Denichi-ne, contro Wrangel, contro i tedeschi
a Riga, contro gli inglesi ad Arcangelo, contro i francesi a
Odessa, contro i giapponesi in Siberia. Molti di loro (e non è
il caso di vedere qui se e fino a che punto hanno avuto torto)
hanno collaborato coi bolscevichi nell'organizzazione interna,
civile e o militare, in ciò che ad essi sembrava meno in
contrasto con la propria coscienza e a vantaggio della
rivoluzione. E se oggi gli anarchici russi sono all’opposizione
in Russia e combattono la politica ed il governo bolscevico, non
fanno che proseguire -minoranza eroica - la lotta per la
rivoluzione incominciata in marzo 1917.
Il governo russo attuale non solo
non è la Rivoluzione Russa, ma n'è divenuto la negazione. Ciò
era del resta inevitabile pei fatto d'essere esso un governo.
Combattere, sul terreno polemico e
o con argomenti rivoluzionari, che
non hanno nulla a che fare con gli argomenti dei nemici 4ella
rivoluzione, il governo russo, non solo dunque non significa
avversare la rivoluzione, ma difenderla, ma metterla in miglior
luce, ma liberarla dalle macchie che il grosso del pubblico vi
vede, che sono macchie non sue tua del partito di governo, della
sua nuova casta dominante che parassitariamente sì va formando
sul suo tronco a danno della grande maggioranza del
proletariato.
Tutto ciò non ci impedisce affatto
di comprendere la grandiosità del rivolgimento russo, di
renderai conto del rinnovamento che da esso è venuto per una
buona metà della nostra Europa. Solo ci opponiamo alla pretesa
di un solo partito di monopolizzare il merito e i frutti d'un
fatto così enorme, avvenuto ceno anche con la sua
partecipazione, tua nelle proporzioni ragionevolmente
attribuibili al numero ed all'organizzazione sua. La Rivoluzione
russa non è d'un partito, ma di tutto un popolo; ed è questo
l'attore vero e principale della vera Rivoluzione russa. La
grandezza della quale non consiste negli ordinamenti di governo,
nelle leggi e nei fatti militari, ma nel cambiamento profondo
effettuatosi nella vita materiale e morale della popolazione.
Questo cambiamento è innegabile. Lo
czarismo è morto in Russia, e con esso è morta tutta una sede di
mostruosità senza fine. La vecchia classe dominante, nobiliare e
borghese è distrutta, e con esosa sono state distrutte dalle
fondamenta tante cose, e soprattutto tanti pregiudizi che si
credevano incrollabili. Se la Russia avrà la disgrazia, come
pare, di veder formarsi in lei una nuova classe dirigente,
l'abbattimento delle antiche così radicate fa sperare che il
dominio della nuova potrà non difficilmente essere abbattuto a
sua volta. L'idea inizialmente libertaria dei " Sovvieni ",
benché guastata dai bolscevichi e resa una ruota burocratica
della dittatura, non invano conquistò l'anima russa; in essa è
in germe la nuova rivoluzione, che sola può attuare il vero
comunismo, il comunismo con la libertà.
Il rinnovamento morale della
Russia, dovuto alla rivoluzione, nessun governo potrà né
appropriarselo né distruggerlo; ed è merito esclusivo della
rivoluzione popolare, non di un partito politico. " Epperò,
malgrado tutto (mi scriveva un compagno tornato dalla Russia
tempo fa, dopo le critiche allo governo bolscevico)
l'impressione che fa l'insieme della vita del popolo russo è
così grande che tutto qui, nell'Europa capitalista, sembra in
paragone meschino e stupido, " piccolo borghese ". Niente di
volgare colà; non si sentono mai di queste canzoni volgari
cantate da gente ubriaca; l'atmosfera così ripugnante, delle
domeniche e dei luoghi dove anche il popolo si diverte nei paesi
occidentali, colà non esiste. Il popolo vive realmente, tra
sacrifici e patimenti indicibili, una vita morale più intensa e
migliore ".
La Rivoluzione russa continua
dunque a vivere, realtà, in seno al popolo russo. È la
rivoluzione che noi amiamo, alla quale inneggiamo con
entusiasmo, con cuore pieno di speranze.Ma la rivoluzione e il
popolo russo, lo ripetiamo senza stancarci, non sono il governo
che li rappresenta all'estero, dinanzi alla gente superficiale.
Un amico, tornato nel 1920 entusiasta dalla Russia, alle mie
rimostranze perché i sovieti fossero colà una specie di
subordinazione umiliante, e la loro medesima elezione fosse
manipolata " fascìsticamente " dagli agenti del governo,
imprudentemente mi rispose:
" Ma se la maggioranza dei
proletari potesse eleggessi sul serio i sovieti che
preferirebbe, il governo bolscevico non resterebbe al potere una
settimana di più! "
Se questa è la verità, quando noi
critichiamo non le persone, non i singoli, dei quali più volate
abbiamo anzi preso le difese contro i loro calunniatori della
stampa venduta al capitalismo,
- quando noi, guidati dalla
preoccupazione costante di non cadere con questa critica in
errori ed esagerazioni, attacchiamo il partito dominante in
Russia e i suoi partigiani desiderosi di imitarlo in ha. ha,
perché vediamo i suoi metodi essere nefasti alla rivoluzione, e
tradursi in vera e propria
controrivoluzione, come si può dire
che " ci mettiamo contro la Rivoluzione russa
Il proletariato che ci conosce e ci
ascolta sa che si tratta d'una affermazione cattiva e ridicola,
come sono cattivi e ridicoli i pennivendoli della borghesia,
quando vogliono far passare come offese ed accuse a tutto il
popolo italiano le critiche giustamente aspre, con cui
concordiamo anche noi, che i rivoluzionari stranieri rivolgono
al governo ed alla classe dominante d'Italia.
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