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Una
provocazione? Non penso. Questo articolo vuole essere uno spunto per ragionare
insieme.
Tutto nasce da un articolo che ho letto di recente in un quotidiano romano (il
Tempo, il Messaggero, non ricordo) in cui veniva descritto l’accendersi della
diatriba riguardo il progetto di dedicare nuove vie a Craxi, Almirante,
Berlinguer e Fanfani (idea veltroniana perfezionata da Alemanno). Tra gli
oppositori dell’idea cito gli ultimi cocci di una sinistra residuale nonché la
scontata e penosa Italia dei valori (un bravo editorialista ha scritto, con
ironia, che Di Pietro sotto la targa di “via Garibaldi” probabilmente
scriverebbe «latitante a Caprera»).
Il resto è tutto già visto e noioso. Giorgio Almirante, tempo fa, era stato
descritto come un terrorista perché a Latina volevano dedicargli un piazzale:
nel mentre, a Napoli, via Almirante l’auspicava persino una come Rosa Russo
Iervolino. E Craxi? In Sardegna, via Craxi c’è da anni e incrocia viale
Berlinguer. I dubbi se permettete sono altri, e altre le domande da porre.
Passi per le numerose via Tito, via Lenin, via Marx, via Vietnam, via Mao. Ma,
ecco: via Stalin? Come è possibile, in Italia, che sopravvivano delle vie
dedicate a Stalin? Che c’è scritto sotto? Sanguinario? Carnefice? Assassino?
Criminale politico? Massacratore? Sterminatore? Creatore di gulag? Occhio che
prima o poi qualcuno, a proposito di sanguinari, reclamerà la par condicio. I 6
milioni di ebrei, dopotutto, non sono che l’ombra dei 25 milioni di morti di
matrice staliniana.
Ma forse agli amici sindaci comunisti con le forbici in mano, nell’atto di
inaugurare nuove strade, è sconveniente ricordare simili antiche verità.
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