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La
settimana post-elettorale ha visto il Partito Democratico cercare in altri le
colpe che invece avrebbe molto più semplicemente trovato guardandosi allo
specchio. Così, mentre un irascibile Di Pietro continua a sbraitare che se
Berlusconi continua a vincere è solo perché ha i media dalla sua parte, un Prodi
abbandona la poltrona da presidente del Pd; sempre su quel versante i comunisti
abbandonano la linea cachemire-bertinottiana per abbracciarne una più “dura e
pura”. Si guardano, si scrutano, forse si odiano. Pensare che il governo Prodi
li costringeva a stare insieme solo oggi fa comprendere a che situazioni si era
arrivati: la litigiosità che appariva guardando i giornali era evidentemente
solo la punta dell’iceberg, il resto era tutto celato agli occhi “giudici” degli
elettori.
Volgiamo pagina e parliamo dell’altro versante. C’è da sottolineare la
signorilità di Casini che, nell’ammettere la sconfitta numerica, ha anche
augurato al Cavaliere un fruttuoso proseguio nell’attività di governo. Storace
ha con la consueta franchezza indicato in Fini la causa d’ogni male: per quanto
mi riguarda la Santanchè è stata troppe volte sopravvalutata, i numeri de La
Destra gonfiati e, paradossalmente, quella che doveva essere una scelta di
coerenza non è all’elettore apparsa tale (pensando ai numeri di Alleanza
Nazionale delle ultime elezioni, solo il 15% ha seguito Storace).
Parliamo ora del Governo che verrà.
Nella settimana in cui la Confederazione Italiana fra le Associazioni
Combattentistiche e Partigiane annuncia che “L’Italia sta correndo nuovi
pericoli e emergono sempre più rischi per la tenuta del sistema democratico”, la
macchina democratica (dopo le elezioni democratiche) della democratica Italia
continua il suo iter. Di fronte a queste affermazioni io provo a sorridere,
cerco ragioni per farlo, ma la realtà è che qualsiasi elezione che vede il
centro-sinistra non vincere turba i sonni di molta gente. Il 25 aprile di 63
anni fa è caduto il fascismo: penso che sia il caso di iniziare ad essere
realisti. Basta fantasmi. O sbaglio?
Analizziamo velocemente i nomi che circolano dei possibili ministri del Governo
Berlusconi IV.
Tremonti all’economia (confermato dopo il precedente mandato), Maroni
all’interno (un leghista al posto giusto, mi vien da dire), Frattini agli esteri
(dall’Europa al mondo), La Russa alla difesa (l’uomo giusto, ex aennino tutto
d’un pezzo), Pera alla giustizia (anche se vedrei bene anche la Bongiorno),
Bonaiuti ai beni culturali, Bondi all’istruzione (un ex comunista nel serbatoio
elettorale delle sinistre), Scajola alle attività produttive e il rampante Zaia
alle politiche agricole (esponente leghista, capace e lungimirante). Tra i
vicepremier, accanto all’inarrivabile Gianni Letta vacilla la figura di
Calderoli, ma forse è ancora presto per esporsi. Per quanto concerne la 2ªcarica
dello stato, a Palazzo Madama sono in rialzo le quotazioni di Schifani.
Un mio giudizio? Il giusto mix tra esperienza e gioventù da verificare solo di
fronte ai problemi che affliggono l’Italia.
La prima seduta della nuova legislatura dovrebbe esserci il 29 aprile,
successivamente le consultazioni per la nomina dei presidenti delle camere.
Presumibilmente, entro il 10/12 maggio il parlamento dovrebbe entrare nella
piena operatività, con gruppi e commissioni insediate e presidenti eletti.
Si vedrà, l’importante è velocizzare questa burocrazia dato che il lavoro da
fare è tanto.
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