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MILANO (28
settembre) - E’ la festa del suo partito, ma quello di Berlusconi sembra più che
altro un comizio da ultimi giorni da campagna elettorale. Tema: ”quanto siamo
bravi noi, quanto sono cattivi quelli di sinistra”.
Svolgimento da copione, ma del resto - almeno a giudicare dagli applausi - è ciò
che la platea ama sentirsi dire, anche se quello che si dice scatena l’ennesimo
putiferio: «A questa opposizione» arringa il Cavaliere infervorato «che brucia
la bandiera americana e quella di Israele e dice ”meno sei” dopo la morte dei
nostri soldati dico: vergogna». Il pubblico si entusiasma. Ma lontano da Milano
le reazioni sono di tutt’altro segno.
Casini - forte del voto al rifinanziamento delle missioni in Afghanistan durante
il governo Prodi (An e Fi votarono contro) - chiede perfino l’intervento di
Napolitano «per ristabilire la verità dei fatti. Nessuna polemica politica e
nessun odio come quello che sembra esprimere Berlusconi può giustificare la
totale falsificazione delle cose». Fassino (Pd) va giù altrettanto duro: «Un
discorso vergognoso, indegno di un capo di governo» E deve intervenire, alla
fine, Paolo Bonaiuti per provare a spiegare che, a suo dire, «Berlusconi si
riferiva alle frange dell’estrema sinistra».
In mezzo agli eccessi del comizio, comunque, il capo del Governo si dedica
lungamente al suo oppositore interno: Gianfranco Fini. Il Cavaliere non lo
nomina mai, ma mette sul piatto temi e argomenti che molto hanno a che vedere
con i ”conflitti” sollevati recentemente dal presidente della Camera. Quello,
per esempio, delle questioni ”di coscienza”: bioetica, testamento biologico,
coppie di fatto. Da tempo Fini chiede posizioni meno tetragone su argomenti così
delicati. E, a sorpresa, Berlusconi apre uno spiraglio: «Quando la maggioranza
del partito decide una cosa» esordisce «poi tutti si devono adeguare. Salvo i
casi che riguardano i temi etici. Perché su quelli lasceremo sempre libertà di
coscienza ai nostri parlamentari». E’ la prima volta che lo dice, per lo meno in
modo così esplicito. Una sorta di svolta laicista.
Su tutto il resto, il premier non fa sconti al suo antagonista. Anzi, insinua
perfino una sorta di ”intelligenza con la sinistra” del presidente della Camera
su questioni ugualmente spinose. La cittadinanza agli immigrati? «Una manovra
subdola della sinistra che spera di prendere i loro voti». La scarsa democrazia
nel partito? «Noi siamo più di un partito, siamo un popolo. Ogni opinione
diversa è ben accetta, poi si decide a maggioranza». Le critica all’eccessiva
unità di intenti con Bossi? «Con la Lega ci sono amicizia e affetto, e nessuno
riuscirà mai ad allentare questa alleanza».
”Vade retro Fini”, dunque. Anche se poi Berlusconi prova a smussare sostenendo
che nel partito non c’è alcun contrasto: «Sono le gazzette delle sinistre a
parlare di litigi che invece non esistono». A proposito delle ”gazzette della
sinistra”: i toni del Cavaliere sull’argomento sono meno accesi del solito.
Nessun riferimento ad Annozero, né al dibattito in corso sulla libertà di
informazione. Quel che gli preme, piuttosto, è di andare in tv più sovente: «Ma
il problema è che se io vado a parlare in una televisione è uno scandalo, se
vado in una seconda televisione divento un dittatore, se vado in una terza siamo
al regime e in una quarta siamo ad un atto delinquenziale. Invece Barack Obama è
andato in cinque diverse televisioni a spiegare la sua riforma sanitaria e ha
fatto bene, perché i leader devono prima di tutto informare i cittadini».
Obama gli offre il destro per aprire il capitolo ”battute e barzellette”.
Comincia così: «Vi porto dagli Usa il saluto di un uomo abbronzato, il quale va
in spiaggia con la consorte: Michelle è abbronzata pure lei». Chiude così: «Ehi
tu, abbassa quel cartello» dice a uno in platea «che sennò non vedono quanto
sono bello. Non capisco perché deve diminuire il numero delle mie potenziali
fidanzate». Sipario.
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