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#7 Riflessioni per un Nuovo Socialismo

Lotta all'Imperialismo;

Dicono che gli eroi sono in Iraq in divisa /
chi prende in un mese... euro quindicimila /
Smettetela con la vostra ipocrisia /
non me ne frega un cazzo dei fasci a Nassirya /
nella mia mente c'è sempre Marghera /
chi è morto ammalandosi sotto una ciminiera

(Trade Unions, Spezza le Catene)
 





Poiché le politiche imperialistiche sono storicamente funzionali agli interessi del sistema di produzione capitalistico, fornendo ai ceti dominanti dei paesi che le attuano sia capitale variabile (manodopera) e materie prime a basso costo, sia offrendo una valvola di sfogo a mercati che hanno la necessità di espandersi, pena la propria saturazione, è combattendo e bloccando l'imperialismo di ogni paese che si può riuscire, oltre prioritariamente a far cessare il massacro di uomini, donne e bambini, considerati dagli occupanti peggio di bestie, vera e propria carne da macello, anche a incrinare la stessa macchina dell'accumulazione capitalistica, portando il sistema così inceppato anche alla crisi ed al suo eventuale collasso. Per far ciò occorre ovunque sostenere i popoli in lotta contro l'imperialismo di qualsiasi paese. Le potenze imperialistiche occupanti possono essere sconfitte causando ad esse costi (sia economici, sia in termini di maggiori perdite possibili di vite umane tra le truppe) superiori ai benefici che dall'occupazione stessa trarrebbero. Ovunque va sostenuta ed incoraggiata la cacciata o l'annientamento degli sgherri prezzolati al servizio dell'imperialismo.

Il terzo campo socialista, alternativo al Sistema costituito dagli altri due campi liberalcapitalista e stalinista, che sia effettivamente esistente o che invece sia nelle potenzialità oltre che nelle necessità dell'attuale quadro politico, è inscrivibile in un più vasto ed eterogeneo ulteriore “terzo campo” che lo ricomprende. Tale terzo campo più vasto ed eterogeneo è costituito da tutte le realtà in lotta contro il Sistema ed il suo imperialismo (unitario). Occorre dare pieno sostegno tattico a tutti i movimenti antimperialisti inscrivibili nel “terzo campo” in lotta contro gli altri due campi liberalcapitalista e stalinista, avendo come unico discrimine il fatto che questi, nelle lotte contro l'occupazione straniera, non colpiscano indiscriminatamente i civili, prendendo quindi come proprio target solo le truppe – regolari e non – dei paesi imperialisti dispiegate sul territorio, nonché il personale che svolge compiti funzionali sul campo alla prosecuzione di un'occupazione militare.

Pieno sostegno tattico, dunque, alla lotta di Hamas e degli Hezbollah per la liberazione nazionale e per la distruzione dello Stato razzista e xenofobo d'Israele[1], potenza imperialista dell'area; pieno sostegno tattico ai talebani ed alla resistenza irachena per la cacciata – in verticale o in orizzontale – delle truppe delle coalizioni imperialiste (truppe statunitensi, italiane, britanniche, polacche, eccetera).

Pieno sostegno, inoltre, a tutte le guerre popolari in corso ed alle attività preparatorie nelle aree in cui ancora ne vadano create le condizioni: tra le guerre popolari significativa quella dei naxaliti contro i piani di industrializzazione e devastazione ambientale condotti dagli stalinisti al governo nello Stato indiano del Jharkahnd, funzionali anche agli interessi delle multinazionali che ne usufruirebbero. Pieno sostegno ai movimenti di resistenza indigena che lottano contro il proprio sradicamento, dagli indios dell'Amazzonia ai pigmei dell'Africa, ovunque vi siano lotte contro la distruzione di habitat e culture; pieno sostegno infine ai movimenti di liberazione anticoloniali, dal Portorico alla Nuova Caledonia.

Nessuno chiaramente si nasconde, in riguardo ai movimenti d'ispirazione islamica, sia le enormi differenze politiche di fondo esistenti, anche nel conseguimento degli obiettivi, sia che movimenti come Hamas, Hezbollah, oltre a veri e propri partiti popolari di massa siano al contempo anche strutture dirette da ceti arabi proto-borghesi o che comunque aspirano ad essere dominanti. E' tuttavia su un piano tattico davvero prioritario ed urgente battersi contro i ceti dominanti affermatamente borghesi e dominanti interni al Sistema. E' sconfiggendo gli Stati a capitalismo più avanzato e interdipendenti tra loro in un unico Sistema ed ordine economico e politico internazionale che si può “rovesciare il mondo”.

 

 



[1] La definizione di razzista e xenofobo si adatta ad uno Stato che, oltre ad impedire una vita normale ai palestinesi, racchiusi in veri e propri bantu states, fa discriminazioni sulla base di fattori etnico-religiosi anche per i propri cittadini: agli arabo-israeliani è impedito dalla legge israeliana acquistare terre, così come hanno documenti, targhe e diritti diversi dai propri concittadini che, stando alle definizioni dell'entità sionista, sarebbero di “razza” (!!!) ebraica.


 

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Data Creazione/Modifica: 28-01-09

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