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Dicono che gli eroi sono in Iraq in divisa /
chi prende in un mese... euro quindicimila /
Smettetela con la vostra ipocrisia /
non me ne frega un cazzo dei fasci a Nassirya /
nella mia mente c'è sempre Marghera /
chi è morto ammalandosi sotto una ciminiera
(Trade Unions, Spezza le Catene)
Poiché le politiche imperialistiche sono storicamente funzionali agli interessi
del sistema di produzione capitalistico, fornendo ai ceti dominanti dei paesi
che le attuano sia capitale variabile (manodopera) e materie prime a basso
costo, sia offrendo una valvola di sfogo a mercati che hanno la necessità di
espandersi, pena la propria saturazione, è combattendo e bloccando
l'imperialismo di ogni paese che si può riuscire, oltre prioritariamente a far
cessare il massacro di uomini, donne e bambini, considerati dagli occupanti
peggio di bestie, vera e propria carne da macello, anche a incrinare la stessa
macchina dell'accumulazione capitalistica, portando il sistema così inceppato
anche alla crisi ed al suo eventuale collasso. Per far ciò occorre ovunque
sostenere i popoli in lotta contro l'imperialismo di qualsiasi paese. Le potenze
imperialistiche occupanti possono essere sconfitte causando ad esse costi (sia
economici, sia in termini di maggiori perdite possibili di vite umane tra le
truppe) superiori ai benefici che dall'occupazione stessa trarrebbero. Ovunque
va sostenuta ed incoraggiata la cacciata o l'annientamento degli sgherri
prezzolati al servizio dell'imperialismo.
Il terzo campo socialista, alternativo al Sistema costituito dagli altri due
campi liberalcapitalista e stalinista, che sia effettivamente esistente o che
invece sia nelle potenzialità oltre che nelle necessità dell'attuale quadro
politico, è inscrivibile in un più vasto ed eterogeneo ulteriore “terzo campo”
che lo ricomprende. Tale terzo campo più vasto ed eterogeneo è costituito da
tutte le realtà in lotta contro il Sistema ed il suo imperialismo (unitario).
Occorre dare pieno sostegno tattico a tutti i movimenti antimperialisti
inscrivibili nel “terzo campo” in lotta contro gli altri due campi
liberalcapitalista e stalinista, avendo come unico discrimine il fatto che
questi, nelle lotte contro l'occupazione straniera, non colpiscano
indiscriminatamente i civili, prendendo quindi come proprio target solo le
truppe – regolari e non – dei paesi imperialisti dispiegate sul territorio,
nonché il personale che svolge compiti funzionali sul campo alla prosecuzione di
un'occupazione militare.
Pieno sostegno tattico, dunque, alla lotta di Hamas e degli Hezbollah per la
liberazione nazionale e per la distruzione dello Stato razzista e xenofobo
d'Israele[1], potenza imperialista dell'area; pieno sostegno tattico ai talebani
ed alla resistenza irachena per la cacciata – in verticale o in orizzontale –
delle truppe delle coalizioni imperialiste (truppe statunitensi, italiane,
britanniche, polacche, eccetera).
Pieno sostegno, inoltre, a tutte le guerre popolari in corso ed alle attività
preparatorie nelle aree in cui ancora ne vadano create le condizioni: tra le
guerre popolari significativa quella dei naxaliti contro i piani di
industrializzazione e devastazione ambientale condotti dagli stalinisti al
governo nello Stato indiano del Jharkahnd, funzionali anche agli interessi delle
multinazionali che ne usufruirebbero. Pieno sostegno ai movimenti di resistenza
indigena che lottano contro il proprio sradicamento, dagli indios dell'Amazzonia
ai pigmei dell'Africa, ovunque vi siano lotte contro la distruzione di habitat e
culture; pieno sostegno infine ai movimenti di liberazione anticoloniali, dal
Portorico alla Nuova Caledonia.
Nessuno chiaramente si nasconde, in riguardo ai movimenti d'ispirazione
islamica, sia le enormi differenze politiche di fondo esistenti, anche nel
conseguimento degli obiettivi, sia che movimenti come Hamas, Hezbollah, oltre a
veri e propri partiti popolari di massa siano al contempo anche strutture
dirette da ceti arabi proto-borghesi o che comunque aspirano ad essere
dominanti. E' tuttavia su un piano tattico davvero prioritario ed urgente
battersi contro i ceti dominanti affermatamente borghesi e dominanti interni al
Sistema. E' sconfiggendo gli Stati a capitalismo più avanzato e interdipendenti
tra loro in un unico Sistema ed ordine economico e politico internazionale che
si può “rovesciare il mondo”.
[1] La definizione di razzista e xenofobo si adatta ad uno Stato che, oltre ad
impedire una vita normale ai palestinesi, racchiusi in veri e propri bantu
states, fa discriminazioni sulla base di fattori etnico-religiosi anche per i
propri cittadini: agli arabo-israeliani è impedito dalla legge israeliana
acquistare terre, così come hanno documenti, targhe e diritti diversi dai propri
concittadini che, stando alle definizioni dell'entità sionista, sarebbero di
“razza” (!!!) ebraica.
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