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Burma (per
dirla all' inglese) o Birmania. In questi giorni al centro della cronaca
mondiale per gli sconvolgimenti politici in corso.
Una reggenza militare, un capo dell' opposizione tornato dall' esilio, bonzi,
carri armati. Pare di vedere le tragedie di Budapest, Praga, Tien An Men in
scena in un teatro di scontri con palco sotto il Tropico del Cancro.
In Europa, particolarmente in Italia, è stata data una visione poco limpida,
nettamente parziale della grave situazione in atto.
Pe forza di cose, la solita e ormai stancante demagogia marxista, tenta di
paragonare la Burma alla Grecia di Papadopoulos: militari corrotti, servizi di
intelligence esteri, complotti internazionali. Sì, insomma, la solita teoria del
complottismo tanto cara ai comunisti nostrani.
La Birmania esce dal II conflitto mondiale con quattro anni di feroce
occupazione nipponica. Nell' estate del '45, il bombardamento britannico di
Rangoon (passato alla storia come operazione Dracula) è l' ultimo atto che segna
la disfatta dei giapponesi sulla penisola. Burma è colonia inglese, tuttavia in
fase di decolonizzazione: nel corso degli anni Cinquanta tutto il sud est
asiatico si svincolerà dall dominazione anglo-francese. Come però accadrà per il
Viet Nam anche la Burma subisce l 'impeto della Rivoluzione Socialista che, per
un quarantennio, dominerà il paese riducendolo in miseria e satellite della
Cina.
Protagonista di questa svolta Ne Win, per intenderci l' Ho Chi Minh locale.
Abolite le libertà fondamentali, imposta l' economia di stato, la Birmania è
traghettata da Win fino al 1988, anno delle prime, libere, elezioni.
In tutti i paesi dell' ex blocco comunista il passaggio dal vecchio al nuovo è
particolarmente arduo. La democrazia all' Occidentale viene conquistata dopo un
lungo periodo di transizione in cui, il fare politica del passato si unisce a
quello presente (Putin docet). E' normale, che apparati quali polizia segreta,
controspionaggio, reti di intercettazione, siano doverosamente mantenuti per
guidare la transizione democratica.
In Burma la situazione post '88 degenera con l' ascesa al potere dei militari.
Sarebbe macabro eufemismo dire che capita.
Non si comprende ancora la posizione di questi governanti, probabilmente, visto
l'armamento (ex sovietico) e il fazzoletto rosso attorno al collo dei soldati è
facile intuire che il comunismo è tornato nella penisola asiatica sotto la forma
più spregevole, autoritaria e meno congeniale a chi predica la democrazia
diretta.
Oggi, dimenticado per un momento la Birmania, i rossi companeros si apprestano a
festeggiare il 40^ anniversario della morte del CHE: eroe e rivoluzionario per
la propaganda di Castro e i radical chic europei, famigerato assassino per i
contadini boliviani, argentini e cubani cui ha tolto tutto (anche la vita dei
congiunti) tentando di esportare una giustizia che, quarant'anni dopo, ha
lasciato in eredità solo fame. Mentre i compagni festeggiano il loro mito e
accusano l' America di essere responsabile dei fatti di Rangoon, facciano
autocritica della propria storia. Colpire gli USA con infamie e falsità storiche
è una prassi che via via non avrà più credito. Date retta! E' ora che facciate i
conti con gli scheletri nei vostri armadi e raccontiate al Mondo quello di cui
Voi e solo Voi, siete stati capaci di compiere.
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