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Probabilmente pochi di noi hanno
sentito utilizzare questo triste termine, che ha segnato una
delle pagine più oscure della storia del nostro paese. Le foibe
non sono delle semplici cavità carsiche, ma sono i luoghi in cui
si consumò tra il 1943 e il 1947 il genocidio di migliaia di
italiani innocenti. Le foibe, infatti, hanno rappresentato una
vera e propria pulizia etnica concertata a tavolino e attuata
tra il 1943 e il 1947 dai comunisti slavi del maresciallo Tito e
dai partigiani comunisti italiani delle Brigate Garibaldi. Le
prime avvisaglie di questo genocidio si ebbero nell'estate nel
1943, gli episodi si intensificarono dopo l'armistizio dell'8
settembre e raggiunsero il culmine nel 1945. Vittime di questa
mattanza non furono solo soldati della Rsi e fascisti, ma anche
partigiani e antifascisti non comunisti (compresi membri del
Clnai), tedeschi, soldati "alleati", preti cattolici, uomini,
donne, anziani e bambini colpevoli di essere italiani.
Foto sulle FOIBE
I "condannati", dopo essere stati
torturati ( stupri, violenze, percosse, umiliazioni, evirazioni;
alle donne incinta venivano squarciati i ventri e i feti erano
infilzati come trofei su dei pali), venivano legati con del filo
spinato gli uni agli altri, ed erano messi in fila. Il
"capofila" veniva poi posto all'imboccatura di una foiba ( si
ricorda che esse sono delle profonde cavità del sottosuolo di
origine carsica, tipiche dell'area istriano-dalmata); quindi
veniva fucilato oppure scaraventato nel vuoto, trascinando
tragicamente con sé gli altri sventurati a lui legati. La morte
di solito sopravveniva subito, per lo schianto a terra; ma in
alcuni casi l'agonia si protraeva per molti giorni, per coloro i
quali che, non essendo morti immediatamente, morivano
successivamente per le lesioni e le fratture riportate durante
la caduta . Alcuni avevano il seguente "privilegio": gli veniva
legata una grossa pietra al collo; quindi erano scaraventati in
mare dove morivano per soffocamento o asfissia. Le foibe tuttora
individuate sono numerose decine. Le vittime recuperate 10.137;
tuttavia in oltre 40 foibe il recupero delle salme è stato
impossibile, e le salme ritrovate nelle altre foibe sono solo
una parte di che quelle effettivamente sono ivi sepolte. A ciò
si devono aggiungere le fosse, le cave di bauxite e le altre
foibe, tuttora sconosciute. Fare delle stime ufficiali è
praticamente impossibile, come è stato impossibile spesso
identificare i corpi rinvenuti in queste cavità, corpi che
spesso sono rimasti senza nome. Gli unici a difendere fino alla
fine gli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia furono i soldati
della X Mas di Junio Valerio Borghese, i quali tentarono di
contenere al massimo le operazioni di pulizia etnica perpetrate
dagli slavi. L'odio atavico verso l'Italia e la latinità, la
furia vendicativa slava e il miraggio di impadronirsi (com'era
auspicio di Togliatti) delle ricche cittadine istriane,
amplificarono la barbaria dei partigiani titini. Fu proprio Tito
a pianificare a tavolino questa pulizia etnica, con lo scopo di
slavizzare (comunisticizzare) queste aree importanti anche dal
punto di vista strategico e geo-politico. Fare un bilancio
definitivo è impossibile; gli infoibati furono comunque oltre
20.00, a cui vanno ad aggiungersi gli oltre 350.000 profughi
istriani, giuliani e dalmati, che dopo il diktat imposto dai
vincitori all'Italia impose la cessione dell'Istria e della
Dalmazia alla Jugoslavia. Inoltre si deve ricordare che alla
fine della guerra migliaia di italiani (civili e non) furono
internati nei campi di concentramento titini:Borovnica, Skofja
Loka, Osseh, e ancora Stara Gradiska, Siska, e poi Goh Otok,
l'Isola Calva. Ivi morirono a centinaia per la fame, gli stenti,
le fucilazioni di massa e le torture. Famosi e numerosi sono i
metodi di tortura uilizzati dagli slavi: il palo, il triangolo,
e la fossa. Il "palo" è un’asta verticale con una sbarra fissata
in croce: ai prigionieri venivano legate le braccia con un fil
di ferro alla sbarra in modo da non toccare terra con i piedi.
Perdonevano cosí l’uso degli arti superiori per un lungo tempo
se la punizione non durava troppo a lungo. Altrimenti per
sempre. Altra pena era il "triangolo" che consisteva in tre
legni legati assieme al suolo a formare la figura geometrica al
centro della quale il prigioniero era obbligato a stare ritto
sull’attenti pungolato dalle guardie finché non sveniva per lo
sfinimento. Infine, c’era la "fossa", una punizione forse meno
violenta ma sempre terribile, che consisteva in una stretta buca
scavata nel terreno dell’esatta misura di un uomo. Il
condannato, che vi doveva rimanere per almeno mezza giornata,
non aveva la possibilitá nè di piegarsi nè di fare alcun
movimento. Perfino il ministro Cheurchill accusò Tito per le
troppe violenze antitaliane, e Vittorio Emanuele Orlando,
pluriministro all'epoca della monarchia, quando si trattò in
Parlamento di discutere sulla ratifica dell'armistizio con la
Jugoslavia e delle conseguenti mutilazioni territoriali sul
confine orientale disse: " Questi sono voti di cui si risponde
alle generazioni successive". I governi di Belgrado hanno negato
sempre tutto, come anche il nostro governo, nonostante recenti
dossier dei servizi segreti del tempo abbiano evidenziato come
le classi dirigenti e le istituzioni del tempo fossero al
corrente di tutto ciò. Tuttavia per ragioni di opportunità
politica, per sudditanza al sistema atlantico, per mantenere
rapporti di buon vicinato con la Jugoslavia, ma sopratutto e
innanzitutto per codardia preferirono tacere.
Il termine foiba è corruzione dialettale del latino "fovea", che
significa fossa, incavo, apertura del terreno.
"Circa 1700 sono le foibe nel territorio istriano - racconta
Fulvio Farba in un articolo apparso nel 1992 su Nuovo Fronte -
hanno forma di un imbuto rovesciato, ma ve ne sono anche
perpendicolari, profonde da pochi metri ad alcune centinaia; di
solito scorre acqua sul fondo. Ciò serve a capire quanto sia
stato facile per gli assassini slavi eliminare e far scomparire
le loro vittime. Gli infoibamenti avvennero in due tempi,
settembre 1943 e maggio 1945".
I nomi dell'orrore rappresentano un elenco assai incompleto dei
luoghi in cui furono precipitati e uccisi dai comunisti
filotitini migliaia e migliaia di italiani:
ABISSO BERTARELLI, ANTIGNANA, BASOVIZZA, BAZZANO, BRIONI,
CAMPAGNA, CANTRIDA CARNIZZA, CASTELLIER, CASTELNUOVO D'ARSA,
CERNOVIZZA, CORGNALE, CRADARO, CREGLI, FOSSA DEI COLOMBI,
JELENKA, JURANI, GROPADA, MONRUPINO, OBROVO, ORLE, PAUGNANO,
PEDENA, PISINVECCHIO, PODGOMILA, POGLIACCHI, PUSICCHI, RACIEVAZ,
RASPO, SAN DOMENICO DI ALBONA, SAN GIOVANNI DELLE CISTERNE, SAN
SERVOLO, SANTA CATERINA, SANTA LUCIA, SCADAISCINA, SCOPETTI,
SELLA DI MONTESANO, SEMEZ, SESANA, SOSSI, SURANI, TARNOVIZZA,
TERLI, TUPLIACO UMAGO, VESCOVADO, VILLA CECCHI, VILLA FRANZI,
VILLA ORIZI, VINES.
Ecco quanto ha scritto sui tragici 40 giorni dell'occupazione,
jugoslava Diego De Castro, che fu rappresentante italiano presso
il Governo militare alleato a Trieste:
" (...) forse non è inutile ricordare agli altri italiani quali
furono gli orrori dell'occupazione jugoslava di Trieste e
dell'Istria: gli spari del maggio 1945 contro un corteo di
italiani inermi con cinque morti e innumerevoli feriti, le
razzie di miliardi di allora nelle banche. nelle società, negli
enti pubblici. A tutti i nostri connazionali è ormai nota la
lugubre parola foiba e tutti sanno che cosa sono i campi di
concentramento."
Sul ciglione carsico, a 9 chilometri da Trieste, sorge la
borgata di Basovizza. Nei pressi si apriva il "Pozzo della
miniera", oggi meglio conosciuto come "Foiba di Basovizza",
divenuta simbolo di tutte le foibe del Carso e dell'Istria, e di
tutti i luoghi che videro il martirio e la morte atroce di
italiani, sia per il numero delle vittime che ha inghiottito,
sia tragicità delle vicende connesse alla strage colà
perpetrata.
Occorre precisare che questa tristemente famosa voragine non è
una foiba naturale, ma, appunto come si accennato sopra, il
pozzo di una miniera scavato all'inizio del secolo fino alla
profondità di 256 metri, nella speranza di trovarvi il carbone.
La speranza andò delusa e l'impresa venne abbandonata. Nessuno
allora si curò di coprire l'imboccatura e così, nel 1945, il
pozzo si trasformò in una grande, orrida tomba.
Un documento allegato a un dossier sul comportamento delle
truppe jugoslave nella Venezia Giulia durante l'invasione,
dossier presentato dalla delegazione italiana alla conferenza di
Parigi, descrive la tremenda via-crucis delle vittime destinate
ad essere precipitate nella voragine di Basovizza, dopo essere
state prelevate nelle case di Trieste, durante alcuni giorni di
un rigido coprifuoco.
Lassù arrivavano gli autocarri della morte con il loro carico di
disgraziati. Questi, con le mani straziate dal filo di ferro e
spesso avvinti fra loro a catena, venivano sospinti a gruppi
verso l'orlo dell'abisso. Una scarica di mitra ai primi faceva
precipitare tutti nel baratro. Sul fondo chi non trovava morte
istantanea dopo un volo di 200 metri, continuava ad agonizzare
tra gli spasmi delle ferite e le lacerazioni riportate nella
caduta tra gli spuntoni di roccia. Molte vittime erano prima
spogliate e seviziate.
Ma chi erano le vittime? Italiani di ogni estrazione: civili,
militari, carabinieri, finanzieri, agenti di polizia e di
custodia carceraria, fascisti e antifascisti, membri del
Comitato di liberazione nazionale. Contro questi ultimi ci fu
una caccia mirata, perchè in quel momento rappresentavano gli
oppositori più temuti delle mire annessionistiche di Tito.
Furono infoibati anche tedeschi vivi e morti, e sloveni
anticomunisti.
Quante furono le vittime delle foibe? Nessuno lo saprà mai! Di
certo non lo sanno neanche gli esecutori delle stragi. Questi
non hanno parlato e non parlano. Finora qui non si è alzato
alcun Otello Montanari come a Reggio Emilia, ad ammonire i
compagni comunisti. D'altra parte è, pensabile che in quel clima
di furore omicida e di caos ben poco ci si curasse di tenere la
contabilità delle esecuzioni.
Sulla base di vari elementi si calcola che gli infoibati furono
alcune migliaia. Più precisamente, secondo lo studioso triestino
Raoul Pupo, "il numero degli infoibati può essere calcolato tra
i 4 mila e i 5 mila, prendendo come attendibili i libri del
sindaco Gianni Bartoli e i dati degli anglo-americani".
Alle vittime delle foibe vanno aggiunti i deportati, anche
questi a migliaia, nei lager jugoslavi, dai quali una gran parte
non conobbero ritorno. Complessivamente le vittime di quegli
anni tragici, soppresse in vario modo da mano slavo-comunista,
vengono indicati in 10 mila anche più. Belgrado non ha mai fatto
o contestato cifre. Lo stesso Tito però ammise la grande
mattanza.
Per quanto riguarda specificamente le persone fatte precipitare
nella Foiba di Basovizza, è stato fatto un calcolo inusuale e
impressionante.
Tenendo presente la profondità del pozzo prima e dopo la strage,
fu rilevata la differenza di una trentina di metri. Lo spazio
volumetrico - indicato sulla stele al Sacrario di Basovizza in
300 metri cubi - conterrebbe le salme degli infoibati: oltre
duemila vittime! Una cifra agghiacciante. Ma anche se fossero la
metà, questa rappresenterebbe pur sempre una strage immane. A
guerra finita!
E i carnefici? lndividui rimasti senza volto. Comunque è
ritenuto certo che agirono su direttive deII'OZNA, la famigerata
polizia segreta del regime titino, i cui agenti calarono a
Trieste con le liste di proscrizione e si servirono di
manovalanza locale. Nell'invasione jugoslava di Trieste e di ciò
che ne seguì i comunisti locali hanno responsabilità gravissime.
In quei giorni le loro squadre con la stella rossa giravano per
la città a pestare e ad arrestare. Loro elementi formavano il
nerbo della "difesa popolare".
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